Stop tasse per chi investe nelle PMI

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Il governo punta a detassare i rendimenti. L’annuncio del viceministro all’Economia Morando: “La misura sarà in Parlamento prima della pausa estiva”

Il governo sta studiando un nuovo pacchetto di misure per spingere sulla competitività delle piccole e medie imprese. Il piano punta a convogliare il risparmio privato verso investimenti nell’economia reale, come secondo round del piano ‘finanza per la crescita’ avviato lo scorso anno.

“Abbiamo discusso di questa proposta” ha spiegato il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, al consiglio generale dell’Aibe, l’Associazione banche estere in Italia “che interessa gli istituti finanziari italiani e stranieri in Italia e sulla quale ci dovrebbero essere delle novità a breve”. Si tratta di stimolare i privati a finanziare il debito a rischio delle imprese italiane, pagando un’aliquota zero sul rendimento a patto che l’investimento “sia paziente”, cioè permanga come tale per almeno tre anni: è possibile ritirarsi in qualsiasi momento, pagando sul rendimento con l’aliquota attualmente in vigore che è del 26%. Morando ha parlato di “scelta di favore fiscale particolarmente intensa, che riguarda gli investimenti realizzati da privati risparmiatori in Italia che si rivolgano a finanziare direttamente il debito e il capitale di rischio delle imprese, in particolare di quelle non quotate in borsa e per cui l’accesso del mercato dei capitali è più difficoltoso”.

Per attuare questa misura bisogna riconquistare la fiducia dei risparmiatori, che finora hanno guardato altrove: “se vogliamo che il risparmiatore si rivolga direttamente a finanziare il capitale di rischio bisogna che ci siano all’opera dei soggetti che abbiano le competenze, la struttura e le caratteristiche necessarie per poter realizzare questo collegamento”. Per questo va “ben delineato il ruolo di chi, cioè l’istituzione, costruisce il ponte tra il singolo risparmiatore e l’impresa, allo scopo di attraversare un fiume che per ora si attraversa con grande difficoltà”.

Il viceministro ritiene la manovra “una misura di tipo strutturale, volta a risolvere un problema dell’apparato produttivo italiano, in cui il debito delle imprese è concentrato soprattutto sulle banche”.

Diverse riunioni si sono susseguite a Palazzo Chigi per valutare e limare le misure allo studio da mesi. Il grosso è stato fatto, ma “non so dire quando ci saranno le condizioni per approvare” la misura in Consiglio dei ministri. In ogni caso qualcosa dovrebbe muoversi in Parlamento “già prima della pausa estiva, abbiamo bisogno di fare presto”.

(dar)