La settimana anticontraffazione

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A Roma la prima tappa per fare il punto sulla situazione nazionale e locale

di Serena Selvarolo

Dal 13 al 19 giugno si è svolta in tutta Italia la prima Settimana nazionale anticontraffazione, organizzata dalla Direzione Generale Lotta alla contraffazione-UIBM del Ministero dello Sviluppo Economico. Le analisi provinciali del fenomeno della contraffazione, previste dal Piano nazionale anticontraffazione, sono state presentate lo scorso 14 giugno a Roma per poi proseguire con le altre due città campione: Milano e Palermo. Come ricordato in apertura dell’evento da Loredana Gulino, Direttore Generale Lotta alla Contraffazione-Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero dello Sviluppo Economico, nel corso della settimana, oltre alla presentazione dei dati, si svolgono iniziative di studio, sensibilizzazione, animazione rivolte agli stakeholder, ai cittadini e ai giovani, una serie di eventi quindi diversificati per macro aree di attività e per target in modo da coinvolgere più attori possibili.

Il reato di acquistare prodotti contraffatti mette in ginocchio l’economia legale e fa perdere posti di lavoro

La stima aggiornata dell’impatto economico e fiscale della contraffazione sul sistema Italia è stata presentata da Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis, il quale ha affermato che nel 2015 gli italiani hanno speso 6,9 miliardi di euro per acquistare prodotti contraffatti, un valore in crescita del 4,4% rispetto al 2012, anno di picco della crisi economica.
Produrre e commercializzare gli stessi prodotti nei circuiti dell’economia legale comporterebbe 100.515 unità di lavoro in più (circa il doppio dell’occupazione, ad esempio, dall’intera industria farmaceutica).
Senza la contraffazione, la produzione interna registrerebbe un incremento di 18,6 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 6,7 miliardi (un valore quasi uguale, ad esempio, a quello generato dall’intera industria metallurgica).

Valerii afferma che se non esistessero prodotti falsi, o meglio se emergessero dalla zona grigia dell’economia nella quale si trovano, ci sarebbe anche “un aumento del gettito fiscale, tra imposte dirette (su impresa e lavoro) e indirette (Iva), perché oggi il mercato del falso sottrae all’erario 1,7 miliardi di euro. Se si considerano anche le imposte che deriverebbero dalla produzione attivata in altri settori dell’economia, il gettito fiscale complessivo aumenterebbe a 5,7 miliardi di euro, pari al 2,3% del totale delle entrate dello Stato per le stesse categorie di imposte”.

Falsari sempre più organizzati

Il fenomeno della contraffazione diviene sempre più complesso e diversificato: non esistono più solamente le merci false di fascia bassa, viene sempre più utilizzata la rete dove vengono mostrati cataloghi per scegliere prodotti di medio-alta qualità che verranno poi consegnati di persona o presso temporary store organizzati all’interno di appartamenti privati, come è sempre più in voga a Milano.
La bancarella è diventata 2.0, si fa sempre più ricorso ad internet per movimentare i traffici illeciti, per gestire le risorse finanziarie o per servirsi delle enormi potenzialità di penetrazione commerciale oltre che dalla capacità dei siti di scomparire per poi rigenerarsi in tempi strettissimi.

I dati dell’analisi del Censis mostrano anche i sequestri di merce contraffatta effettuati dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane nel 2015: 15.814 il numero dei sequestri, 54,3 milioni i pezzi sequestrati.
La concentrazione territoriale in percentuale dei pezzi sequestrati mostra che il Lazio è in cima alla classifica con il 30,3%, a seguire la Campania e la Lombardia, ed è infatti proprio Roma ad aggiudicarsi il titolo di piazza principale di consumo del mercato del falso del nostro Paese. Nel 2015 i sequestri sono stati 3.236 (il 20,5% del totale nazionale) e i pezzi sequestrati oltre 31.500 (il 58,1%), Si tratta per lo più di falsi di bassa finitura e a basso prezzo, soprattutto capi di abbigliamento e accessori provenienti principalmente dalla Cina. Nell’ultimo anno più del 60% dei sequestri ha riguardato abbigliamento e accessori, seguiti da apparecchiature elettriche (il 14% del totale) e calzature (il 9,5%). I dati del medio periodo confermano queste tendenze: dal 2008 a oggi il 44,8% dei sequestri ha interessato accessori di abbigliamento, il 18,5% articoli di abbigliamento e il 12,2% calzature. Al quarto posto, con il 6,8% dei sequestri, le apparecchiature elettriche.

