Biotecnologie, la coscienza etica del green

Intervista al direttore generale di Assobiotec Vingiani: “Applicare le biotecnologie all’agricoltura migliora la produzione e non fa male all’ambiente”

Biotenologie e green economy sono le chiavi di volta per il nostro futuro. Se oggi la popolazione mondiale si aggira intorno ai 7 miliardi, nel 2150 potrebbe arrivare a quota 10. In una società in continua crescita, dominata dalla necessità di coniugare lo sviluppo con un’etica ambientale, anche il modo di fare agricoltura deve innovarsi per restare al passo con i tempi.

Applicare l’innovazione tecnologica ai principi base della biologia ha completamente cambiato il modo di approcciarsi all’ambiente. Ne abbiamo parlato con Leonardo Vingiani, direttore di Assobiotec, associazione che promuove, sostiene e tutela lo sviluppo delle biotecnologie in tutte le loro aree di applicazione.

Qual è la mission di Assobiotec? Quali i valori etici fondamentali dell’industria biotecnologica?

Assobiotec – Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica – è una realtà con una storia di 30 anni, impegnata nel promuovere e sostenere lo sviluppo delle imprese di biotecnologie nei loro diversi settori di applicazione con l’obiettivo di creare un’opportunità concreta di crescita industriale ed economica e di occupazione qualificata per il Paese.

L’industria biotecnologica rappresenta oggi uno dei settori di maggiore sviluppo in grado di offrire tecnologie abilitanti per molteplici comparti industriali. Basta pensare che stime Ocse sostengono che nel 2030 le biotecnologie avranno un peso enorme nell’economia mondiale: 50 per cento dei prodotti agricoli, 80 per cento dei prodotti farmaceutici, 35 per cento dei prodotti chimici e industriali con un’incidenza complessiva del 2,7 per cento del Pil globale. Una tecnologia pervasiva, ad altissimo impatto e a forte intensità di innovazione che ha consentito negli ultimi anni all’industria biotech italiana di conoscere un periodo di forte crescita grazie ad alcuni fattori abilitanti quali l’eccellenza scientifica sviluppata nel perimetro accademico e industriale e la capacità delle aziende del settore di assorbire tali innovazioni e di sviluppare nuovi prodotti e tecnologie promettenti.

Le biotecnologie possono essere applicate in diverse aree: salute umana e animale (red biotech), agricoltura e alimentazione (green biotech), ambiente, processi industriali, biomateriali, bioenergie e restauro (white biotech). Quali sono i campi di applicazione nell’agricoltura?

Le biotecnologie applicate al settore agroalimentare rendono possibile migliorare la produzione agricola, generare sostanze bioattive limitatamente disponibili in natura (biopharming), aumentare le produzioni senza estendere le superfici coltivate, così come ridurre i consumi di acqua e gli effetti delle aggressioni di parassiti e delle patologie vegetali in genere. Oggi le biotecnologie per l’agricoltura si stanno confrontando con tecniche nuove e di enorme precisione per rispondere alle esigenze di miglioramento genetico che provengono dal mondo agricolo e dall’industria alimentare. Mi riferisco in particolare alla cisgenesi e al genome editing, due processi che consentono di fare in maniera più precisa e veloce ciò che l’uomo ha sempre fatto: imitare la natura e ciò che avviene in essa. Nuove biotecnologie sostenibili per lo sviluppo delle quali sono state destinate, nell’ultima legge di Stabilità, dal ministero delle Politiche Agricole, risorse pari a 21 milioni di euro in un piano triennale.

Nel 2011, nel mondo, il 10 per cento dell’energia prodotta è stata generata da biomasse e rifiuti. Quanto si produce invece in termini di energia con la chimica verde?

Nel mondo ormai si avvicina a circa il 15 per cento la percentuale di energia generata da biomasse e rifiuti. La chimica verde viene però utilizzata innanzitutto nella produzione di bioprodotti, per esempio le bioplastiche che già appartengono alla nostra vita quotidiana: gli shopper, i contenitori per la raccolta dell’umido, posate e piatti. Ulteriori utilizzi riguardano la produzione di bioenergie, anche queste già entrate a far parte del nostro quotidiano: basta pensare al biodiesel miscelato nel carburante venduto alla pompa, agli utilizzi nel mondo agricolo per autoconsumo o anche alle produzioni di biocherosene come il carburante degli aerei.

Che ruolo ha avuto l’innovazione tecnologica nella trasformazione del mondo agricolo?

E’ un dato di fatto che se l’agricoltura utilizzasse oggi le stesse tecniche e le stesse varietà utilizzate negli anni 60, la superficie coltivata dovrebbe essere più del doppio di quella attuale. Almeno il 50 per cento dell’aumento delle rese che abbiamo osservato nella seconda metà del secolo scorso è dovuto al miglioramento genetico. Negli ultimi 20 anni la ricerca genomica ci ha dato la possibilità di identificare in maniera precisa i geni di interesse agronomico così come le specifiche basi del DNA che possiamo modificare per ottenere il miglioramento desiderato. Ma è negli ultimi anni che la comparsa di tecniche di modifica dei geni più efficienti e di più facile gestione, nei tempi e nei costi, ha fatto diventare il genome (o gene) editing un orizzonte più vicino. Soprattutto da quando nel 2013 è arrivata la potente tecnica chiamata Crispr/Cas9: un sistema di chirurgia molecolare attraverso cui è possibile modificare a piacimento il genoma di piante, batteri e animali che nel dicembre 2015 si è guadagnata il titolo di Breakthrough of the Year per la rivista Science. L’editing genetico può correggere geni “difettosi” e aiutarci ad avere piante più resistenti ai cambiamenti climatici. Si tratta di tecnologie, non a caso definite “biotecnologie sostenibili” molto diverse dalla trangenesi in quanto dopo la modifica non vi è alcuna traccia di geni estranei alla pianta originaria.