Violenza di genere, 4 milioni per progetti nelle scuole

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 05-03-2014 Roma Politica Camera dei Deputati - Question time Nella foto Maria Elena Boschi Photo Roberto Monaldo / LaPresse 05-03-2014 Rome (Italy) Chamber of Deputies - Question time In the photo Maria Elena Boschi

Violenza di genere: Boschi in audizione in Parlamento annuncia le linee guida contro la discriminazione sulle donne

La battaglia contro la violenza di genere inizia a scuola e per sostenerla il governo ha stanziato 4 milioni di euro. L’annuncio arriva dalla ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, in audizione davanti alle commissioni riunite Affari costituzionali, Lavoro e Affari sociali, sulle linee programmatiche relative alle deleghe che le sono state conferite in tema di Pari opportunità e adozioni internazionali.

Per la ministra, “un ruolo fondamentale nel contrasto alla violenza di genere deve svolgerlo l’educazione, anche attraverso progetti nelle scuole di maggior sensibilizzazione, che passeranno attraverso le disposizioni delle linee guida previste dalla Buona Scuola, a cui sta lavorando il Miur”. Proprio per questo motivo il Dipartimento delle Pari opportunità ha stanziato un plafond di 4 milioni di euro per progetti mirati nelle scuole per l’educazione contro la violenza di genere.

Ma la violenza passa anche attraverso il linguaggio, spesso discriminatorio nei confronti delle donne. Ed è qui che entrano in gioco Accademia della Crusca e Ordine dei giornalisti: “abbiamo attivato un tavolo di esperti, con il supporto dell’Accademia della Crusca, sul linguaggio di genere nella pubblica amministrazione” e avviato anche un “lavoro con l’Ordine dei giornalisti per promuovere una maggiore attenzione sul tema del linguaggio”.

Non solo, confermato anche per quest’anno il premio Immagini Amiche, iniziativa promossa dall’Udi (Unione delle donne in Italia) in collaborazione e con il patrocinio della Camera dei deputati, volta a stimolare pubblicitari e aziende a una creatività socialmente responsabile. Il premio è ispirato alla risoluzione del Parlamento Europeo, votata il 3 settembre 2008, sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità fra donne e uomini e ha l’obiettivo di valorizzare una comunicazione che, al di là degli stereotipi, veicoli messaggi creativi positivi. Cinque le sezioni del concorso: affissioni, pubblicità televisiva, pubblicità stampata, programmi televisivi e siti web.

Le deleghe in materia di Pari opportunità riguardano vari settori: dalla violenza di genere, all’imprenditoria femminile, dalle misure per la parificazione dei salari tra uomo e donna, fino ai matrimoni forzati. Durante la sua audizione, Boschi non ha mancato di sottolineare le criticità, a distanza di tre anni dall’approvazione della legge sull’istituzione del piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere, a partire dalle risorse non spese: “a fine giugno non c’era una conoscenza puntuale delle risorse messe a disposizione delle Regioni per le case rifugio e i centri anti-violenza. Si trattava di 30 milioni nel biennio precedente.

La prima attività che abbiamo impostato è stata quindi la verifica dell’utilizzo di queste risorse. Una prima ricognizione ci ha indicato un dato preoccupante: circa 10 milioni di risorse messe a disposizione non sono state spese dalle Regioni”.

Su questo punto però “non c’è una responsabilità del governo: la responsabilità è delle Regioni. In questo assetto istituzionale sono loro che ricevono i finanziamenti e devono farsi promotori di distribuire le risorse e sono responsabili dell’utilizzo e della rendicontazione. Il governo non ha poteri sostitutivi o coercitivi, si basa sulla leale collaborazione tra Stato centrale e Regioni. Le difficoltà riscontrate sull’utilizzo delle risorse non hanno niente a che vedere con il governo centrale”.

Nello specifico, “Lazio e Molise hanno avuto i problemi maggiori a spendere le risorse, in particolare a Roma. Questo dipende dall’assetto legislativo tra Lazio, Roma capitale e Città metropolitana, un assetto di definizione delle funzioni” che mostra poca chiarezza sulle “competenze”, ma “stiamo lavorando per trovare una soluzione – ha assicurato –. Altre Regioni non hanno destinato puntualmente le risorse ai centri, ma magari a politiche sociali meritevoli ma non strettamente previste dal piano”.

Per il piano anti-violenza, invece, i finanziamenti “sfiorano i 19 milioni. Ho istituito e convocato la cabina di regia, le risorse verranno portate quanto prima in Conferenza Stato-Regioni. Intendiamo superare i problemi del passato individuando criteri di riparto ed erogazioni che premino la qualità ed erogando in modo selettivo per evitare che le risorse vengano disperse”. Saranno anche “individuate linee comuni di rendicontazione per essere più trasparenti possibili”. Intanto la ministra ha avuto “due incontri con rappresentanti di Regioni e Comuni per discutere il piano di riparto e le linee guida e con i rappresentanti della rete dei centri anti-violenza”.

Regioni inadempienti, anche per quanto riguarda gli asili nido: “con la prima legge di Stabilità varata dal governo sono stati stanziati 100 milioni di euro per la realizzazione di nuovi asili nido che però non sono stati utilizzati, non sono ancora stati spesi dalle Regioni”. Ciò fa sì che sia “difficile per il governo immaginare di mettere ulteriori risorse sugli asili nido visto che i 100 milioni non sono ancora stati spesi”, ha sottolineato Boschi. La ministra ha poi fatto sapere che “è verosimile che i 2 milioni di euro ancora non spesi” per i voucher asili nido e baby sitter “siano erogati entro la fine dell’anno, perché il provvedimento è alla Corte dei Conti”.

Boschi si è infine focalizzata sul Fertility Day, una campagna comunicativa “in parte sbagliata”, ma dai contenuti condivisibili: “credo che la ministra Lorenzin, che ha immaginato questa campagna di comunicazione, sia stata la prima ad ammettere che era sbagliata. Io ho detto che non condividevo la campagna e come Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ndr) abbiamo fatto rilevare che una parte della campagna era sbagliata per alcuni soggetti scelti. Credo poi che l’iniziativa avesse un obiettivo in sé condivisibile: informare le donne sulla parte che riguardava i rischi collegati a patologie e malattie e sulla fertilità. E’ ovvio che una campagna non possa essere esaustiva, il governo non pensa che una campagna possa essere esaustiva della tematica. Il governo pensa che la maternità sia una libera scelta, non c’è dubbio. Il nostro compito è far sì che sia davvero una libera scelta e non una scelta obbligata. Questo riguarda le politiche del lavoro, gli asili nido, i voucher per baby sitter”.