Imprese, Confesercenti: “Consumi al palo e reddito famiglie a picco”

Secondo un’analisi Ref-Confesercenti, la crisi economica ha eroso i redditi e tagliato le stime di crescita

La luce in fondo al tunnel della crisi economica non si vede. Il futuro è incerto, la ripresa è debole e la crescita è ancora lontana dai livelli pre-crisi. E’ l’analisi disegnata dal Ref – Ricerche per Confesercenti, secondo cui il Pil rimarrà fermo allo 0,7 per cento nel 2017 e allo 0,9 per cento nel 2018, “senza alcuna accelerazione rispetto al risultato atteso per l’anno in corso”: 0,8 per cento. La crisi economica si ripercuote nelle tasche degli italiani: secondo lo studio nel 2018 il reddito disponibile delle famiglie registrerebbe in termini reali un aumento, rispetto al 2016, contenuto al 2,3 per cento. Questo significa che rispetto ai valori pre-crisi “permarrebbe uno scostamento negativo” di circa 70 miliardi (-6,2 per cento).

“I consumi sono al palo e la spesa media delle famiglie si è ridotta di 160 euro mensili dal 2007 a oggi – è il grido d’allarme del presidente della Confesercenti, Massimo Vivoli –. In una fase in cui le prospettive di crescita dell’economia sembrano essere nuovamente ridotte, va rafforzata la domanda interna, attraverso interventi diretti soprattutto alle fasce più deboli della popolazione, ma non solo. I consumi si rafforzano con una più rapida crescita del reddito, al lordo e al netto delle tasse, riducendo le aliquote Irpef”. Per questo motivo il governo dovrebbe “mettere finalmente al centro per la crescita del Paese la valorizzazione e il sostegno alle imprese diffuse”. In vista della prossima legge di Stabilità, l’analisi Ref-Confesercenti ripercorre gli ultimi dieci anni di austerity, costata all’Italia “circa 130 miliardi di euro”. Eppure, nonostante la ‘tirata di cinghia’, “nel 2016 ci ritroviamo esattamente con lo stesso livello del deficit pubblico del 2008 e con un debito aumentato di oltre 30 punti di Pil”. Per non parlare dell’impatto della stretta fiscale sull’economia reale: la ricerca stima che abbia sottratto alla crescita italiana circa 6 punti di Pil. Un risultato “evidentemente fallimentare”.