Curatore di mostre multimediali: emozioni in corso

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Una professione emergente, quella del curatore di eventi che utilizza le nuove tecnologie per tradurre in immagini e suoni i più celebri temi della cultura internazionale. Un po’ artista, un po’ tecnico, e forse anche psicologo

Comunicare emozioni attraverso la messa in mostra del patrimonio artistico internazionale. Non mediante la mera esposizione delle opere stesse, ma lungo un percorso articolato che coinvolge totalmente gli spettatori, complice il binomio di tecnologia e sensibilità.
È quanto hanno proposto alcuni lungometraggi apparsi negli ultimi anni sul grande schermo, dedicati ai più prestigiosi musei del mondo; in questi lavori i movimenti di macchina, il montaggio e la colonna sonora restituiscono all’opera la sua autenticità e amplificano il suo messaggio.
Ed ora anche lo spazio espositivo sta diventando un luogo di innovazione e ricerca artistica. Grazie al curatore di mostre multimediali, una figura emergente che deve possedere come requisito una profonda passione per l’arte, e probabilmente la capacità di abbandonarsi per primo al flusso emotivo. Come Rob Kirk, curatore della mostra Van Gogh Experience, temporaneamente a Roma presso Palazzo degli Esami, programmata da Grande Exhibitions, azienda australiana specializzata nell’interpretazione multimediale di contenuti che appartengono al mondo dell’arte, della letteratura o dell’immaginario collettivo, come ad esempio il personaggio di Alice nel paese delle meraviglie, o grandi predatori come gli squali. Nella mostra itinerante sul pittore olandese viene utilizzata una tecnologia che orchestra 50 proiettori che riempiono con le opere di Van Gogh schermi giganti, pareti e colonne, il tutto amalgamato dalla musica. Ne deriva la sensazione di completa immersione in uno spazio aperto e onirico in cui sembra di poter toccare le immagini, cogliendone ogni dettaglio di tecnica e di colore. Ci si rapporta in modalità intensa all’opera d’arte a prescindere dalla sua presenza reale.

Mostre di questo tipo, che combinano immagini, musica ed alta tecnologia, sono senza dubbio frutto di un lavoro di equipe. Ma nella cabina di regia il nome è quello del curatore, che dovrà quindi avere una competenza in ogni settore, o almeno dimostrare spiccata recettività nei confronti dei risultati portati dai professionisti del gruppo. “C’è inoltre da dire che l’ideazione e la realizzazione non costituiscono un lavoro finito, questo non si esaurisce con la nascita della mostra multimediale” spiega Rob Kirk. “Ogni location che viene raggiunta da una mostra multimediale itinerante necessita del vivo lavoro di tanti professionisti. Un’esposizione non sarà mai uguale ad un’altra.”

Per svolgere questa professione non occorre necessariamente un titolo accademico, anche se indubbiamente rappresentano maggiori garanzie di successo una laurea in storia dell’arte e una formazione in organizzazione di eventi in cui si impiegano le nuove tecnologie. “…e la conoscenza di regole fondamentali nel rapporto col pubblico: la chiarezza dell’intento che ci si prefigge serve per non deludere” prosegue Kirk. “In qualche modo bisogna saper essere il primo spettatore e porsi per primi certe domande circa il risultato che si ottiene, prima di offrirlo.”

Regista di emozioni: così Rob Kirk preferisce definire il suo lavoro. “Così come l’opera originale dialoga prima con l’anima dell’artista (nella sua creazione) e in seguito all’anima di chi osserva (pubblico, visitatore di un museo), le immagini riprodotte a grandi dimensioni e ‘illuminate’ dalle proiezioni, sono in grado di restituire emozioni complementari che non si sostituiscono a quelle degli originali ma ne potenziano gli effetti come in una cassa armonica. L’effetto è apprezzato a livello mondiale, non solo europeo. La mostra multimediale ha inoltre il pregio di stimolare il desiderio di entrare in contatto con l’opera originale o di ritornarvi.”

Una mostra multimediale riesce a penetrare un pubblico ampio ed eterogeneo, coinvolgendo di conseguenza sponsor e partner commerciali dei settori più svariati che aprono possibilità di progettazioni future sempre più stimolanti. “Citerei la capacità delle mostre multimediali di coinvolgere i bambini avvicinandoli all’arte come sensazione e atmosfera e far nascere da questa esperienza programmi didattici e di laboratorio, che possono poi essere sviluppati nelle scuole. Riceviamo testimonianze molto positive da parte di persone che hanno figli autistici e che ci raccontano di come attraverso la mostra multimediale e l’arte si crei un dialogo con l’esterno. Anche nel caso di alcune disabilità sensoriali, riceviamo molte richieste di visita della mostra proprio perché l’esperienza multimediale è originata da molteplici sorgenti e viene vissuta per come deve: emozionalmente.”