Rinnovabili: 60 mln di nuovi posti di lavoro al 2030

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I temi ambientali al centro del simposio internazionale di Wwf e Focsiv. Elemento chiave: la formazione di nuove figure professionali

L’abbandono delle fonti energetiche fossili a favore di quelle rinnovabili potrebbe portare da qui al 2030 la creazione di 60 milioni di posti di lavoro. Se n’è parlato al simposio internazionale organizzato dal Wwf e dalla Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario (Focsiv) dal titolo ‘Una transizione giusta per la nostra casa comune: energia, lavoro e sradicamento della povertà’.

Come è possibile? Semplice: basta rispettare le regole di equità e promuovere un lavoro dignitoso. Kees van der Ree, coordinatore del programma Green Jobs dell’Ilo – agenzia Onu che si occupa di promuovere il lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne – ha ben chiare le prospettive in termini di occupazione: “per promuovere un lavoro dignitoso per tutti, che unisca sviluppo sociale e sostenibilità ambientale abbiamo stilato delle linee guida. La nostra analisi mostra come la transizione verso le rinnovabili potrà creare 60 milioni di posti di lavoro entro il 2030 a condizione che siano attuate nuove politiche. Altrimenti vedremo solo perdite di occupazione nei settori influenzati dal cambiamento come quello edile, dell’imballaggio e dei trasporti”.

Se alcune misure, come le tariffe feed in – il meccanismo che consente di rivendere l’energia autoprodotta – mostrano effetti positivi, ci sono ancora paesi dove la dismissione di industrie inquinanti, come le miniere di carbone di Cina, rischiano di creare disuguaglianze e perdite di lavoro. Per questo “servono strategie armonizzate e la collaborazione istituzionale tra società civile e governi. Il dialogo sociale è fondamentale”. E l’elemento chiave è la formazione di nuove figure professionali.

Il simposio ha voluto promuovere il dialogo tra diversi attori globali e locali provenienti da Europa, Africa, Asia Orientale e America Latina per aumentare la consapevolezza sulla necessità di applicare una giusta transizione energetica verso il 100% di energie rinnovabili.

“Oggi la politica è ancora saldamente legata a una vecchia economia” rileva Gaetano Benedetto, direttore generale del Wwf Italia, e in questo quadro “l’unione tra la cultura scientifica e ambientalista e il rispetto dei diritti è la saldatura ideale capace di individuare le soluzioni”.
La transizione energetica implica la trasformazione di modelli di consumo, del mondo del lavoro e delle società organizzate. A detta del presidente di Focsiv, Gianfranco Cattai, c’è il pericolo “che si creino nuovi poveri e cresca la divisione tra Paesi ricchi e nuovi emergenti”. Ed è proprio per questo motivo che “devono essere soprattutto i Paesi storicamente responsabili dell’aumento di emissioni di gas serra a farsi carico della responsabilità di questa transizione”.

(dar)