Lavoro in primo piano: Gentiloni presenta la sua prossima attività di governo

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Durante la conferenza stampa di chiusura di fine anno del Presidente del Consiglio, il neo Presidente Paolo Gentiloni ha illustrato ai giornalisti il suo programma di governo

Parola d’ordine del nuovo Governo: Continuità. Continuità con il precedente Governo Renzi. Ha tenuto a ribadirlo il nuovo Presidente del consiglio dei ministri Paolo Gentiloni in occasione della tradizionale conferenza stampa di fine anno che dovrebbe essere un sunto dell’attività svolta dal governo durante l’anno stesso ma che in questo caso è stata una presentazione della prossima attività di governo anche se il Presidente Gentiloni ha subito sottolineato che continuerà l’opera del governo precedente: “il Governo proseguirà perché non abbiamo finito e soprattutto non abbiamo scherzato”.

Il Presidente del Consiglio insediatosi 15 giorni fa, spiega: “il Governo nasce all’indomani delle dimissioni di Matteo Renzi provocate dalla sconfitta referendaria, un risultato che non si cancella ma non bisogna nemmeno cancellare il lavoro svolto in questi anni da un governo del quale io stesso ho fatto parte: si è fatto un grandissimo lavoro, considerando anche i tanti eventi straordinari che si sono succeduti e che abbiamo dovuto affrontare, dal Giubileo al terremoto, dal terrorismo agli incidenti disastrosi all’aumento dei flussi migratori”.
Così in parte il Presidente Gentiloni un sunto dell’attività svolta dal governo precedente la fa, mettendone in risalto alcuni punti: “è cresciuto il lavoro stabile” afferma: “di 700mila nuovi posti di lavoro i due terzi sono a tempo indeterminato. Ed è cresciuta l’economia. Abbiamo abbassato le tasse. E ora l’Italia ha un maggior ascolto a livello internazionale, essendo finito il periodo di debolezza che ci ha portato ad accettare senza battere ciglio le decisioni prese da altri Paesi dimenticando che il nostro è uno dei 3 Paesi principali dell’Unione Europea e quindi dobbiamo interloquire con gli altri non come questuanti ma come fondatori dell’UE”.

Non poteva d’altronde non esimersi dal continuare un’opera di governo alla quale ha partecipato in prima persona e ricorda onestamente che lui è un esponente del PD, anzi uno dei suoi fondatori essendo tra l’altro uno dei pochi “superstiti” del “comitato dei 40” che si riunì per sancirne la costituzione. E che il segretario del PD è Matteo Renzi, “una persona che stimo e con la quale collaboro da oltre 15 anni”. Di conseguenza, la continuità ci sarà e ci sarà perché “io voglio completare le riforme. La continuità della squadra di governo da qualcuno è considerata un limite ma io rivendico questa continuità sul piano politico. La discontinuità la auspico solo nella fecondità della dialettica parlamentare”. E apre la porta agli altri schieramenti politici sulla legge elettorale: “Siamo disponibili alla discussione sulla legge elettorale perché la legislatura è interesse delle nostre istituzioni e non di chi vuole accorciare o allungare il periodo di governo. La stabilità è importante ma non deve tenere in ostaggio la democrazia. Quindi il nostro Governo farà di tutto per stimolare la discussione e accelerare il dibattito parlamentare al riguardo, ma non ha alcuna intenzione di fare proposte su una particolare forma elettorale perché ritengo che questo debba essere un compito esclusivamente parlamentare”.

Le priorità del Governo Gentiloni saranno tre e non sono una novità, perché sono sulla bocca di vari ministri già da diversi giorni e dunque ampiamente diffuse: Lavoro, giovani e Sud. Si tratta di tre temi “sui quali occorre lavorare ancora perché, nonostante gli ampi sforzi fatti, i risultati appaiono ancora distanti”. Rispondendo alle domande dei giornalisti che fanno notare le critiche negative che hanno ricevuto riforme come quella del Jobs Act, Gentiloni difende la riforma del lavoro a spada tratta spiegando che ci sono sì alcune cose da modificare ma che non la si può ritenere di certo un fallimento. E allora vediamo cosa intende modificare nel campo del lavoro che è quello che interessa maggiormente le nostre lettrici e i nostri lettori.

