Innovazione: menti a confronto

foto-innovazione

Un congresso rivolto ai giovani per spiegare il futuro del lavoro nella digital economy

Nell’era digitale, di fronte a un mondo che cambia continuamente, le domande sul futuro della nostra realtà lavorativa e dei nostri giovani sono molte. La Eit Digital, organizzazione leader nell’innovazione digitale e nella formazione imprenditoriale, in collaborazione con Media Duemila, ha cercato di spiegare quello che ci aspetta nell’ambito del congresso “Innovazione: menti a confronto”, svoltosi a Roma, nell’Auletta dei Gruppi, alla Camera dei Deputati.

La simbiosi ormai inevitabile che il futuro prossimo presenterà tra uomo e macchina e la crescente informatizzazione di qualsiasi azione, sono presentate come possibilità infinite di sviluppo e invenzione, che diventano un limite solo laddove si abbandona l’ideazione, la creatività, la tensione verso l’innovazione.
L’uomo non subirà la robotizzazione ma ne sfrutterà le potenzialità come strumento utile ai propri scopi se saprà “mantenersi in continuo aggiornamento, al passo con l’evoluzione elettronica, espandere i propri orizzonti, gestire la tecnologia come una chiave per aprire mondi nuovi e non dimenticare il passato dal quale partire per nuove idee che si trasformeranno in nuove cose”. Così, Roberto Saracco, Direttore di Eit Digital, si rivolge alla platea di giovani delle scuole superiori invitati ad assistere al Convegno. Perché proprio a chi, come quei ragazzi, è nato nell’era digitale, deve essere chiaro come questa abbia completamente trasformato il modo di intendere il lavoro e la parte che ha l’uomo nello svolgimento dello stesso.
In un domani molto vicino dove tutto sarà informatizzato, le professioni che si definiranno non saranno più declinazioni del lavoro in azienda con posto fisso e mansioni che vanno dal manuale al concettuale; perché sia le attività pratiche sia i concetti saranno processati da un algoritmo. Quello che resta da fare è però la parte più importante: decidere cosa far processare e soprattutto a che scopo. Ideare e decidere resteranno appannaggio umano e su queste basi si inseriranno i nuovi mestieri, che stanno già in parte decollando grazie alle start-up, le imprese innovative che sono cantieri di progetti da cui nascono le cose che ci serviranno domani. Il fulcro dei progetti sono le giuste domande che avviano il processo inventivo. Imparare a porsi le giuste domande è il segreto per innovare.

A Derrick de Kerckhove, Consigliere scientifico dell’Osservatorio TuttiMedia, il compito di illustrare i nuovi mestieri che stanno nascendo ed evolveranno nell’era digitale.
Innanzitutto il marketing, che sarà sempre più legato ai big data. Contenitori informatici di algoritmi che riescono a processare una quantità di informazioni inimmaginabile e servono nella nostra vita quotidiana, non solo per un business di impresa. Pensiamo ad esempio a quando su internet cerchiamo un oggetto o un servizio di nostro interesse. Quando andiamo a fare nuove ricerche il motore, piuttosto che il sito di acquisti on line, ci proporranno informazioni relative a quella tipologia di oggetti e servizi, avendo immagazzinato dalle nostre ricerche precedenti che siano di nostra utilità. Oppure pensiamo a quando un istituto di credito debba calcolare il rischio finanziario nel vendere determinati servizi ad un cliente. Attraverso l’analisi di alcune abitudini del cliente, ad esempio dagli acquisti che fa, si può arrivare a calcolare il suddetto rischio. Alla base di questi meccanismi ci sono i big data. I nostri dati, che immettiamo su internet, che facciamo avere alle aziende, entrano in questo sistema di processamento che dà vita ad altre operazioni e a servizi utili. L’economia dei dati consente di realizzare ciò che serve alle persone.

Un altro campo che sarà sempre più supportato dalla digitalizzazione è quello delle professioni mediche. Pensiamo alla bio stampante 3d per produrre organi. Le potenzialità della stampante 3d sono innumerevoli nei più svariati settori. Per questo la possibilità di introdurla nelle scuole sarebbe un passo avanti nell’apprendimento dell’uso di strumenti che saranno sempre più utilizzati nel lavoro.

