Inps: vigilanza documentale contro gli evasori

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False aziende e finti lavoratori: arriva la nuova strategia dell’Inps per scoprire le irregolarità e prevenire il fenomeno

di Daniela Delli Noci, giornalista

Vigilanza documentale: si definisce così la nuova strategia dell’Inps per far emergere le irregolarità, una modalità che si propone di prevenire i comportamenti fraudolenti e di instaurare un nuovo rapporto con i contribuenti, avviando un processo di collaborazione senza mai perdere di vista l’attività di controllo. La missione dell’ente, che tra il 2014 e il 2015 ha scoperto ben 700 false aziende e circa 30 mila finti lavoratori, è di stanare nel 2016 circa 500 ulteriori imprese fantasma e 20 mila falsi prestatori d’opera. In questo caso, il vantaggio per la collettività sarebbe il risparmio in termini di mancato pagamento di prestazioni, stimato in 160 milioni di euro.

“La vigilanza documentale” ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa “ha due vantaggi: si può rivolgere all’universalità delle posizioni contributive e consente di intervenire con controlli preventivi, aiutando i contribuenti a mettersi in regola. In tal modo si evitano i tempi lunghissimi del contenzioso”.
Attraverso controlli incrociati, l’ente è in grado di effettuare una vigilanza prima che l’omissione si compia e di consentire ai contribuenti di mettere subito a posto eventuali posizioni irregolari.

I riscontri saranno fatti, in particolare, sulle dichiarazioni di assunzione effettuate presso il ministero del Lavoro, cui spesso non corrispondono analoghe posizioni di contribuzione.
Per fare un esempio della dimensione del fenomeno elusivo, l’incrocio tra le banche dati delle due pubbliche amministrazioni in merito ai dati retributivi e contributivi e alle relative facilitazioni, ha portato all’emersione di 60 mila aziende e 100 mila lavoratori che avevano usufruito indebitamente delle agevolazioni contributive previste dalla legge.

Le attività di controllo effettuate ex post, a omissione avvenuta, hanno prodotto accertamenti per oltre 150 milioni di euro nel 2014 e più di 162 milioni nel 2015. Somme che tornano alla collettività. Nel 2016, il risultato atteso è di 100 milioni di contributi e di 500 milioni di maggiore gettito.

di-micheleCome ha rilevato Gabriella Di Michele, direttore centrale Entrate dell’Inps, esiste una differenza sostanziale tra evasione fiscale, che mette in pericolo gli standard di qualità e di quantità dei servizi pubblici, ed evasione contributiva, che mina invece il sistema del welfare e che agisce immediatamente. Nel sistema contributivo, infatti, le pensioni che si erogano oggi vengono pagate da chi attualmente lavora e versa i contributi. “Se l’evasione è alta, sono maggiori i trasferimenti che lo Stato deve effettuare in questo momento, non in futuro. Recuperare sacche di evasione contributiva significa assicurare a chi lavora una pensione futura più adeguata. Significa, inoltre, fare in modo che i lavoratori in nero possano costruirsi una base contributiva per un futuro pensionamento, senza pesare sul sistema paese, cui ricorrerebbero comunque al momento di percepire la pensione sociale. L’attività di lotta all’elusione contributiva” ha precisato la dirigente “è anche un’attività di eguaglianza e di trasparenza del mercato”.

La fantasia di chi mette in atto l’azione truffaldina non ha confini e l’Inps ha intenzione di inserire le imprese con maggiori fattori di rischio e criticità, in una vera e propria “black list”, una piattaforma a disposizione dell’Inps e dell’Agenzia delle entrate; le aziende corrette sono molte, ma altrettante cercano di farsi qualche piccolo o grande sconto.

La procedura Casco, Controllo Automatizzato Sgravi e Conguagli, è nata per scovare le situazioni anomale e per indurre chi le mette in atto a regolarizzare la propria posizione. Verificando le realtà aziendali dello stesso settore merceologico, della medesima zona geografica e con analoga forza lavoro, le cui anticipazioni nei confronti dei lavoratori risultano fuori norma, è possibile intercettare le aziende che riducono il debito contributivo “gonfiando” le somme a credito per anticipazioni fatte ai dipendenti in caso di assegni familiari, malattia, maternità o permessi. In questi casi, l’Inps convoca le aziende in sede e confronta i loro dati, analizzando i motivi delle incongruenze. La mancata regolarizzazione, fa scattare le sanzioni.

Ulteriore azione che sarà promossa dall’Inps è quella volta alla scoperta delle truffe sui voucher e alla regolarizzazione dei Co.Co.Co., i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, che potranno emergere grazie alla collaborazione con l’Agenzia delle entrate e alle verifiche che saranno effettuate sui modelli 770.

Occorre una continua manutenzione delle procedure, perché l’attività truffaldina trova sempre nuove vie per rimanere florida ed efficace. “È molto importante, per l’efficacia di queste attività, poter continuare ad avvalerci degli ispettori” ha detto il presidente Boeri “perché avremo sempre bisogno di contestualizzare i controlli e di mandare gli ispettori presso le aziende, possibilmente in tempi stretti”.