CREA, è donna il futuro dell’agroalimentare italiano?

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I risultati dell’incontro organizzato dal CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura) e l’analisi dell’economia agraria

Si è tenuto il 17 novembre, all’Accademia dei Georgofili, di Firenze un incontro sul futuro dell’agroalimentare italiano organizzato da CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) al quale hanno partecipato autorità ed esperti del settore. Un momento anche per fare il punto della situazione visto anche i cambiamenti climatici che il nostro Paese sta attraversando.

“Siamo di fronte a un cambiamento epocale che desidera risposte globali. In questo panorama, l’agricoltura riveste un ruolo di primaria importanza con due elementi fondamentali: produttività e sostenibilità. L’Accademia dei Georgofili, con oltre 260 anni di storia e più di 800 accademici presenti nel mondo, è un’istituzione super partes che ha sempre operato per il bene dell’agricoltura e desidera continuare per questa strada, naturalmente al passo con i tempi che richiedono sempre più innovazione” ha spiegato il presidente dell’Accademia dei Georgofili Giampiero Maracchi.

Un confronto che vede da una parte le biotecnologie sostenibili e l’agricoltura digitale e dall’altra la volontà e l’impegno di molti addetti del settore per tutelare e prelevare antiche pratiche e i loro prodotti. Due universi che a volte si trovano sulle sponde opposte ma che, trovando sinergie e pratiche collaborative, permetteranno all’agricoltura italiana di proiettarsi a pieno titolo nel prossimo decennio.

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Stiamo parlando di un settore che con 54mila imprese, 385mila addetti e un fatturato 2016 stimato in 134 miliardi di euro rappresenta il secondo comparto manifatturiero italiano posizionandosi al terzo posto in Europa, a ridosso dell’Industria alimentare tedesca e francese.

Un comparto dove la presenza femminile diventa sempre più importante, come ci ha spiegato Catia Zumpano, ricercatrice Crea: “il ruolo delle donne è sempre più importante anche se negli ultimi anni si sta assistendo al ritorno degli uomini nelle posizioni dominanti a causa delle crisi. Le donne sono presenti in agricoltura sociale, ospitalità con gli agriturismi, trasformazione dei prodotti e vendita”.

Secondo l’Annuario dell’agricoltura italiana 2014 la manodopera femminile agricola annovera 225.000 unità pari al 28% del totale degli addetti. Un valore che, come ha confermato la dottoressa Zumpano, evidenzia il calo della presenza femminile rispetto al 2013 dello -0,4%.

Se vogliamo avere una fotografia completa della presenza femminile in agricoltura osservando la distribuzione geografica, vengono fuori “due Italie”. La prima al Sud, dove il calo delle “quote rosa” è costante (-5,9%) – ma d’altro canto in questa parte del Paese si concentra la metà di manodopera femminile nazionale (49%). La seconda al Centro e al Nord, dove in entrambe le aree si registra, rispetto al 2013, un aumento di manodopera (rispettivamente del 5,9% e del 4,2%).
Dati importanti che vedono, anche se con alti e bassi, una presenza femminile in un settore che fino a pochi anni fa era di esclusivo dominio maschile.

“La presenza delle donne in agricoltura è dovuta anche alla maggiore attenzione verso i consumatori da parte femminile non solo per il menage familiare, in quanto sono loro che fanno la spesa e preparano i pasti, ma proprio per una sensibilità e maggior attenzione alla qualità dei prodotti” ha continuato Catia Zumpano. Un punto su cui la ricercatrice del CREA ha insistito è il fatto che le “donne accettano la sfida, sono più coraggiose, rischiano molto di più dei colleghi uomini. Purtroppo, come in tutte le cose, le pari opportunità sono teorizzate benissimo ma poco attuate nella realtà. La componente femminile è una grossa opportunità per il futuro solo se viene data la possibilità alle donne di recuperare le tradizioni, i prodotti e la cultura agricola di un tempo”.