“Il Jobs Act è a mio avviso un’ottima riforma. Eppure qualcosa non ha funzionato. Non ha funzionato ad esempio il credito d’imposta nel Mezzogiorno, alle aziende che assumevano. Non ha portato i risultati sperati”. Secondo Gentiloni quindi bisogna capire perché le imprese non ne abbiano approfittato e non abbiano assunto. A questo punto è meglio eliminare tale misura? Però il Presidente del Consiglio sottolinea anche che nel contesto occidentale nel quale viviamo, con la situazione occupazionale in corso in tutta Europa, “i nostri numeri vanno nella direzione giusta”. Ma un’altra iniziativa che si è mostrata per alcuni versi “traballante” è quella dei Voucher. Nati per far emergere il lavoro nero, in realtà c’è chi li usa per evitare le assunzioni. “Dobbiamo ancora sviluppare la riforma del lavoro e correggere ciò che non va. Ma i Voucher non sono un virus che semina lavoro nero nella nostra società, anzi. Grazie ad essi tanti studenti, giovani e pensionati che prima lavoravano completamente in nero ora lavorano nella legalità. Abbiamo constatato però che in alcuni settori l’uso dei Voucher va limitato perché se ne sta abusando. Un eccesso di utilizzo che ne sta snaturando la funzione. Per questo abbiamo in atto una revisione delle loro modalità di utilizzo. Però, anche se nella concezione attuale non vanno bene, non sono certo i Voucher la madre di tutti i problemi di lavoro nel nostro Paese, tanto più che rappresentano solo lo 0,23% del costo del lavoro in Italia”.
Quindi il Presidente insiste: “Il numero dei disoccupati è diminuito negli ultimi 2 o 3 anni in modo significativo, ma non quanto ci si era aspettati. La nostra riforma è stata positiva. Dobbiamo solo individuare e correggere quello che non va ma continueremo sulla linea individuata e troveremo meccanismi più efficaci per sboccare la situazione. Soprattutto al Sud, dove il credito d’imposta non ha funzionato: dobbiamo fare in modo che si superi il differenziale di crescita”.

Ai giornalisti che gli chiedono se ha intenzione di compiere un passo in direzione del reddito di cittadinanza o del reddito di inclusione Gentiloni risponde no o comunque di certo non presto. No perché non crede in un “reddito felice” per tutti ma anche perché si dichiara non in grado, allo stato attuale di inizio del mandato governativo, di assumere decisioni di questo tipo, prendendo impegni che non è sicuro di poter portare a compimento – e tra questi impegni che non si può assumere al momento c’è anche la riduzione dell’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche). D’altronde qualcosa in direzione di uno strumento di tutela universale è allo studio – aggiunge – ma si tratta più che altro di uniformare i diversi interventi già esistenti. In ogni caso non può realizzarsi un intervento ad hoc che permetta a tutti di avere un reddito minimo garantito perché ciò potrebbe disincentivarli dalla ricerca di un lavoro.

Ma al lavoro spesso è collegato il risparmio e così i giornalisti partono all’attacco della prima “mossa” del Governo Gentiloni, ovvero il Decreto “Salva risparmio” – indicato così dal governo ma rinominato Decreto “Salva banche” o “Salva Monte Paschi di Siena” da alcuni esponenti della società. Con questo Decreto noi abbiamo di fatto salvato i risparmiatori – sottolinea Gentiloni – perché tutti i lavoratori hanno un conto in banca e molti hanno investito i propri risparmi. E su questo decreto infatti si è trovata un’ampia apertura da parte di tutte le compagini politiche in Parlamento.
Nel video che segue mostriamo uno stralcio del suo intervento al riguardo:

Concludiamo con un altro tipo di lavoro di cui si è parlato, ovvero il nostro, quello giornalistico. Come ogni anno in apertura di conferenza stampa è il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti a prendere la parola e a porre la prima domanda al Presidente del Consiglio. Già da qualche anno il Presidente Enzo Iacopino pone al Presidente del Consiglio in carica le stesse questioni: lo sfruttamento dei giornalisti, la loro precarietà lavorativa, le minacce e le querele che ricevono a scopo intimidatorio per impedire che parlino di questioni “scomode” per qualcuno. Riportiamo di seguito uno stralcio dell’intervento del Presidente Iacopino che pone la questione e della risposta del Presidente Gentiloni:

https://www.youtube.com/watch?v=k1jF5Auz2vQ

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Daniela Molina
Direttore di Donna in Affari.it