Fieg, dalle black box alle legal box: lotta alle insidie del web nella comunicazione

Dalle black box alle legal box lotta alle insidie del web nella comunicazione

Alla Fieg dibattito sulle strategie per affrontare i cambiamenti che l’avvento della Rete ha portato nella diffusione di informazioni e combattere i fenomeni che minano la loro credibilità

Come rendere l’informazione digitale più trasparente e veritiera? E come adattarsi ai nuovo modi di comunicare dell’era di internet districandosi tra le insidie del web?
Sono le domande cui hanno cercato di rispondere esperti e professionisti della comunicazione durante l’incontro dibattito, svoltosi nella sede romanda della Fieg (Federazione italiana editori giornali), intitolato “Dalle black box alle legal box: digitale tra ambiguità e responsabilità”.
Alla tavola rotonda, moderata dalla giornalista Maria Latella, hanno partecipato grandi nomi del giornalismo, del mondo istituzionale e accademico e della pubblicità: il Prof. Ruben Razzante, docente di Diritto della Comunicazione e dell’Informazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, il Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Giovanni Pitruzzella, il Presidente dell’Upa (Utenti Pubblicità Associati), Lorenzo Sassoli de Bianchi e il Presidente della Fieg Maurizio Costa.

Occuparsi seriamente del modo in cui la comunicazione sta cambiando a livello mondiale, andando a ritracciare quali siano le maggiori difficoltà da superare sia per fare informazione sia per accedere all’informazione sul web, realizzando un nuovo sistema di regole per superarle, è un dovere degli Stati per garantire la difesa del diritto alla conoscenza dei cittadini nonché la democrazia stessa. Concetto, quello di democrazia, che con l’avvento dei social network e della disintermediazione dell’informazione troppo spesso viene sfumato e travisato, in un ambito, il web, privo di un reale controllo.

Uno dei primi ad intuire che la comunicazione digitale non è più un problema esclusivo degli addetti ai lavori ma, nel processo di disintermediazione, coinvolge tutta l’opinione pubblica come parte attiva nel processo di fruizione e di creazione delle notizie, è stato il Prof. Razzante.
Temi come la privacy, il diritto all’oblio, la deontologia, le fake news sono stati individuati dal Prof. Razzante come punti nodali dai quali partire per una regolamentazione dell’informazione digitale e un più consapevole uso dei nuovi media. Aspetti che non appartengono solo ai professionisti, ma si estendono a tutta la filiera dell’informazione di cui ormai fanno parte anche coloro che, prima dell’era digitale, erano esclusivamente utenti.

Sulla privacy, lo scorso anno, con effetti dal 2018, sono state introdotte norme che rafforzano la tutela del cittadino anche su internet.
Riguardo al diritto all’oblio invece è necessario divenire consapevoli che nulla potrà mai essere totalmente cancellato dalla rete una volta diffuso in essa. I gestori dei social e dei motori di ricerca possono e devono introdurre dei correttivi che riducono di molto le probabilità di trovare il contenuto, ma questi rappresentano argini, tutele sì, ma non rimozioni complete.

Le Fake News (false notizie)

Che i social network costituiscano ormai una fonte primaria di notizie è riconosciuto professionalmente nell’operato dei giornalisti, ma è necessario da una parte avere strumenti che contrastino la possibilità di cadere in fake news (notizie false, convenzionalmente note come bufale) dall’altra mantenere un codice di comportamento deontologicamente corretto, in continuità con la propria professione, anche sul profilo privato, quando il giornalista entra nel social.

L’aspetto delle fake news è stato il tema caldo del dibattuto. Tutti i relatori hanno espresso una loro posizione su come combattere la diffusione della falsa informazione. Il Prof. Razzante ha messo in evidenza chiaramente la complessità della lotta alle fake news in assenza di linee guida precise e la necessità che contro il fenomeno si organizzino sinergicamente organi di stampa, operatori dell’informazione, istituzioni e provider.
La capacità delle fake news di manipolare l’opinione pubblica impone un impegno condiviso, che non può prescindere dal sostegno governativo.

