Amori Impossibili

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Incontro e confronto contro la violenza di genere per soluzioni possibili

La violenza sulle donne non è una realtà lontana e rara: affligge la quotidianità. Ogni due giorni una donna viene uccisa e aggressioni, percosse, oppressione psicologica sono altri aspetti niente affatto trascurabili della violenza che pesano su migliaia di donne. Troppo spesso questi fenomeni restano sommersi, per la vergogna, per la paura, per l’omertà di chi sa e non dice.

La battaglia contro la violenza può essere vinta solo con un intervento corale. Significa che la società tutta è chiamata ad agire. Da questa concezione nasce “Beatrice” (nome dal libro “La stanza di Beatrice”, di Anna Verlezza, storia di un abuso che una donna, Beatrice appunto, subì da bambina dal compagno della madre), il tavolo tecnico sulla violenza di genere ideato dall’Istituto Europeo Pegaso Onlus, che vuole mettere in comunicazione e in sinergia operativa vittime, familiari, cittadini, associazioni, professionisti (psicologi, psicoterapeuti, medici, avvocati e magistrati), centri anti violenza, istituzioni e forze dell’ordine, organizzando iniziative sul territorio nazionale per tutto il 2017.

Accanto a questo progetto è nata anche la “Casa di Beatrice”, centro di accoglienza e di sostegno per donne vittime di violenza nel quale ogni stanza porta il nome di una donna uccisa da un “amore impossibile”.
E proprio “Amori Impossibili” è il titolo dell’evento organizzato a Roma dall’Istituto Pegaso per presentare i due progetti paralleli del tavolo e del centro e per far incontrare tutte le parti coinvolte nella lotta.

Nel succedersi degli interventi di rappresentati delle forze armate, delle istituzioni, delle associazioni, della cittadinanza affiancati dalle testimonianze delle vittime e dei familiari di donne che purtroppo non possono più avere voce, sono emersi i sentimenti, il coraggio, l’impegno e la spinta propositiva ad agire affinché qualcosa cambi realmente nell’affrontare un problema così importante; un problema che non manifesta segnali di regressione nonostante il nostro Paese si sia dotato di una Legge contro il femminicidio (D.L. 119/2013).

Prevenire, perché altrimenti è sempre troppo tardi

Ogni parola del dibattito è stata un tassello ulteriore per rompere il muro del silenzio e mettere il dito laddove il nostro Paese manca e deve colmare.
Il focus è stato sulla prevenzione: arrivare prima del femminicidio, ma soprattutto prima che la donna subisca i maltrattamenti iniziali.
Agire sull’educazione delle giovani generazioni. Questo è alla base della proposta di legge dell’On. Celeste Costantino “Introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole”.
La proposta “non è voler insegnare i sentimenti” ha sottolineato la deputata Costantino “ma aiutare i giovani a sviluppare modelli sani di relazione con gli altri, attraverso un percorso multidisciplinare che comprenda educazione civica, educazione di genere, stimolo all’espressione e all’ascolto e decostruzione degli stereotipi”.

Denunciare

Altro aspetto fondamentale è quello di mettere la donna nella condizione più agevole per denunciare. Significativo su questo aspetto l’intervento del Vice Questore aggiunto della Polizia di Stato Francesca Romana Capaldo, che ha parlato del progetto “Questo non è amore”, una campagna itinerante nelle piazze di 16 province italiane, sulla base di un calendario consultabile sul sito della Polizia di Stato, in cui un’équipe composta da personale sanitario, della Squadra Mobile, della Divisione Anticrimine e dell’Ufficio Denunce accolgono le donne che vogliano segnalare abusi e forniscono loro tutta l’assistenza necessaria al percorso di denuncia. Una prospettiva ribaltata, in cui non sono più le donne a doversi recare nelle questure, con tutto il carico morale e sociale che spesso le blocca, ma sono le forze dell’ordine ad andare dalle donne. L’iniziativa, partita a Luglio, ha registrato una media di 150 contatti al giorno.

