Prevenzione del Femminicidio: sfratto per uomini violenti

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Depositata alla Camera una proposta di legge che aiuta chi denuncia ma rischia di restare senza tetto

Sfratto per gli uomini violenti e riassegnazione della casa di convivenza alla donna oggetto dei soprusi. È in estrema sintesi il senso della proposta di legge della deputata del Partito democratico Marilena Fabbri, depositata alla Camera lo scorso aprile, attualmente all’attenzione della commissione Giustizia di Montecitorio.
Il provvedimento si propone di supportare le donne vittime di violenza, spesso con figli al seguito, che da un giorno all’altro si ritrovano fuori casa: non basta subire abusi da parte di compagni o mariti dal comportamento brutale, si devono anche fare i conti con l’amara realtà di dover andarsene via da casa per cercare di recidere definitivamente un rapporto violento. È anche per questo se alla fine le donne decidono di non denunciare il proprio persecutore: hanno paura di restare sole, senza un testo sulla testa.

Ad oggi le case di accoglienza non riescono sempre a garantire un rifugio alle donne maltrattate, un luogo protetto a cui ricorrere come prima condizione per divincolarsi dal rischio che un rapporto violento possa sfociare nel dramma.

Per fortuna si inizia a intravedere la luce in fondo al tunnel. Di recente la sezione distaccata di Porretta Terme del tribunale di Bologna ha confermato la “legittimità di un provvedimento di decadenza dall’assegnazione di un alloggio” il cui assegnatario era stato condannato per maltrattamenti in famiglia. Il tribunale ha imposto all’autore del reato la restituzione dell’immobile, la decadenza dell’assegnazione e la conseguenze assegnazione alla persona vittima del reato per motivi di sicurezza.
È un primo passo, ma anche le istituzioni devono fare la propria parte. Nella relazione che accompagna il testo, la deputata Fabbri rivolge infatti un appello a governo e Parlamento: “le politiche contro la violenza domestica richiedono unitarietà di azione e uniformità di applicazione. A tale fine, una possibile linea di intervento si rende possibile muovendo dalla considerazione che la materia dell’edilizia residenziale pubblica, pur rientrando prevalentemente nella competenza legislativa delle regioni, non costituisce una competenza esclusiva delle medesime, residuando in tale campo una fondamentale competenza statale”

In allegato la proposta di legge: http://bit.ly/29ADa0M

(dar)