Def, via libera alla Nota di aggiornamento

Camera e Senato approvano la Nota di aggiornamento del Def e una risoluzione che autorizza il governo a un deficit fino al 2,4% per sisma e migranti

Via libera del Parlamento alla Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza. Camera e Senato hanno infatti approvato una risoluzione di maggioranza che consentirà al governo di scostarsi dall’obiettivo programmatico deficit/Pil per il 2017, fissato al 2 per cento, “fino a un massimo dello 0,4 per cento”, da utilizzare per le emergenze legate al sisma che ha colpito il Centro Italia lo scorso agosto e al fenomeno dei migranti.

Ricordiamo che il Def è un documento di indirizzo e che non contiene quindi norme che si applicano immediatamente. Presentato ad aprile e poi aggiornato ad ottobre, indica la strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine che verrà poi concretizzata nella prossima legge di Bilancio.

L’approvazione della Nota di aggiornamento è stata accompagnata da non poche polemiche, prima tra tutte quella dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, che aveva denunciato un “eccessivo ottimismo” nelle stime del Tesoro. “Siamo stati prudenti, considerando il contesto macroeconomico”, ha spiegato in audizione in commissione Bilancio il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

Nel dettaglio, nella Nota di aggiornamento si legge che nel 2016 l’indebitamento netto si attesta al 2,4 per cento del Pil, sostanzialmente in linea con la previsione formulata nel Def (2,3); nel 2017 si conferma in riduzione al 2,0 per cento: “il saldo di bilancio corretto per gli effetti del ciclo economico è in linea con un percorso di consolidamento delle finanze pubbliche che colloca l’Italia tra i paesi più virtuosi dell’Eurozona.

Questo risultato è reso possibile dalla prosecuzione del processo di revisione della spesa, che ha liberato le risorse necessarie alla strategia di riduzione delle imposte, a cominciare dal costo del lavoro”; sempre con riferimento al 2016 si tratta di circa 25 miliardi di euro di risparmi generati grazie alle misure implementate nel 2014 e nel 2015. Gli sprechi si vanno “sistematicamente riducendo” ma ci sono ancora margini “apprezzabili per accrescere ulteriormente l’efficienza dei servizi erogati dalle amministrazioni pubbliche”.

Nella relazione introduttiva che precede il documento, il ministro Padoan ricorda che “la recente riforma del bilancio dello Stato renderà ancor più sostenibile, efficace e trasparente la programmazione della spesa e consentirà di rivedere costantemente le misure adottate in funzione della loro efficacia”. In linea con la riduzione della spesa e delle imposte sui redditi di famiglie e imprese prosegue anche la diminuzione della pressione fiscale.

La somma delle diverse riduzioni d’imposta o di misure equivalenti, a partire dagli 80 euro, ha portato la pressione fiscale al 42,1 per cento nel 2016, dal 43,6 del 2013. Dopo i tagli del cuneo fiscale implementati mediante gli interventi sull’Irpef dei lavoratori con i redditi più bassi e la cancellazione della componente lavoro dell’Irap, dopo l’eliminazione della Tasi sulla prima casa che ha effetti redistributivi rilevanti in un Paese dove l’81,5 per cento dei nuclei familiari possiede l’appartamento in cui vive, nel 2017 l’Ires scenderà dal 27,5 al 24 per cento.

Ulteriori interventi di riduzione della pressione fiscale verranno realizzati con la prossima legge di Bilancio: disattivando il previsto incremento dell’Iva per l’anno 2017 e introducendo ulteriori misure di alleggerimento per le imprese; al finanziamento di queste misure contribuisce la strategia di contrasto all’evasione. Risentendo della minore intensità della ripresa e della debole dinamica dei prezzi il rapporto debito/Pil si porta al 132,8 per cento nel 2016; comincerà a ridursi a partire dal 2017, per raggiungere il 126,6 per cento nel 2019.

Resta ferma l’intenzione del governo di “proseguire con il programma di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico e di privatizzazioni, frenato quest’anno dalle condizioni di elevata volatilità dei mercati finanziari e dall’esigenza di valorizzare adeguatamente le imprese controllate dallo Stato attraverso piani industriali ambiziosi”.

Secondo il ministro, dunque, conseguire un obiettivo di Pil all’1 per cento nel 2017 non è solo possibile ma concretamente realizzabile, grazie a una manovra che porterà la crescita dell’Italia dallo 0,6 per cento – che si avrebbe senza interventi – all’1 per cento. Il ministro del Tesoro ha poi precisato che anche gli ultimi dati macroeconomici, in particolare quello sulla produzione industriale di agosto, forniscono sostegno alle stime del governo contenute nella Nota di aggiornamento del Def sul Pil del 2017: “riteniamo di confermare la previsione di crescita del Pil reale di 0,8 per cento per quest’anno. Inoltre, l’effetto di trascinamento sul 2017 aumenta lievemente, il che fornisce un ulteriore supporto alla previsione del governo”.