Pensioni, intervista ad Anna Maria Furlan

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Continua la nostra inchiesta sulle pensioni

Segretario Generale della Cisl dal 2014, Anna Maria Furlan ha una lunga carriera sindacale, iniziata a Genova nel 1980 come delegata del Silulap, la categoria Cisl dei lavoratori postali, di cui poi è stata Segretaria provinciale e regionale. Nel 1990 ha assunto l’incarico di Segretario organizzativo della Cisl Liguria e successivamente è stata eletta Segretario Generale della Cisl di Genova e, nel 2000, della Cisl ligure. Nel 2002 è stata eletta Segretario Confederale. Ha seguito in particolare le politiche del commercio, turismo, credito, assicurazioni, telecomunicazioni, spettacolo, editoria, trasporti, poste, authority. Il 24 giugno 2014 è stata nominata Segretario Generale aggiunto della CISL, per poi diventare, l’8 ottobre dello stesso anno, Segretario generale della Cisl.

Annamaria Furlan ritiene che previdenza complementare, flessibilità e possibilità di reimpiego dei lavoratori più maturi siano la chiave per poter raggiungere un buon livello di copertura pensionistica nell’età anziana, insieme ad un rafforzamento della contribuzione figurativa. A monte di tutto ciò, dovrebbero esserci, secondo il segretario generale, politiche economiche e sociali espansive e la messa a punto di un progetto di educazione previdenziale e di un piano di comunicazione istituzionale, con il coinvolgimento di Governo, Commissione di vigilanza sui fondi pensione, parti sociali e fondi pensione.

DiA: Donne e pensioni. Quali sono le ragioni delle disparità rispetto agli uomini? Le proposte del sindacato per risolverle?

FURLAN: Il processo di equiparazione dei requisiti anagrafici per l’accesso al pensionamento di vecchiaia fra i lavoratori e le lavoratrici del settore privato è già stato avviato e si completerà nel 2018. Dunque, le uniche differenze di requisito fra uomini e donne continueranno a riguardare il pensionamento anticipato (attualmente sono richiesti 42 anni e 10 mesi di lavoro per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, a prescindere dall’età anagrafica). Il problema è aggravato dal fatto che anche la pensione anticipata è stata agganciata all’aumento dell’aspettativa di vita e questo determinerà, nel tempo, un progressivo aumento dei requisiti previsti.
Oggi moltissime donne, pur avendo lavorato per un periodo significativo della loro vita, si trovano nella situazione di non poter maturare i requisiti pensionistici necessari ad accedere al pensionamento a causa di una vita lavorativa frammentata o a tempo parziale, oppure perché il sistema economico spinge molte di loro a dover scegliere fra lavoro e maternità, vanificando la realizzazione di una pensione futura adeguata. Anche per questi motivi il sistema previdenziale italiano aveva sempre mantenuto una differenza di accesso al pensionamento fra gli uomini e le donne, tenendo anche conto del fatto che sono proprio le donne a sobbarcarsi il carico della cura familiare.
La reintroduzione di modalità flessibili nell’accesso al pensionamento su cui è partito il confronto con il Governo, potrebbe in parte ovviare al problema, fra l’altro favorendo un più elevato turnover della forza lavoro, indispensabile per governare più efficacemente le crisi aziendali ma anche per evitare il rischio che le lavoratrici più anziane, che hanno perduto il lavoro, rimangano per molto tempo nel limbo della inoccupazione.

DiA: Ritiene che Opzione Donna sia una valida soluzione per le donne?

FURLAN: A nostro avviso va trovata una soluzione generale per reintrodurre la flessibilità nel pensionamento, sia per gli uomini che per le donne.
Ci siamo battuti perché la scorsa legge di stabilità prorogasse l’Opzione Donna, consentendo a chi avesse maturato il requisito entro il 31/12/2015 di continuare ad usufruire della facoltà di andare in pensione anticipata con i requisiti previsti dalla legge 243/2004, optando per ricalcolo dell’intera pensione con il metodo contributivo.
Si tratta di una soluzione molto penalizzante, che in alcuni casi può determinare decurtazioni fino al 30% dell’assegno pensionistico a cui si avrebbe avuto diritto con il calcolo “misto” retributivo – contributivo.
Però siamo anche riusciti ad ottenere che ogni anno il Ministero del Lavoro e quello dell’economia, debbano trasmettere alle Camere una relazione sull’attuazione della sperimentazione, riferita al numero di lavoratrici interessate e i conseguenti oneri, in modo che tutte le risorse non utilizzate possano essere destinate ad interventi con analoga finalità previdenziale, compresa la possibilità di prorogare ulteriore la sperimentazione.

