Ingegneri donne, eccellenti ma ancora poche

ingegneria

 

Secondo un rapporto della Fondazione Inarcassa è l’intera categoria professionale ad essere in crisi, con redditi annui sotto i 20mila euro, ma in Italia le donne ingegnere fanno fatica ad emergere

Le donne ingegnere raggiungono “punte di eccellenza assoluta” nel mondo delle professioni tecniche, ma la strada per raggiungere la parità con i colleghi maschi è ancora lunga. Secondo una ricerca del centro studi Consiglio nazionale ingegneri, nonostante siano stati fatti importanti passi in avanti, il ruolo delle donne ingegnere fa fatica ad emergere in Italia più che nel resto d’Europa: è infatti pari al 19% l’indice relativo al gender employment gap, ovvero la differenza tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile. E del 6% il gender pay gap, ovvero l’indice che misura la differenza di retribuzione oraria tra uomini e donne in rapporto alla retribuzione oraria media degli uomini, uno dei dati peggiori del contesto europeo.

Ma la crisi economica e la contrazione dei consumi hanno avuto un forte impatto su tutto il lavoro indipendente, che nel nostro Paese rappresenta un quarto degli occupati. Secondo un rapporto della Fondazione Inarcassa, a farne le spese è il reddito dei professionisti autonomi, diminuito tra il 2007 e il 2014 di oltre il 18%. Emblematica la condizione di ingegneri e architetti, il cui fatturato – tra il 2006 e il 2015 – è sceso rispettivamente del 23 e del 33%, con un reddito annuo che si attesta intorno ai 19 mila euro, ben 10 mila euro in meno rispetto alla media europea. In Italia il settore delle costruzioni, da sempre ritenuto strategico per il Paese, ha perso il maggior numero di occupati durante la crisi (-24,4%): un risultato sconfortante, paragonabile solo a quello conseguito dai vicini spagnoli.

E in questo quadro negativo la categoria degli architetti e degli ingegneri cerca di reinventarsi, attraverso la creazione di co-working, di nuove forme aggregative e piani di espansione dell’attività professionale all’estero. Una trasformazione impegnativa, che deve essere adeguatamente supportata. È per questo che la categoria tiene gli occhi puntati sul cosiddetto Jobs act per gli autonomi: un provvedimento legislativo “certamente sintomo di una nuova attenzione riservata dal governo al mondo delle partite Iva e delle professioni ordinistiche, con la finalità di tutelare il lavoro autonomo al fine di riaffermarne la dignità e l’importanza anche per l’economia nazionale” commenta il presidente della Fondazione Inarcassa, Andrea Tomasi. “Esso rappresenta anche un primo tassello per la creazione di opportunità di lavoro e per lo sviluppo di filiere produttive nel settore delle costruzioni, con riferimento al quale ci aspettiamo che il nuovo codice degli appalti dia un’effettiva spinta al processo di semplificazione e al riconoscimento del fondamentale ruolo della qualità architettonica, riaffermando così la centralità della progettazione che si è persa in questi anni”.

(dar)