Le birre italiane sempre più richieste

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Le rilevazioni di Confartigianato e Coldiretti mettono in luce i pregi dei birrifici italiani. Un business in espansione

Non solo i nostri connazionali ormai prediligono le birre italiane ma anche gli stranieri, visto che l’export di questo nostro prodotto artigianale sono aumentate, negli ultimi 10 anni del 400% e le richieste arrivano proprio dal Nord Europa – comprese Gran Bretagna e Germania – insomma da quei Paesi noti per essere “patria” di birre di tutto rispetto.

Secondo Confartigianato sono proprio le birre italiane, con i gelati nostrani, a muovere l’economia e ad essere incoronati prodotti “re” dell’estate. Gli italiani spendono infatti ben 3,1 miliardi di euro per questi alimenti che vengono realizzati da 15.969 artigiani (soprattutto lombardi e romani). Basti pensare che le birre italiane hanno avuto un vero e proprio boom imprenditoriale, con l’apertura di un nuovo birrificio ogni 11 giorni. Negli ultimi 3 anni l’aumento di artigiani della birra è stato del 62%.

Così, se le famiglie italiane spendono per questi prodotti estivi per eccellenza rispettivamente 1.541 milioni di euro l’anno (per i gelati) e 1.523 milioni di euro l’anno (per le birre), anche all’estero non sono da meno – come spiega invece l’analisi di Coldiretti – e ci richiedono 183 milioni di euro di birra tutta italiana (nel 2015). Le richieste sono soprattutto per le “agribirre”, ovvero le birre di origine italiana al 100%; a richiederle sono soprattutto la Germania (patria dell’OktoberFest), la cui importazione di birre italiane è aumentata del 49%, e l’Olanda, la cui importazione è aumentata sempre del 49%, ma non deve sorprenderci allora la richiesta proveniente dai Pub inglesi e scozzesi, dove l’aumento è stato del 10%. Ma – udite udite – il dato più sorprendente è quello del Belgio – famoso per le birre artigianali dei frati trappisti – che vuole le birre 100% Made in Italy e le vuole ben 10 volte di più (la richiesta è infatti decuplicata, cioè aumentata del 1.000%).

Una famiglia italiana, secondo le rilevazioni di Confartigianato, spende in media 71,5 euro per i gelati e 70,7 euro per le birre. Per soddisfare l’alta domanda di queste specialità, c’è un piccolo esercito di imprenditrici e imprenditori, quasi 16.000 artigiani. Secondo Confartigianato a livello regionale è la Lombardia a vantare il maggior numero di gelaterie e birrifici artigiani (2.073), mentre al secondo posto troviamo la Sicilia con 1.536 imprenditori, seguita da Campania (1.512), Veneto (1.420) ed Emilia Romagna con 1.347 imprese.
Se invece osserviamo la classifica dal punto di vista provinciale, in testa troviamo la capitale, Roma, con 900 gelaterie, pasticcerie e birrifici artigiani. Medaglia d’argento per Napoli con 687 imprenditori, e terzo posto per Torino (661).

Per quanto riguarda i prezzi, l’analisi di Confartigianato mostra che a giugno 2016 il prezzo dei gelati è sceso dell’1,9% rispetto allo scorso anno, mentre quello delle birre è stazionario (0,2%). Anche grazie anche ai prezzi contenuti, nei primi cinque mesi del 2016 le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari crescono in valore dello 0,5% e in volume dello 0,6%, invertendo la tendenza negativa degli ultimi cinque anni, denotati dalla crisi economica che ha colpito le famiglie italiane.

Oltre a costare poco, questi 2 prodotti alimentari artigiani sembra non facciano ingrassare visto che, nonostante il massiccio consumo, la percentuale di italiani in condizione di obesità è scesa dal 10,3% del 2014 al 9,8% del 2015, la più bassa di tutti i Paesi UE che si affacciano sul Mediterraneo e inferiore alla media del 16,7% di persone obese registrata nell’Unione europea.
Merito forse della genuinità delle specialità artigiane, come sostiene il Presidente di Confartigianato Alimentazione Giacomo Deon, che “fa muovere l’economia e contribuisce a mantenere alta la bandiera del food Made in Italy nel mondo. Non esistono limiti alla fantasia dei produttori di gelato e di birre. Ma, al di là delle ricette più o meno eccentriche per accontentare tutti i palati, rimane una certezza: quella che i prodotti artigiani sono realizzati secondo tecniche tradizionali, con materie prime rigorosamente fresche, e con un’attenzione sempre più diffusa a soddisfare particolari esigenze dietetiche o legate a intolleranze alimentari della clientela”.

Completamente d’accordo Coldiretti, che ha analizzato di dati Istat sulla birra artigianale. L’agribirra, cioè la birra artigianale italiana al 100%, sta rivoluzionando il mercato, con il boom dei microbirrifici artigianali che solo 10 anni fa erano appena una trentina ed oggi sono circa un migliaio e producono 45 milioni di litri di birra.
Interessante la creatività tutta italiana di questi artigiani birrai: come esempi di innovazione in fatto di bionda bevanda basti pensare alla birra aromatizzata alla canapa; alla birra pugliese al carciofo, a quella alle visciole, o al radicchio rosso tardivo IGP, o al riso.
Un’offerta varia e golosa per gli oltre 23 milioni di appassionati bevitori di birra presenti in Italia, dove il consumo annuo procapite è di 29 litri.
Certo gli italiani non sono ancora ai livelli di altri Paesi in quanto a bevute di birra, basti pensare che il consumo procapite annuale nella Repubblica Ceca è di 144 litri, in Austria di 107,8 litri, in Germania di 105 litri, in Irlanda di 85,6 litri, in Lussemburgo di 85 litri e in Spagna di 82 litri.

Imprenditorialmente parlando dunque, il mercato della birra italiana ha un buon margine di crescita e rappresenta – come sottolinea la Coldiretti – una forte spinta all’occupazione soprattutto tra gli under 35 che sono i più attivi nel settore con profonde innovazioni che vanno dalla certificazione dell’origine a chilometri zero al legame diretto con le aziende agricole ma anche grazie alla produzione di specialità altamente distintive o forme distributive innovative come i Brewpub o i mercati degli agricoltori di campagna amica.

La coltivazione nazionale, praticata su una superficie di circa 243.000 ettari, dà 950.000 tonnellate di orzo; la filiera cerealicola secondo le ipotesi del Ministero delle politiche agricole dovrebbe dare ogni anno circa 90.000 tonnellate di granella di orzo. Staremo a vedere come si svilupperà nei prossimi anni questo business che ha tutte le carte in regola per crescere in modo esponenziale e che ha un discreto indotto.