Aggressività al femminile

Aiutare una donna vittima di violenza significa seguirne le esigenze a 360 gradi. Il percorso psicologico del “dopo”, ma anche il metterla nelle condizioni di capire quei segnali precoci e sfumati di violenza che spesso sono ignorati o minimizzati dalla stessa donna.
Poiché la violenza di genere è anche un fenomeno culturale, è necessario agire sulla percezione della società nei confronti dei fenomeni violenti, combattendo il concetto di inferiorità e debolezza della donna agli occhi dell’uomo, di colpevolizzazione della stessa, di aggressività che la donna può manifestare verso un’altra donna (fenomeni come il bullismo femminile tra ragazzine), che influenzano negativamente la considerazione dell’uomo portandolo a credere – come ha spiegato la Dott.ssa Roberta Cappelluti, Psicologa dello sport intervenuta per “Calcio Donne” – che una donna che aggredisce possa essere aggredita.

La società si autoorganizza

Grande importanza nel percorso di “salvataggio” riveste la parte della sistemazione logistica e materiale di una donna che scappa da una condizione di soprusi, spesso anche con figli minori.
I centri antiviolenza e le associazioni sono in prima linea nel non lasciare la donna sola, sia nell’aspetto psicologico che in quello di accoglienza.
Organizzazioni come l’associazione “Salvamamme” che si occupa – come spiegato dalla portavoce Anna Teresa Toreti – di fornire valigie contenenti tutto l’occorrente per mamme e bambini che si vogliano allontanare da realtà violente, nonché servizi di sostegno psicologico, o l’associazione “La Casa sull’Albero”, che attraverso gruppi di auto aiuto e sportelli di ascolto nelle scuole raccoglie il disagio giovanile per incanalarlo in percorsi di denuncia e recupero, sono esempi di lavoro nei territori e nel substrato sociale contro il fenomeno. Però – come ha sottolineato la Dott.ssa Maria Santa Lorenzini, psicoterapeuta di “La Casa sull’Albero” – ci deve essere una rete che prosegua nel percorso che i centri antiviolenza e gli sportellii di ascolto iniziano con il primo contatto. Ci deve essere la collaborazione degli insegnanti , dei presidi, delle istituzioni perché si arrivi alla denuncia e alla soluzione.
Necessità sollecitata anche da un’insegnante di Gaeta che ha portato all’attenzione l’omertà sul problema della violenza nel Sud pontino, che deve essere squarciata attraverso un’operazione capillare a partire proprio dalle scuole, dove diffondere la cultura della legalità anche attraverso un processo di mediazione familiare.

Il ruolo degli uomini

Un ruolo nella rete di sostegno devono averla anche gli uomini, ponendosi in modo chiaro contro ogni atteggiamento violento. Ne è convinto Alessandro Cardente, Presidente dell’associazione “Taormina Forum”, che ha organizzato a Taormina la prima manifestazione di uomini contro la violenza sulle donne, con grande partecipazione di tutta la città. La stessa manifestazione ha lanciato anche un importante segnale nel rispetto della donna con l’intervento dell’Imam di Messina e parte della comunità islamica.

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Leggi non adeguate

Non esistono però iniziative e percorsi che possano essere efficaci senza un sistema legislativo adeguato. Sistema che, nelle testimonianze delle madri di vittime di femminicidio presenti all’evento, appare insufficiente.
La certezza della pena, chiedono questi genitori; l’impossibilità dei carnefici di usufruire di patteggiamenti e sconti di pena, di buona condotta e di riti abbreviati.
Il fatto poi che l’Italia sia l’unico Paese europeo a non aver istituito un fondo per le vittime di reati violenti intenzionali, come stabilito da direttive europee, si va ad aggiungere ai motivi per cui i familiari delle vittime possano vedere nella nostra giustizia un garantismo che tutela gli assassini più di chi non c’è più a causa loro.

La disabilità

Tema toccato durante la serata, che costituisce ancora un tabù per molti versi nel nostro Paese, è stato quello della violenza di genere sui disabili. Il percorso difficile che una ragazza e la sua famiglia hanno dovuto affrontare impongono riflessioni sociali e istituzionali sulla tutela dei disabili anche nella loro sessualità.
Aspetti questi su cui il dibattuto non può fermarsi. Lo scopo di progetti come il tavolo tecnico “Beatrice” ed eventi come “Amori Impossibili” è proprio quello di costruire tutti insieme, favorendo un dialogo che si trasformi in soluzioni attuabili.