Carta delle libertà e dei diritti delle donne maltrattate

foto-Ministro Orlando

Varata dall’AIAF, l’Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia ed i Minori, la Carta di Verona per le libertà e i diritti delle donne maltrattate

La “Carta delle libertà e dei diritti delle donne maltrattate” è stata redatta “per sensibilizzare la società civile sulle libertà e i diritti delle donne che sono calpestati sistematicamente” spiega l’AIAF. Questo documento è anche un contributo alla giornata del One Billion Rising Revolution, che si terrà il 14 febbraio, e durante la quale un miliardo di persone manifesterà pacificamente contro ogni violenza, discriminazione, disuguaglianza su donne e bambine. Promotrice della Carta delle libertà e dei diritti delle donne maltrattate è stata la sezione Veneto dell’Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia ed i Minori insieme con il Segretario nazionale, l’avvocata Gabriella De Strobel.

Con questo documento, che sostiene i diritti delle donne che hanno subito violenza o ne siano a rischio, viene anche chiesto al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, di istituire un Osservatorio Permanente sulla violenza domestica. Gli avvocati aderenti all’AIAF hanno sottoscritto il documento ed invitano i loro colleghi a fare altrettanto allo scopo di impegnarsi ad “assicurare tutela, per quanto di loro competenza, ai diritti e alle libertà delle donne maltrattate”.

Perché gli avvocati? Perché sono i primi a rendersi conto di come la legislazione italiana “seppur adeguata sul piano delle previsioni repressive di natura penale, risulti carente di un quadro globale di misure di prevenzione, protezione e assistenza a favore di tutte le donne vittime di violenza”. Con la loro azione intendono dunque stimolare il legislatore ad attuare delle politiche congrue su questa materia tanto sensibile, considerando che in Italia sono migliaia le donne che ogni anno subiscono maltrattamenti e violenze fisiche e psicologiche da un compagno, un familiare o un parente. Il coinvolgimento del Governo è anche richiesto dal momento che il Ministro potrebbe istituire l’Osservatorio permanente presso la propria sede nazionale, con una serie di uffici collegati presso le proprie “filiali” regionali che raccolgono i dati sulla violenza domestica. Al Ministero confluirebbero dunque i dati raccolti dagli uffici regionali affinché si possano coordinare le politiche di tutela e prevenzione allo scopo di fornire le basi necessarie al legislatore per migliorare la normativa esistente.

Ecco di seguito la Carta di Verona, ovvero:

La Carta delle libertà e dei diritti delle donne maltrattate

1. La libertà per ogni donna di scegliere quando sia il momento di interrompere un rapporto diventato molesto laddove una sola parola, un solo gesto denigratorio, un solo schiaffo divengano quel “troppo” da dover sopportare.

2. Il diritto di recarsi presso le forze dell’ordine competenti nella certezza di ottenere un pronto ascolto da parte di donne e uomini specificamente formati in grado di comprendere le violenze ed i maltrattamenti fisici e morali subiti pur se non compiutamente espressi.

3. Il diritto a poter sporgere denuncia o querela senza ritardo, perché anche il tempo è violenza, e senza inviti a ripensamenti dimostratisi troppo spesso occasione per dare luogo all’ennesimo caso di femminicidio o di maggior violenza.

4. La libertà di scegliere da donne come ri-diventare tali sempre potendo autonomamente decidere come pensare, come amare, come abbigliarsi anche in modo difforme dal modello sociale imposto per le donne.

5. Il diritto se donna straniera ad essere accompagnata nel faticoso percorso di denuncia di maltrattamenti e discriminazioni e ad essere adeguatamente sorretta da una mediatrice culturale che sappia tradurre e interpretare le sue esigenze.

6. Il diritto, se persona offesa da reati di maltrattamenti, violenza sessuale o atti persecutori a vedere il proprio caso trattato con priorità (spostate le parole e aggiunto “proprio”) in sede processuale sia civile che penale.

7. La libertà di poter continuare la propria esistenza di donna senza essere sradicata dai propri mondi dovendo essere l’autore della violenza di genere che va sottoposto a misure cautelari adeguate, proporzionate ed effettive rispetto alla gravità dei fatti commessi.

8. Il diritto per ogni donna maltrattata e perciò vulnerabile ad essere tutelata attraverso l’adozione rapida e l’esecuzione efficace degli ordini di protezione in sede sia civile che penale.

9. La Libertà di non vivere l’angoscia delle situazioni pericolose consapevole che sotto scacco non è mai una donna offesa ma un uomo autore di violenza che non ha saputo elaborare l’abbandono e per questo ricorre al solo modo che dimostri la superiorità rispetto alla donna ossia la forza fisica.

10. Il diritto delle donne ad essere informate ed aggiornate sugli strumenti di prevenzione e di assistenza contro la violenza domestica e di poter essere incluse in programmi di prevenzione e protezione elaborati dalle associazioni di categoria territorialmente competenti.

11. il diritto di non essere né maltrattata né uccisa e il diritto, per i figli di donna maltrattata, di non restare orfani;

12. Il diritto di non vedersi offese negli scritti di controparte con valutazioni che riguardano la persona o lo stile di vita o il lavoro basate su pregiudizi o comunque dirette a esercitare pressioni perché si rinunci a far valere i propri diritti piuttosto che affrontare l’umiliazione di una difesa che si sposta dai fatti alla vittima.

AL FINE DI ASSICURARE EFFETTIVA TUTELA AI DIRITTI E ALLE LIBERTÀ DELLE DONNE COME SOPRA ENUCLEATI

DISPONE
l’istituzione di un OSSERVATORIO PERMANENTE presso le AIAF REGIONALI E NAZIONALE per la raccolta e il monitoraggio dei dati relativi alla violenza domestica e

CHIEDE
AI SENSI DEGLI ARTT. 10 ED 11 DELLA CONVENZIONE DI ISTANBUL
al Ministro della Giustizia l’istituzione di un osservatorio nazionale permanente presso il Ministero stesso dove far confluire i dati raccolti al fine di sviluppare il coordinamento e la vigilanza delle politiche di tutela e di prevenzione e migliorare la legislazione e la prassi esistente.