Commercio, la criminalità sottrae 26,5 mld e 180mila posti all’anno

Criminalità: secondo un’indagine Confcommercio, 1 imprenditore su 10 ha subito estorsioni e il 61% ha ceduto

Estorsioni, rapine, furti, racket, usura e taccheggio costano ogni anno alle imprese del commercio 26,5 miliardi di euro e 180mila posti di lavoro regolari. A tracciare il quadro sui fenomeni criminali è la Confcommercio in un report in collaborazione con Gfk Eurisko.

Nel dettaglio, dalla ricerca emerge che nel 2016 un imprenditore su dieci ha ricevuto minacce o intimidazioni con finalità estorsive; mentre un imprenditore su sette ha dichiarato di conoscere altre imprese che sono state oggetto di minacce (dato in crescita di 2 punti percentuali rispetto al 2015). Si tratta soprattutto di pressioni psicologiche (nel 77 per cento dei casi); e il 61 per cento degli imprenditori minacciati ha ceduto alla richiesta estorsiva. La ricerca ha coinvolto un campione di 900 imprenditori nel commercio e nei servizi: i più bersagliati risultano essere gli alimentari (14 per cento) e i pubblici esercizi (12 per cento). Al Sud sale al 79 per cento il numero di chi dichiara di aver ceduto alla richiesta.

Per quanto riguarda la percezione della criminalità, per l’86 per cento degli imprenditori le leggi che contrastano i fenomeni criminali sono inefficaci. Quasi tutte le imprese (89 per cento) sono favorevoli all’inasprimento delle pene e l’85 per cento ritiene che non si scontino realmente le pene per i reati commessi. Queste valutazioni negative sono più accentuate al Nord Est, tra tabaccai e pubblici esercizi. Come difendersi? Quattro imprenditori su cinque hanno adottato almeno una misura di sicurezza per proteggersi dalla criminalità. Le principali riguardano l’utilizzo di telecamere/impianti di allarme (52 per cento), la stipula di un’assicurazione (34 per cento), le denunce e la vigilanza privata (25 per cento), queste ultime entrambe in aumento rispetto al 2015. Fra le iniziative ritenute più efficaci per la sicurezza delle imprese si conferma la richiesta di certezza della pena, che risulta comunque in aumento rispetto al 2015 (78 per cento contro il 73); mentre si riduce la domanda di maggiore protezione da parte delle forze dell’ordine (54 per cento contro il 62 dell’anno precedente).