Congedo paternità: tutto ciò che c’è da sapere

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Dopo le novità introdotte dalla legge di Stabilità 2016, approda in Senato una nuova proposta di Legge che prevede la retribuzione per due settimane. E c’è già chi sperimenta il progetto

di Daria Contrada, giornalista

Due giorni di congedo dal lavoro obbligatorio per i papà dipendenti. Più altri due di congedo facoltativo, da fare entro e non oltre il quinto mese di vita del bambino. Lo prevede il comma 205 della legge di Stabilità del 2016, che di fatto migliora le condizioni del congedo parentale per i padri, che fino al 2015 avevano diritto ad un solo giorno. Agli uomini in congedo spetta il 100% di retribuzione, sia per i due giorni obbligatori che per i due facoltativi. L’indennità è a carico dell’Inps, ma viene anticipata in busta paga dal datore di lavoro e recuperata attraverso conguaglio con i contributi da versare mensilmente all’Istituto di previdenza.

Ma c’è di più. Arriva dal Partito democratico un Disegno di Legge recante Misure a sostegno della condivisione della responsabilità genitoriale, che propone un congedo di paternità “per un periodo pari a quindici giorni lavorativi, anche continuativi, entro i trenta giorni successivi alla nascita del figlio”. La proposta era stata presentata come emendamento proprio alla legge di Stabilità, dove però non aveva trovato lo spazio adeguato.

Nella relazione introduttiva che accompagna il provvedimento viene fatto esplicito riferimento al gender gap che caratterizza il mercato del lavoro in Italia e si suggerisce di “affiancare alla conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro nuove politiche pubbliche che favoriscano la condivisione tra uomini e donne degli oneri e degli onori che avere un figlio comporta”.

Presupposto “indispensabile” per garantire la promozione dell’uguaglianza di genere nel mercato del lavoro e la crescita del sistema Paese è proprio la condivisione della responsabilità genitoriale: “si tratta di cambiare approccio nella produzione di politiche pubbliche volte a sostenere la maternità, promuovendo maggiormente – a livello normativo oltreché culturale – la condivisione delle responsabilità genitoriali”. Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato, nonché prima firmataria del Disegno di Legge, ha chiesto di “mettere in campo politiche nuove e coraggiose che introducano finalmente anche nel nostro Paese strumenti per la condivisione, un passaggio fondamentale per cominciare a eliminare gli ostacoli all’occupazione femminile”.

Un testo sintetico, che si compone di soli tre articoli, in cui viene esplicitato che spetterà al Ministero del Lavoro predisporre un piano di monitoraggio e valutazione della misura. Quanto alle coperture finanziarie, il testo prevede un prelievo pari al 2% sulle vincite derivanti da una singola giocata effettuata sulle videolottery: “il problema dei costi di questa misura può essere affrontato in itinere, siamo flessibili, intanto sarebbe importante introdurre in maniera sperimentale per due anni questo strumento e monitorare costantemente l’utilizzo che se ne fa” ha aggiunto la vicepresidente Fedeli. “Quello che oggi interessa è il valore politico di un cambiamento del genere: finalmente la politica si mette al passo con i bisogni delle persone e recupera terreno. In questi anni infatti molte aziende, specialmente multinazionali ma non solo, hanno messo in campo, grazie alla contrattazione di secondo livello, strumenti di welfare aziendale e per il rispetto della diversity come valore. Adesso spetta al pubblico fare la sua parte con leggi, nuovi strumenti e la promozione di una cultura diversa fatta di conciliazione e condivisione. Un impegno che segna una svolta culturale e politica”.

Il Disegno di Legge ha già raccolto il plauso del governo e dell’Inps. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha ricordato “le disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 80/2015, recante Misure per la conciliazione delle esigenze di cura e di vita e di lavoro, che ha dato attuazione ad una tra le deleghe più qualificanti affidate al governo dalla legge di riforma del mercato del lavoro; a partire dai risultati ottenuti, stiamo valutando le modalità per la prosecuzione della sperimentazione avviata con la legge 92/2012, tenendo conto delle compatibilità finanziarie previste dalla manovra di bilancio per il 2016 ed anche dell’equilibrio complessivo di tutte le misure finalizzate a promuovere lo sviluppo della parità di genere e la condivisione delle responsabilità genitoriali”.

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, si è detto disponibile a seguire lo studio delle coperture necessarie: “il congedo di paternità proposto in questa legge ridurrebbe le differenze fra uomini e donne nei ‘costi dei figli’ che finiscono per gravare sulle imprese. Condivido perciò gli obiettivi generali della norma e offro la piena disponibilità dell’istituto che ho l’onore di presiedere a valutarne gli oneri fiscali”.

La proposta di Legge – assegnata alla Commissione Lavoro e previdenza sociale di Palazzo Madama – non ha ancora iniziato il consueto iter parlamentare ma c’è già chi ne prende spunto e la applica ai propri dipendenti. Succede in casa Archilabò, una realtà no profit del settore dell’inclusione educativa, che sarà una delle prime aziende in Italia a sperimentare l’obbligo di congedo per paternità retribuito per due settimane. “Siamo per una genitorialità alla pari” ha spiegato il presidente Paolo Martinelli . “Con questo regolamento speriamo che anche i papà dopo la nascita dei loro figli acquisiscano la stessa responsabilità sul lavoro tipica delle neo mamme”. Nella cooperativa bolognese, infatti, la maggioranza dei lavoratori sono donne trentenni: “noi le scegliamo appositamente perché convinti del potere delle ‘soft skills’, ovvero le capacità di organizzazione che le donne acquisiscono con la maternità”. Tra gli altri motivi, anche la convinzione di poter così attrarre i talenti migliori.

In allegato il testo del provvedimento.

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