Tutte le professioni legate ai social media e media digitali sono una realtà già oggi in espansione. Nel panel diretto da Barbara Carfagna, giornalista Rai esperta di divulgazione scientifica e digital economy, sono stati analizzati i rischi e le potenzialità della digitalizzazione dell’informazione. Come sostenuto da Alessandro Pica di Agi (Agenzia Giornalistica Italia), la differenza tra un buon utilizzo del mezzo digitale e un cattivo utilizzo sta nei contenuti che in esso vengono immessi. Ed i contenuti li produce l’uomo. La verifica e la certificazione da parte di giornalisti esperti di questi contenuti sono la linea di demarcazione tra il vero e il falso, che spesso è sfumata nell’era dei social. Così come i social possono diventare strumento di dileggio e bullismo se non utilizzati con equilibrio; e la scelta è sempre dell’uomo.
La tecnologia non si sostituisce ai contenuti, ma è uno strumento che si sottopone alla discrezionalità dell’utilizzatore.

Nel campo dell’informatizzazione dei servizi, le possibilità di fare impresa sono infinite. Imprese digitali come Uber (servizio di mobilità urbana), Thumbtack (piattaforma che fa conoscere artigiani e piccoli professionisti al pubblico), AirBnB (aggregatore che aiuta a trovare alloggi in ogni parte del mondo) creano milioni di posti di lavoro in tutto il mondo e sono di ispirazione per piattaforme simili in altri settori.
La creazione di App, le Smartcity (città tecnologiche), il 5G sono aree di progresso dove le start-up hanno infiniti sbocchi.
Si ripete in molti ambiti la parola infinito perchè realmente la mente umana non ha limiti con la tecnologia.
Alcune organizzazioni lo sanno e per questo investono in educazione. Lo hub Eit Digital ad esempio recluta e sviluppa talenti nell’imprenditoria digitale offrendo nel tempo un sostegno formativo continuo per stare al passo con i tempi e plasmare le proprie attitudini. Una volta che i giovani imprenditori hanno l’idea, li aiuta a immetterla sul mercato e si occupa di insegnare a sfruttare i mezzi a disposizione per finanziare l’impresa, come il crowdfunding, e ad acquisire un approccio svincolato dall’idea di posto di lavoro come luogo fisico di azione (nella digital economy si può lavorare ovunque attraverso la rete).
Dalla sua nascita nel 2010 la Eit Digital si è espansa in 9 Paesi tra Europa, Asia e Stati Uniti e ha seguito la nascita di 23 imprese e lo sviluppo di 126, con una crescita di investimenti di oltre un miliardo di euro.

La positività di hub come questo stanno nelle testimonianze di start-up divenute imprese di successo, nelle storie di uomini e di donne che hanno creato innovazione e nelle potenzialità dei giovani che propongono progetti. Come il Liceo Pitagora di Torre Annunziata che nel corso del congresso ha presentato il proprio progetto per vivere nella realtà aumentata gli scavi archeologici di Oplonti. Come nelle esperienze virtuose di società come Fac Totum, che realizza con la stampante 3d soluzioni innovative competitive sul mercato mondiale e Tok.tv, social network per tifosi di calcio, nato nella Silicon Valley dall’esperienza di Francesco Capobianco e Emanuela Zaccone, che ha milioni di iscritti e clienti del calibro del Barcellona calcio. Proprio nelle parole di Emanuela la sostanza di ciò che significa fare impresa nella digital economy: “se l’idea è giusta l’idea vince. Non importa se dietro ci sia un uomo o una donna. Tok.tv non ha una sede, ha solo un quartier generale nella Silicon Valley per motivi legati alla gestione dei capitali, ma noi lavoriamo in rete in giro per il mondo. Quando si lavora nella digital economy sei padrone del tuo tempo, decidi tu come organizzarlo, senza scelte drastiche tra lavoro e famiglia”.

Concludiamo così, con il ruolo della donna nella digital economy che ha spiegato Roberto Saracco a Donna in Affari: “all’inizio la partecipazione delle donne nei progetti di innovation technology era minore perché minore era la fetta di pubblico femminile interessato. Negli anni il divario di partecipazione tra uomini e donne si è notevolmente assottigliato e ciò significa che c’è una crescita di interesse ed anche di successo in questo mondo. I team di lavoro nella creazione di start-up sono in generale, nei nove Paesi in cui siamo presenti, omogenei tra uomini e donne, con una lieve flessione del fronte femminile in Italia e un aumento dello stesso nei Paesi del Nord Europa. Quello che abbiamo notato maggiormente è una differenziazione dei ruoli nella processo creativo tra uomo e donna. Le donne si orientano di più verso la parte di marketing, che costituisce comunque una colonna portante della riuscita di una start-up, senza togliere il fatto che molte donne siano proprio le depositarie dell’idea che diventa successo”.