Lavoro, in picchiata i contratti stabili

foto-poletti

Secondo i dati diffusi dal ministero del Lavoro il mercato è fermo e nel 2* trimestre del 2016 i contratti registrano una flessione del 29%. Crollano anche i prepensionamenti per le donne

Nuova battuta d’arresto per il mercato del lavoro italiano: in picchiata i contratti stabili. Secondo i dati del sistema delle comunicazioni obbligatorie pubblicato dal ministero del Lavoro, nel secondo trimestre del 2016 si registra un calo del 12,1 per cento del numero di attivazioni di contratti di lavoro dipendente e parasubordinato rispetto allo stesso periodo del 2015; i licenziamenti sono stati 221.186, in aumento del 7,4 per cento rispetto al secondo semestre 2015.

Il taglio degli incentivi fiscali si riflette sull’andamento del mercato del lavoro: gli avviamenti a tempo indeterminato rappresentano il 16 per cento del totale, attestandosi sul valore medio registrato nel secondo trimestre degli anni precedenti al 2015. I dati evidenziano una riduzione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato (-29,4 per cento) e dei contratti di collaborazione (-25,4 per cento); a scendere sono anche gli avviamenti a tempo determinato (-8,7 per cento) in misura maggiore per la componente femminile (-15,2 per cento), meno per quella maschile (-2,4 per cento). Il report sottolinea poi l’aumento del 26,2 per cento dei contratti di apprendistato, segno dei recenti interventi volti a rafforzare tale strumento di ingresso nel mercato del lavoro, in particolare Garanzia Giovani.

Per quanto riguarda i licenziamenti, sono state registrate 2.197.862 cessazioni di rapporti di lavoro, 1.094.788 hanno interessato uomini e 1.103.074 hanno riguardato donne. Rispetto allo stesso periodo del 2015 le conclusioni contrattuali si sono ridotte di circa 312.000 unità, pari al 12,4 per cento. La riduzione ha interessato in misura maggiore le donne per le quali il decremento in volume è stato pari a -197.315 unità (-15,2 per cento), le cessazioni maschili scendono di quasi 115.000 unità (-9,5 per cento).

Diminuiscono invece le chiusure di contratto dovute alla cessazione dell’attività del datore di lavoro (-10,3 per cento). Tra le cessazioni richieste dal lavoratore sono in calo considerevole sia le dimissioni (293.814, -23,9 per cento) sia i pensionamenti (13.924, -41,4 per cento).

Per le donne le uscite per pensionamento sono crollate (-47 per cento), probabilmente anche a causa della stretta sui requisiti per la pensione di vecchiaia scattati quest’anno. Un calo ancora più consistente si era registrato nel primo trimestre con le cessazioni per dimissioni per pensionamento delle donne, ferme a 3.169 (-64,9 per cento).