La doppia piramide alimentare ambientale

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Presentata in occasione della seconda edizione del Festival del Giornalismo Alimentare di Torino insieme al Food Sustainability Media Award, la doppia piramide alimentare della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition

Il modello grafico della doppia piramide alimentare ambientale, elaborato dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition e presentato durante i lavori della seconda edizione del Festival del Giornalismo, tenutosi a Torino dal 23 al 25 febbraio scorso, affianca alla classica piramide alimentare una nuova piramide “capovolta” ambientale nella quale gli alimenti vengono classificati in base alla loro impronta ecologica (Ecological Footprint), quindi all’impatto che la loro produzione ha sull’ambiente. Le due piramidi che compongono la nuova “doppia” hanno come base di partenza la dieta Mediterranea: ogni studio scientifico ha infatti mostrato che scegliere questa dieta come modalità di nutrizione può incidere in maniera determinante anche sulla longevità, con un impatto che può essere paragonato a quello tra fumatori e non fumatori.

Longevità e sostenibilità

4,5 anni di aspettativa in più di vita sono questi i termini in cui può tradursi il beneficio per chi adotta questa dieta rispetto ad altri modelli alimentari permettendo anche di ridurre al tempo stesso il nostro impatto ambientale.
Seguire questa buona abitudine alimentare sta diventando un’esigenza anche in Italia, visto che si registra sempre più un distacco dal modello mediterraneo soprattutto tra le nuove generazioni. Oggi, sulla base dei dati dell’Istituto Superiore di Sanità, quasi due bambini italiani su dieci hanno problemi di peso mentre quasi un bambino su dieci è obeso, con uno dei tassi più alti d’Europa. Inoltre, soltanto un bambino su dieci fa attività fisica in modo adeguato per la sua età, un dato che non è certo positivo se si guarda agli adulti, dove uno su tre può essere definito sedentario.
Le ricadute di una cattiva alimentazione e più in generale di uno stile di vita poco sano, appaiono ancora più gravi se le si proietta al futuro: basti pensare all’incremento a livello globale di malattie strettamente legate all’alimentazione come il diabete (con un nuovo caso ogni 7 secondi nel 2014), patologie cardiache, che rimangono la prima causa di morte al mondo con 15 milioni di decessi nel 2015) e patologie croniche, che determinano il 60% di decessi nel mondo.

L’impatto del consumo di cibo sull’ambiente

Quello su cui non riflettiamo abbastanza riguarda il fatto che è proprio il consumo di cibo ad impattare in modo negativo sull’ambiente e quindi al cambiamento climatico più di qualsiasi altra cosa: in termini di emissioni di gas serra il cibo incide per il 31% del totale, più del riscaldamento (23,6%) e dei trasporti (18,5%), secondo la ricerca Eating Planet della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition.
In concreto, seguendo il menù presentato dalla Fondazione BCFN, se nell’arco di un anno una persona evitasse di mangiare la carne per due giorni a settimana, si avrebbe un risparmio di 310 kg di CO2 all’anno. Se addirittura tutti i cittadini italiani non mangiassero carne per un solo giorno a settimana, si avrebbe un risparmio totale di 198 mila tonnellate di CO2, pari al consumo elettrico annuo di quasi 105 mila famiglie o a 1,5 miliardi di km in auto. Praticamente, un piatto di carne in meno alla settimana equivarrebbe a togliere dalla strada tre milioni e mezzo di auto per un anno.

Il valore della piramide alimentare e ambientale è duplice: da un lato rappresenta un’eccellente sintesi delle principali conoscenze acquisite dalla medicina, dagli studi sull’alimentazione, dall’impatto che le nostre scelte hanno sul nostro Pianeta, mentre dall’altro è un potente strumento di educazione al consumo grazie alla sua grafica semplice e intuitiva.

Ma non è solo questo

“Il tema dell’alimentazione è ampio e complesso, non può essere visto solo dal punto di vista di ciò che decidiamo di mangiare, ma deve essere inquadrato anche considerando come il cibo viene prodotto”, ha spiegato Katarzyna Demska, ricercatrice di BCFN intervenendo al Festival del Giornalismo Alimentare. Secondo i dati emersi dal Food Sustainability Index (FSI), l’indice che rivoluziona la visione del cibo come lo conosciamo e che, per la prima volta, analizza le scelte alimentari del pianeta non solo sulla base del gusto, ma anche del valore complessivo che il cibo rappresenta, in un ranking di 25 Paesi analizzati, rappresentanti oltre i 2/3 della popolazione mondiale e l’87% del PIL globale, l’Italia arriva sesta, dopo Francia, Giappone e Canada, tra i Paesi dove l’agricoltura è più sostenibile, si spreca meno il cibo (e si adottano politiche innovative per combattere lo spreco) e si mangia in modo più equilibrato, senza eccessi e carenze, attenti alla propria salute e a quella del pianeta. Eppure ancora molto può essere fatto in termini di spreco alimentare del cibo a livello domestico o ancora per quanto riguarda l’impiego di acqua, dove a una ricca disponibilità naturale di questo elemento sulla quale possiamo contare, si contrappone un elevato impatto ambientale sull’acqua delle produzioni agroalimentari e una scarsa sostenibilità ambientale del prelievo idrico in agricoltura”.

Il Food Sustainability Award

Altra iniziativa della Fondazione Barilla for Food & Nutrition organizzata insieme alla Fondazione Thomson Reuters sempre presentata a Torino nei giorni del Festival del Giornalismo, riguarda il Food Sustainability Award, un premio destinato ai giornalisti, blogger, freelance e singoli individui che vogliono presentare i propri lavori, sia inediti sia già pubblicati, legati alla sicurezza alimentare, alla sostenibilità, all’agricoltura e alla nutrizione.

Il premio nasce per sensibilizzare l’opinione pubblica e mantenere viva l’attenzione sui paradossi del sistema alimentare, ma anche a valorizzare chi propone soluzioni per contrastare la coesistenza di fame e obesità, lo spreco alimentare e lo sfruttamento della terra. Come ha spiegato Elena Cadei della Fondazione Barilla for Food & Nutrition, intervenendo alle tavole rotonde del Festival, è “solo dando visibilità a questi temi potremo vincere le sfide che ci aspettano da qui ai prossimi anni e perché se riusciremo a far passare un messaggio semplice come “mangiare meglio, mangiare meno, mangiare tutti” riusciremo anche a fare passi in avanti concreti per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti”.

In particolare, il Food Sustainability Media Award (goodfoodmediaaward.com) si propone di far luce su tre paradossi che interessano il sistema alimentare mondiale:
• Fame vs obesità – perché per ogni persona malnutrita nel mondo ce ne sono due che sono obese o sovrappeso;
• Cibo vs Carburante – perché un terzo del raccolto di cereali viene utilizzato per dare da mangiare agli animali o per produrre i biocarburanti, nonostante il problema della fame e della malnutrizione;
• Spreco vs Fame – perché ogni giorno vengono sprecati 1,3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile, quattro volte la quantità necessaria a sfamare 795 milioni di persone malnutrite in tutto il mondo.

Il termine di scadenza per l’invio è il 31 di maggio. Si potranno inviare articoli, video e foto che puntano a far luce sui paradossi del sistema alimentare, denunciando e proponendo soluzioni per combattere la coesistenza di fame e obesità, lo spreco alimentare e lo sfruttamento della Terra.