Lavoro e politica al femminile

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Il tema del convegno “Come cambia il potere grazie alle donne” organizzato a Roma da Anci in occasione del 70esimo anniversario del voto alle donne

di Agnese Fedeli, giornalista

Per una donna alle prese con la conciliazione, anche partecipare di persona ad un convegno o ad un evento pubblico può essere difficile: ci sono gli orari dei figli, del lavoro, di tante piccole cose concatenate l’una all’altra. Ancora più faticoso conciliare il flusso della quotidianità al femminile con un impegno, per molti totalizzante, come quello politico. Su questo e su tanti altri temi ha cercato di fare luce il convegno “Stati generali delle amministratici: come cambia il potere grazie alle donne”, che si è tenuto a Roma (e in diretta streaming) su iniziativa di Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani).

Tra le relazioni di apertura, quella di Laura Boldrini, Presidente della Camera. “Abbiamo intenzione di dedicare una o più sale nella sede della Camera alle donne: alla prima donna Sindaca o alla prima donna Deputata, per esempio, per esemplificare il percorso femminile nelle istituzioni. In questo Parlamento, le donne sono il 30% della totalità: è la prima volta che accade e, come donne, dobbiamo lasciare un segno della nostra presenza nelle istituzioni. Personalmente e in qualità di istituzione ho portato avanti molte iniziative per sottolineare il peso femminile in politica: per la prima volta abbiamo un intergruppo parlamentare femminile (link articolo http://www.donnainaffari.it/etica/pari-opportunit%C3%A0-di-genere/4189-nasce-il-gruppo-interparlamentare-delle-donne), per facilitare il dialogo tra le donne di diversi gruppi politici e per consentire una lettura di genere dei provvedimenti al vaglio”.
“Questa legislatura, come primo atto, ha approvato la Convenzione di Istanbul” ha proseguito Boldrini “affermando che la violenza sulle donne è violazione dei diritti umani. E ancora: il decreto dedicato al femminicidio”.

Nel corso dell’evento si sono dibattuti diversi dati di genere, a partire da quelli sul lavoro “in rosa”. In Italia l’occupazione femminile è al 47% (contro il 60% europeo); solo il 21,6% delle imprese vanta donne ai vertici; addirittura il Fondo Monetario sostiene che l’Italia potrebbe avere 15 punti potenziali di Pil aumentando l’occupazione femminile.
Con l’introduzione della doppia preferenza di genere nei Comuni dal 2012 la presenza delle donne nelle istituzioni è considerevolmente aumentata, però il grosso resta impegno maschile: l’86% dei Sindaci sono uomini; all’interno dei Consigli Regionali, su 917 consiglieri ci sono solo 155 donne (il 16,9%). Le Regioni più virtuose in questo senso sono l’Emilia Romagna, con il 32% di donne nel Consiglio Regionale, la Toscana (27%), il Piemonte (26%), la Campania (25%).

Entrando ancora più in profondità nel merito dei dati legati alla presenza femminile nelle istituzioni italiane, l’incidenza delle donne sul totale degli amministratori è pari al 27,7%. Fra i Sindaci le donne rappresentano solo il 13,7%, più alta la percentuale di donne tra i vicesindaci (24,3%), mentre i Presidenti del Consiglio sono donne nel 22,3% dei casi. È soprattutto nei piccoli comuni che si ravvisa una maggiore presenza di donne sindaco (790 su 1066 complessive nei comuni fino a 5000 abitanti) mentre le consigliere hanno un’incidenza maggiore nei comuni tra 5.000 e 10.000 abitanti. La categoria dove l’incidenza femminile all’interno della singola carica è maggiore è quella delle donne assessore (35,8%, in ascesa di 4,6 punti percentuali rispetto al 2014).

Relativamente alle deleghe maggiormente assegnate alle donne assessore, circa un terzo sono impegnate su temi legati a casa, famiglia, scuola e politiche sociali, il 13% su cultura, sport e turismo mentre un 11% su nnovazione, decentramento e risorse umane.