Welfare society e professioni. La previdenza

foto-confassociazioni

La terza conferenza annuale di Confassociazioni, la confederazione delle associazioni professionali, ha riguardato il tema “come fare previdenza nell’era delle reti”

Fare il punto su quanto si è fatto ma, soprattutto, immaginare i nuovi scenari che devono necessariamente essere delineati fin da subito per permettere a tutto il sistema Italia e quindi a noi cittadini, di avere un sistema previdenziale e di welfare che superi quello che abbiamo conosciuto finora e ripagarci del lavoro di una vita. Questo il tema strategico del confronto aperto da Confassociazioni, la confederazione delle associazioni professionali, durante la loro conferenza annuale svoltasi lo scorso 7 luglio a Roma.

I lavori sono stati aperti da Angelo Deiana, Presidente di Confassociazioni, il quale ha dichiarato che coniugare redditività, sostenibilità e solidità del nuovo modello di previdenza è necessario per equilibrare gli effetti indiretti della globalizzazione. “Tutto ciò che viene messo in atto per la previdenza, in questo periodo, sarà realtà concreta entro trenta anni. Occorre costruire un percorso subito se non vogliamo avere effetti negativi domani. Il Welfare State attuale non è più in grado di sostenere le prestazioni in corso e il motivo è da rintracciarsi nel debito pubblico che pesa sul nostro Paese”.
Ma cosa fare? Due elementi vengono identificati come possibili strade da percorrere: il primo riguarda il non demonizzare più la finanza e sbloccare il nostro patrimonio illiquido (l’Italia è uno dei paesi con più proprietà immobiliari), il secondo riguarda la necessità di combattere il lavoro nero e affidare il dovuto controllo per il recupero dei crediti. L’assenza di una regolarizzazione contrattuale evita, infatti, anche il versamento dei contributi all’Inps, “creando nel nostro ente previdenziale un buco di notevole importanza che ricade su tutti noi”.
Deiana auspica la realizzazione di una rete di welfare society tra professioni, imprese, banche, assicurazioni, terzo settore e corpi medi per la realizzazione di una spending review attraverso la costruzione di nuovi istituti di welfare sociale.

Secondo Riccardo Alemanno, Vicepresidente vicario di Confassociazioni, bisogna dare maggiore importanza a quello che è il lavoro autonomo di seconda generazione, ovvero a quello delle attività professionali che si rifanno alla legge 4/2013 e che sono assorbite, per la previdenza, dalla gestione separata dell’Inps. “Non è stato compreso come questo settore non sia solo trainante per lo stesso bilancio dell’ente ma anche per il nostro mondo economico, per il nostro Paese”.

Lavoro autonomo, previdenza complementare ma soprattutto parità di diritti per le donne libere professioniste e autonome al centro dell’incarico di Federica De Pasquale, Responsabile per le Pari Opportunità di Confassociazioni, che ha evidenziato nel suo intervento il lavoro svolto in quest’ anno con le due audizioni parlamentari in Camera e Senato per contribuire alla redazione dello Statuto del Lavoro Autonomo.

foto-confassociazioni

In questi ultimi mesi la dott.ssa De Pasquale e Confassociazioni si stanno dedicando alla modifica di alcune parti del testo di legge che presentano forti limitazioni, come quelle riguardanti il congedo di maternità, e al tema della violenza di genere. Questa la dichiarazione ai nostri microfoni:

“abbiamo chiesto di inserire una certa flessibilità riguardo alla gestione dei cinque mesi previsti di astensione obbligatoria dal lavoro perché, nel caso delle libere professioniste e delle lavoratrici autonome, questo periodo può rappresentare un rischio di perdita del pacchetto clienti. L’altra discriminazione che come Confassociazioni volevamo fosse tolta grazie al testo dello Statuto riguarda il tema della violenza di genere. Per la lavoratrice dipendente che subisce violenza è previsto un congedo di tre mesi come indennità, ovviamente nessuna azione era prevista per le autonome. Abbiamo così risolto al momento questo gap con un emendamento che prevede l’allargamento di questo congedo di tre mesi anche alla lavoratrice autonoma, ci sono però delle cose che la lavoratrice automa come la dipendente deve fare, dimostrare l’effettività di un rapporto di lavoro autonomo in corso, rivolgersi ai centri antiviolenza che si faccia carico della sua problematica. Inoltre, come ultimo scoglio, il quantificarsi dell’indennità per la lavoratrice dipendente in termini economici in base alle ultime tre buste paga, la soluzione inserita quindi nell’emendamento che andrebbe ad aggiungere un articolo al testo di legge, è stato quello di tarare quest’indennità nel 20% dell’ultima denuncia dei redditi presentata dalla lavoratrice autonoma. Equiparare e togliere queste discriminazioni che oggi sono non tanto tra uomo e donna ma tra lavoratrice e lavoratrice, i permessi, i congedi e gli aiuti a livello di indennità devono essere uguali, deve quindi cadere quello stereotipo che fa considerare la lavoratrice autonoma come benestante, oggi tutte le lavoratrici dipendenti e non devono avere gli stessi diritti e doveri”.

Intervenuti in occasione dell’evento di Confassociazioni, tra gli altri, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, la presidente di Human Foundation Giovanna Melandri e il presidente della commissione lavoro della Camera Cesare Damiano. Quest’ultimo riassume così il momento e il futuro della previdenza – soprattutto complementare – in Italia:

“Devo dire che il Governo ha fatto scelte poco incoraggianti, perché tassare troppo la previdenza complementare e pensare poi che i giovani vadano ad iscriversi è difficile. Quindi si deve tornare alle tassazioni di vantaggio e costituire delle reti previdenziali che siano capaci di sommare la previdenza pubblica e la previdenza complementare che si aggiunge a scelta dei lavoratori”.