Sanità, il parto all’attenzione del Parlamento

In commissione Affari sociali della Camera approdano 8 proposte di legge sul parto. C’è anche l’introduzione del reato di violenza ostetrica

Che sia fisiologico, cesareo o a casa, il parto entra in commissione Affari sociali della Camera. Sono infatti otto le proposte di legge che ruotano attorno alla tutela dei diritti della partoriente e del neonato all’attenzione di Montecitorio. I progetti sono stati presentati da: Paola Binetti (Udc), Elena Carnevali (Pd), Vega Colonnese (M5S), Vittoria D’Incecco (Pd), Benedetto Fucci (Misto), Marisa Nicchi (Sinistra Italiana), Daniela Sbrollini (Pd), e Adriano Zaccagnini (Misto).

Nella prima metà di gennaio si sono svolte le audizioni di esperti e rappresentanti di associazioni per entrare nel dettaglio delle innovazioni che si intende apportare nel settore. In particolare, i diversi progetti di legge mirano a disincentivare il ricorso al taglio cesareo il cui numero in Italia, al Sud in particolare, detiene percentuali da record rispetto ad altri paesi europei. Nelle proposte si evidenzia che in Italia la percentuale di parti cesarei è del 36,3 per cento e la quota più elevata si registra in Campania (56,6 per cento), seguita da Sicilia (42,5 per cento), Puglia (41,7 per cento) e Lazio (39 per cento).

C’è anche chi spinge per incentivare i parti in casa. Una volontà che, anche per le valutazioni emerse ad esempio da Cittadinanzattiva, si scontra con le carenze del sistema sanitario, come la disponibilità di ambulanze in caso di emergenza.

Nelle proposte di legge, inoltre, ci si sofferma sulla necessità di informare maggiormente le partorienti prima, ma anche durante il parto: un consenso informato che tranquillizzi le donne, fino ad arrivare alle sanzioni per gli episodi di violenza ostetrica.

Per violenza ostetrica di intende: “negare un’assistenza appropriata in caso di emergenze ostetriche; obbligare la donna a partorire in posizione supina con le gambe sollevate; ostacolare o impedire il contatto precoce del neonato con la madre senza giustificazione medica; ostacolare o impedire il processo fisiologico del parto mediante l’uso di tecniche di accelerazione del parto senza il consenso espresso, libero, informato e consapevole della donna; praticare il taglio cesareo in assenza di indicazioni mediche e senza il consenso espresso, libero, informato e consapevole della donna; esporre il corpo della donna violando la sua dignità personale”.

La proposta mira ad introdurre un reato ad hoc con la reclusione da due a quattro anni. Sul punto è già attiva da diversi mesi la campagna social #bastatacere.