Emilia Romagna a fianco delle vittime di tratta e di violenza

La Giunta ha stanziato 900mila euro per due progetti specifici rivolti alle vittime

Un sostegno concreto alle vittime di tratta e di violenza, anche di genere, per il sostegno nella ricerca di lavoro e inclusione sociale. La Giunta regionale dell’Emilia Romagna ha approvato due progetti di orientamento e formazione stanziando quasi 900 mila euro del Fondo sociale europeo.

La prima azione, finanziata con oltre 500 mila euro, si rivolge potenzialmente a 174 persone, già in carico dei servizi competenti. In questo progetto sono previsti 14 percorsi di orientamento e formazione per l’acquisizione di nuove competenze che permettano l’inserimento lavorativo, anche attraverso opportunità di tirocinio. I settori individuati come utili per l’ingresso nel mondo del lavoro sono quelli della produzione e distribuzione pasti, dei servizi di pulizia, della progettazione e produzione tessile, del marketing e delle vendite. La seconda azione approvata si rivolge invece a 300 donne vittime di violenza, già prese in carico dai Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna che sono presenti in 12 città del territorio regionale (Bologna, Faenza, Ferrara, Carpi, Imola, Lugo, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini). Con un finanziamento di oltre 320 mila euro, saranno realizzate azioni di accoglienza, presa in carico, orientamento e supporto all’inserimento lavorativo, con la costruzione di un progetto personalizzato. Saranno realizzati percorsi di formazione permanente della durata tra le 16 e le 70 ore per acquisire competenze di base e tecnico professionali nelle aree professionali con le maggiori opportunità di avviare tirocini e sbocchi professionali.

“Con questo provvedimento vogliamo incrementare la partecipazione delle persone maggiormente vulnerabili al mercato del lavoro”, spiega l’assessore regionale alla Formazione e al Lavoro, Patrizio Bianchi, con l’obiettivo di “accompagnare le persone ad uscire da una condizione di svantaggio e marginalità attraverso un reddito da lavoro anche autonomo”. I progetti di orientamento e di formazione assumono un ruolo “centrale” nella lotta alla violenza di genere, perché “ottenere un lavoro – sottolinea l’assessore alla Parità, Emma Petitti – è uno dei primi passi importanti per un pieno reinserimento nella società e quindi per uscire dall’ambiente di violenza”.