Fisco, addio agli studi di settore

Il vice ministro dell’Economia Casero annuncia che a breve sarà stilata una ‘road map’. Pronte anche nuove semplificazioni per l’Iva

Il fisco cambia veste e inizia l’anno nuovo con un processo di restyling a tuttotondo: dall’abolizione degli studi di settore ai nuovi adempimenti per l’Iva.

“Lo studio di settore diventa indice di fedeltà fiscale ed elemento di ‘compliance’ e, pertanto, il fisco analizza questi dati, inserendo il contribuente in una serie di ‘caselle’. Con questo sistema dovremo individuare il contribuente fedele”, che “potrà avere tutta una serie di vantaggi” e, invece, “soffermare l’attenzione sul contribuente infedele”, sul quale “ci saranno analisi e controlli”. Così il viceministro dell’Economia, Luigi Casero, illustra lo scenario successivo al superamento degli studi di settori, chiarendo che si tratterà “non più di uno strumento di accertamento. Si sta portando avanti la procedura, naturalmente questa viene incrociata con la Sose, la società del Tesoro che analizza tutti questi i dati e penso che, nel giro di un mese, potrà essere presentata una ‘road map’ con i tempi di questa riforma che noi riteniamo sia fondamentale per le politiche fiscali del Paese”.

Ma l’ammodernamento del fisco italiano non finisce qui. In tema di adempimenti per l’Iva, l’ipotesi è quella di “mantenere una periodicità trimestrale delle comunicazioni” e giungere ad “una semestralità dell’invio dei dati delle fatture”, così da vedere, in via sperimentale, “come funziona il sistema che porta ad un incrocio preventivo dei dati fra fatture emesse e ricevute”. D’altronde è lo stesso direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, a constatare che “il problema effettivo del Paese è quello di un’evasione” dell’Iva che è “doppia rispetto a quella europea”, fenomeno che, sebbene “in calo” grazie ad iniziative come la nuova forma di liquidazione dell’Iva – il cosiddetto split payment – resta ancora “molto alto”.

Le prossime settimane vedranno, poi, l’avvio di un tavolo con Agenzia delle Entrate, professionisti, associazioni e Confindustria sulla fatturazione elettronica, tema su cui a detta del presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani, “possiamo dare tanto”. Inevitabile il riferimento allo sciopero indetto dai sindacati di categoria, dal 26 febbraio al 6 marzo, come diretta conseguenza di “un sistema che non regge”, e in cui l’introduzione dei nuovi adempimenti Iva è stata “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.