Il Prof. Pitruzzella ha individuato una soluzione possibile nella creazione di un organismo garante che si occupi di controllare e bloccare la diffusione di bufale. Qualche perplessità è stata sollevata verso la proposta, che potrebbe scadere nella censura laddove sull’informazione si dovesse imporre un organo esterno a far da controllore. Tuttavia, in un panorama in cui di fatto i professionisti dell’informazione non sono più gli unici detentori della notizia, l’istituzione di un sistema di controllo potrebbe essere valutato.

Di parere diverso è il direttore Fontana, che ha richiamato la professionalità del giornalista come maggiore, ed anche sufficiente, garante della verità.
Quando un giornalista esegue in modo corretto il proprio mestiere, verificando in prima persona le fonti e non solo affidandosi ad esse seppur accreditate, incrociando più fonti, rispettando i principi della deontologia, approfondendo senza fretta di pubblicazione, correggendosi rapidamente in caso di errore, si assume la responsabilità di fornire al cittadino la migliore informazione possibile.
Il ruolo della professione, secondo Fontana, è ancora oggi, nell’era digitale, l’elemento che fa la differenza.

Responsabilità e reati online

Il punto di vista di chi, con la comunicazione fa la reputazione ed anche la posizione economica di un’azienda, è dirimente sulla potenza della Rete e sui danni che dalla stessa possono derivare quando si incappa in una delle sue falle, che possono essere la deresponsabilizzazione identitaria di un’azione, la diffusione di informazioni scorrette, gli attacchi denigratori infondati nel commento pubblico.
Il Presidente Upa, Lorenzo Sassoli de Bianchi, ha spiegato come indubbiamente internet abbia aperto enormi opportunità per le aziende, concentrando investimenti e guadagni. La necessità di maggiore responsabilità e trasparenza si impone dal momento che l’eccesso di protezione dell’identità degli utenti di internet consente di commettere atti anche illeciti senza alcuna imputabilità, come ad esempio entrare in una pagina aziendale inserita in un aggregatore di informazione e cambiarne il contenuto a sfavore dell’azienda stessa, oppure commentare in modo diffamatorio con profili fake, oppure ancora commettere furti di identità o creare profili falsi delle aziende o dei suoi presidenti, diffondendo notizie scorrette.
Sassoli de Bianchi è dell’avviso che un organismo di controllo esterno potrebbe essere utile, avvicinandosi alla posizione di Pitruzzella e nella sua ipotesi tale organismo si configurerebbe nell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, cui chiunque, di fronte a situazione ambigue, potrebbe rivolgersi e sarebbe poi lo stesso Istituto ad agire verso i media.

Un preciso impegno a combattere la parte fallace della comunicazione digitale porta vantaggi su tutti gli utilizzi di internet e rende migliori i risultati positivi che internet ha portato alla società in termini di velocizzazione di procedure, di abbattimento degli intermediari tra un bisogno e la soddisfazione dello stesso, di diffusione di contenuti, di contatto e di concorrenza. Su quest’ultimo punto Sassoli de Bianchi ha precisato a Donna in Affari come la concorrenza, con l’avvento di internet, sia cresciuta ma divenuta più positiva e leale, aumentando in rete la possibilità di ottenere informazioni sulle aziende da più fonti e confrontarle tra loro e con quelle di altre aziende. Pertanto arginare quanto possibile le ambiguità della rete non è che un servizio alla libertà e alla soddisfazione di ogni fruitore.

Il Presidente della Fieg, Costa, raccordando i vari pareri, ha evidenziato come, per garantire la corretta informazione digitale, debbano coesistere nuove regole per tutto il sistema con la professionalità giornalistica, cui prestare la massima attenzione in direzione di una maggiore credibilità e costruzione del rapporto di fiducia con i lettori. Alle regole poi devono corrispondere specifiche sanzioni, perché regole senza sanzioni restano disattese.

La Rete, come il Prof. Razzante ha ben spiegato, sfugge ad una verifica puntuale di ogni azione e le enormi potenzialità viaggiano in parallelo ai lati oscuri, che nascondono pericoli. Regole sono indispensabili e debbono nascere da un processo condiviso tra i vari attori del sistema. La volontà di collaborazione non manca tra gli utilizzatori a vari livelli della filiera digitale, la questione preponderante al momento è quella di sensibilizzare i gestori della Rete a partecipare al confronto.