Roma è una grande piattaforma relazionale: tra residenti, city users e turisti ogni giorno milioni di persone si muovono nella capitale e costituiscono un’enorme opportunità di affari anche per chi è in cerca di clientela a cui vendere prodotti falsi. Ma Roma è anche un grande hub logistico e un punto di passaggio delle merci dirette verso altre regioni, soprattutto del Sud, che esprimono una forte domanda di prodotti falsi low cost e low quality, infatti solo il 50% dei sequestri effettuati aveva come destinazione finale Roma. Nella provincia il fenomeno della vendita del falso è visibile sul litorale, concentrandosi nel periodo estivo, dove è frequentato per lo più da venditori di origine africana che si spostano giornalmente con i mezzi pubblici dalla capitale. Ma i dati sui sequestri rilevano come siano le stesse località del litorale romano ad essere protagoniste si attività di assemblaggio, stoccaggio e distribuzione di articoli falsi.

Le azioni contro questa forma di delinquenza

Per citare Bauman anche la contraffazione è divenuta “liquida” ed è per questo che le attività di repressione e contrasto per quanto sempre più sofisticate, devono necessariamente essere accompagnate da azioni di sensibilizzazione e comunicazione rivolte al cittadino-consumatore, agendo direttamente sulla domanda. Con questi obiettivi lo scorso 9 marzo il Ministero dello Sviluppo Economico (Direzione Generale Lotta alla contraffazione-UIBM) e la Prefettura di Roma hanno siglato il Piano d’azione per la lotta alla contraffazione a livello provinciale, nel quale sono previsti:
• interventi di formazione per le micro, piccole e medie imprese come imprenditori del commercio stranieri e mediatori;
• formazione e training degli operatori preposti alle attività di contrasto (polizia locale);
• campagne di informazione dei diversi target di consumatori in particolare turisti e giovani.

Presente all’evento anche Giuseppe Magliolo, Comandante del Comando Provinciale di Roma della Guardia di Finanza che ha spiegato come la lotta alla contraffazione costituisca una delle priorità per la Guardia di Finanza e come “l’intervento del Corpo sia finalizzato alla ricostruzione di tutti gli anelli della filiera del falso, nell’intento di individuare non solo i venditori al dettaglio, ma soprattutto i canali di importazione, i centri di produzione, di stoccaggio e di distribuzione delle merci”. Vengono messe in atto delle misure di aggressione patrimoniale che consistono nella:
• confisca obbligatoria dei mezzi, degli oggetti, dei prodotti, dei prezzi e dei profitti dei reati, anche per equivalente;
• confisca per sproporzione;
• misure di prevenzione patrimoniale.

3 esempi concreti

In conclusione la testimonianza di tre grandi brand del lusso Made in Italy che subiscono ogni anno milioni di euro di danni per la contraffazione delle loro merci: Gucci, Fendi e Bulgari.
Fondamentale è la collaborazione con le forze dell’ordine, l’azione sulla prevenzione, inserendo differenti livelli di protezione prima dell’uscita sul mercato di un prodotto e sulla formazione interna da parte del dipartimento della protezione del marchio per tutti gli altri dipartimenti aziendali. In particolare Bulgari per contrastare il fenomeno della contraffazione ha messo in piedi una struttura dedicata alla repressione con l’aiuto di una squadra di agenti, investigatori e avvocati. Nel 2015 grazie a tale struttura sono stati sequestrati più di 240.000 pezzi contraffatti. L’azione è stata fatta anche online: sul web sono stati individuati oltre 3 miliardi di pezzi contraffatti.
Gucci invece ha messo in piedi un’attività strategica con persone localizzate nel sud est asiatico, in Europa e negli Usa.
Anche per le grandi aziende resta comunque valido l’avviso di agire sulla consapevolezza dei consumatori, sensibilizzarli perché tra l’altro non tutti sono consapevoli di commettere un reato.