DiA: La sua opinione sulla pensione complementare.

FURLAN: Uno sviluppo diffuso della previdenza complementare fra i lavoratori e le lavoratrici e in tutti i settori produttivi continua a rappresentare un elemento fondamentale per garantire il raggiungimento di un adeguato livello di copertura pensionistica complessivo nell’età anziana. Il livello delle adesioni ai fondi pensione è, ad oggi, ancora assai critico specie nelle piccole e piccolissime imprese e nel comparto del pubblico impiego, dove ha pesato anche la differente disciplina fiscale delle prestazioni pensionistiche complementari, applicabile ai lavoratori pubblici rispetto a quelli del settore privato.
In linea generale pensiamo che occorra promuovere un progetto straordinario di educazione previdenziale e di comunicazione istituzionale che coinvolga il Governo, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, le parti sociali e i fondi pensione ed individuare una nuova finestra temporale entro la quale i lavoratori debbano manifestare, anche mediante il “silenzio – assenso”, le proprie scelte relative al conferimento del trattamento di fine rapporto alla previdenza complementare. Sul piano contrattuale, laddove possibile, è necessario realizzare un percorso che renda di fatto automatica l’iscrizione alla previdenza complementare tramite l’adesione generalizzata dei lavoratori ai fondi pensione negoziali con il contributo a carico del datore di lavoro.

DiA: La possibilità di accedere in anticipo alla pensione costituiva un tempo, per le donne, un riconoscimento del lavoro di cura svolto nell’ambito familiare. Si può prevedere oggi, secondo lei, un’altra modalità compensativa?

FURLAN: La Cisl ha sempre sostenuto la necessità di valorizzare a fini previdenziali il lavoro di cura familiare e la maternità, attraverso il rafforzamento della contribuzione figurativa. Crediamo che questo possa continuare ad essere il canale più efficace per realizzare lo scopo.

DiA: Quale consiglio può dare alle giovani per migliorare il loro futuro pensionistico?


FURLAN: Di pensare alla pensione fin da subito, informandosi quando possibile sulle prospettive della propria posizione previdenziale nel tempo, valutando la possibilità di aderire ad un fondo pensione negoziale. I lavoratori e le lavoratrici dipendenti possono sfruttare i benefici offerti dalla previdenza complementare derivanti dal contributo a carico del datore di lavoro previsto dai contratti collettivi, mentre i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata devono sostenere le nostre rivendicazioni tese a migliorare le loro prestazioni sociali ed assistenziali e ad individuare soluzioni specifiche volte a realizzare livelli di copertura previdenziali minimi adeguati ai loro bisogni nell’età anziana.

DiA: Eventuali problematiche che ritiene opportuno segnalare.

FURLAN: I problemi previdenziali si intrecciano con la difficile situazione economica del Paese, che richiede uno scatto di responsabilità da parte di tutti, a cominciare dal Governo che deve, con maggiore coraggio, intraprendere politiche economiche e fiscali espansive per la crescita ed intervenire a sostegno delle fasce della popolazione che vivono in situazioni di disagio.

In prospettiva, la via maestra resta quella di intervenire con politiche attive mirate al reimpiego dei lavoratori più maturi, ma anche incentivare con misure adeguate la creazione di nuova e buona occupazione. Per far questo è indispensabile incrementare gli investimenti pubblici e privati per rafforzare la competitività del nostro sistema economico, migliorandone il livello di specializzazione produttiva. Ma gli investimenti da soli non bastano se non cresce, contemporaneamente, la domanda di consumo, che resta bassa anche per l’elevato livello della disoccupazione giovanile e per l’insufficiente reddito disponibile delle famiglie.

Leggi la puntata precedente dell’inchiesta sulle pensioni.

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