Confartigianato, intervista a Daniela Rader

Per la neo presidente di Donne Impresa Confartigianato, Daniela Rader, “senza impresa non c’è futuro. In Italia permangono ancora sacche di pregiudizio verso il lavoro femminile, ma se sei brava il mercato ti premia”

La crisi economica non conosce genere e costringe ogni giorno l’intero tessuto imprenditoriale italiano a mettersi in gioco, a reinventarsi. E per le donne imprenditrici la sfida è doppia: bisogna conciliare lavoro e vita privata, bisogna lottare contro i pregiudizi di genere. Parola di Daniela Rader, neo presidente di Donne Impresa Confartigianato.

Pochi giorni fa è stata eletta alla presidenza di Donne Impresa Confartigianato. Quali sono i punti cardine del suo programma?

Il nostro obiettivo consiste nel far emergere la specificità delle imprese guidate da donne nell’attività di Confartigianato. Daremo il nostro contributo di istanze e di proposte per quanto riguarda l’impatto del lavoro delle imprenditrici nell’economia e nella società, le leggi e i diritti per l’impresa. Vogliamo contribuire a migliorare le condizioni in cui operano le nostre colleghe imprenditrici.

Quali le sfide che Donne Impresa Confartigianato deve affrontare per agganciare la ripresa?

La crisi non è finita e non conosce ‘genere’ maschile o femminile: ha sconvolto le vecchie regole, ci costringe tutti, uomini e donne, a ripensare la nostra attività, a reinventarci soluzioni per rimanere competitivi sul mercato. Le nostre imprenditrici combattono ogni giorno e il Movimento Donne Impresa Confartigianato è al loro fianco per accompagnarle nel percorso di qualificazione, innovazione, ricerca di nuovi mercati. Soprattutto, ci battiamo affinché sia più semplice fare impresa in Italia. Sono convinta che potremo agganciare la ripresa se chi guida il Paese riconoscerà i nostri sforzi e valorizzerà l’impegno delle artigiane, delle donne impegnate in micro e piccole imprese, interpreti eccellenti del ‘saper fare’, dei valori della tradizione produttiva italiana, dell’unicità. Tutto ciò per il quale l’impresa è apprezzata in Italia e sui mercati internazionali trova successo.

La vostra Associazione conta 40mila imprenditrici artigiane. Nel settore permangono ancora discriminazioni di genere? E in che modo si manifestano?

In generale, in Italia è più difficile fare impresa rispetto a quanto avviene negli altri Paesi. Ma sulle imprenditrici, indipendentemente dal loro talento e dalle loro capacità, pesa anche il carico della gestione della famiglia e non solo. Permangono purtroppo sacche di pregiudizio verso il lavoro delle donne, però non dobbiamo trincerarci dietro quello che talvolta diventa un alibi per mascherare le nostre esitazioni e le nostre debolezze: se sei brava, azzecchi l’idea giusta, non c’è pregiudizio che tenga, il mercato ti premia. Quindi, noi donne d’impresa dobbiamo lavorare su come migliorare le nostre competenze sul fronte dell’innovazione e della capacità di utilizzare le tecnologie digitali, sull’utilizzo degli strumenti per fare rete e per promuovere e vendere i nostri prodotti e servizi, per irrobustire le nostre capacità e potenziare le nostre performances.

In sostanza ‘nella diversità fare la differenza’ creando una prospettiva economica e sociale che è base per il futuro delle prossime leve imprenditoriali.

Il tema conciliazione dei tempi di vita e di lavoro è molto sentito in Italia. Come si fa ad essere donna, mamma e lavoratrice?

Questo è uno dei temi sul quale il nostro Movimento continuerà a battersi. Le donne, a prescindere dal tipo di lavoro che svolgono, dipendente o autonomo, devono poter contare sugli stessi diritti e tutele in caso di maternità o di malattia. Nella Legge di Stabilità 2017 Confartigianato ha vinto una battaglia storica con l’estensione del voucher baby sitting alle imprenditrici artigiane e alle lavoratrici autonome. Ma il nostro impegno non finisce qui.

Secondo lei il modello welfare italiano andrebbe cambiato? Quali strumenti andrebbero messi in campo?

In via di principio devono essere superate le disparità di trattamento tra tipologie di lavoro. E il welfare deve essere ‘a misura’ dei bisogni dei cittadini e delle imprese. Non chiediamo trattamenti di favore o corsie privilegiate, ma soltanto il rispetto di diritti che troppo spesso rimangono sulla carta. E’ a mio avviso importante riconoscere e far conoscere in modo approfondito il valore sociale di chi fa impresa che è sempre più rilevante e necessario ad un  sistema paese come l’Italia in cui, soprattutto la politica, non ha ancora capito che senza impresa non c’è futuro.