Lavoro autonomo, nuove tutele per i liberi professionisti

All’esame della commissione Lavoro della Camera il ddl che introduce il ‘lavoro agile’. Per le associazioni datoriali il provvedimento “va nella giusta direzione, ma si può fare di più”

Prosegue l’iter del disegno di legge recante Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato approvato in prima lettura al Senato lo scorso dicembre. Il testo licenziato da Palazzo Madama prevede una serie di misure a sostegno di liberi professionisti e partite Iva: dalla deducibilità delle spese di formazione al pagamento entro 60 giorni dall’emissione della fattura, dai servizi dedicati alle mamme lavoratrici alle maggiori tutele nelle transazioni commerciali.

Il disegno di legge mira dunque ad integrare i contenuti del Jobs act sostenendo una platea di lavoratori non tutelati dal contratto di lavoro subordinato. In audizione in commissione Lavoro alla Camera, imprese e sindacati hanno messo in luce l’importanza del provvedimento, non senza nascondere le dovute criticità.

Un “atto di estrema importanza” che “colma alcune lacune dell’ordinamento, sia sotto il profilo del lavoro autonomo, che di quello subordinato” svolto con modalità diverse da quelle tradizionali, ha evidenziato il presidente dell’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro, Maurizio Del Conte. Fra quelle che ha definito delle “leve importanti” del provvedimento c’è proprio la “deducibilità delle spese di formazione” sostenute dai liberi professionisti e dai lavoratori autonomi, laddove l’investimento sulla preparazione, ha spiegato, ne incrementa la qualità della prestazione. Ha manifestato qualche perplessità il direttore dell’area Lavoro e Welfare di Confindustria, Pierangelo Albini, ritenendo opportuno “riflettere sulla norma del disegno di legge sul lavoro autonomo che prevede una delega al governo, affinché individui delle funzioni della Pubblica amministrazione (fra cui incarichi per la deflazione del contenzioso, ndr) da devolvere ai professionisti iscritti agli Ordini”: una misura che è stata modificata nel passaggio del testo al Senato.

Il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, ha chiesto il “massimo sforzo per approvare entro il termine della legislatura una legge che per la prima volta si rivolge al mondo del lavoro autonomo”. Ad essa infatti guarda, con grandi aspettative, una platea di oltre 4 milioni di liberi professionisti e lavoratori autonomi. Sostanzialmente positivo il giudizio sul Jobs act degli autonomi, dopo gli interventi migliorativi introdotti al Senato, poiché risponde “a istanze da tempo rappresentate da Confprofessioni e dalle associazioni dei lavoratori autonomi”. Permangono alcune lacune che rischiano di frenare ulteriormente il rilancio del lavoro professionale, ma “se opportunamente corretto sulla base delle nostre osservazioni il ddl sul lavoro autonomo può costituire l’inizio di un nuovo patto tra politica e mondo dei professionisti”. Per il presidente di Rete Imprese Italia, Giorgio Merletti, il disegno di legge sul lavoro autonomo non imprenditoriale “va nella giusta direzione. Riconosce, con specifiche regole distintive rispetto al lavoro subordinato e con tutele al passo con i tempi, una realtà importante che contribuisce alla competitività e al Pil dell’Italia. Il nostro Paese è infatti al primo posto in Europa per numero di occupati indipendenti, ben 5.835.700, pari al 23,5 per cento di tutti gli occupati, con una incidenza che supera di 8,2 punti la media dell’Eurozona”. Sulla parte del ddl che disciplina il cosiddetto ‘lavoro agile’ – prestazione subordinata eseguita parte nei locali aziendali e parte all’esterno, effettuabile anche senza postazione fissa –, Merletti ne ha apprezzato le potenzialità innovative soprattutto nei settori dei servizi, del terziario avanzato, delle imprese artigiane che forniscono servizi ad esempio nell’ambito dell’Ict e delle attività di consulenza, ma ha richiamato tuttavia l’esigenza di fare chiarezza sulle norme in materia di orario di lavoro e salute e sicurezza.

Hanno espresso perplessità anche le sigle sindacali. Il testo “risponde a molte delle questioni proposte dai lavoratori autonomi e dai professionisti”, ma “ci pare siano, tuttavia, assenti misure che possano tutelare la parte più debole del lavoro autonomo”, in particolare “il tema del sostegno al reddito per eventuali periodi di crisi”, ha osservato Tania Scacchetti della Cgil. E’ “importante riconoscere il valore” delle forme lavorative autonome, ma serve “più coraggio”, perché il testo “riconosce diritti e tutele fondamentali, obbligo di forma scritta, certezza dei pagamenti, deducibilità delle spese per la formazione professionale”, tuttavia occorrono “prestazioni assistenziali di portata più ampia, in particolare per gli iscritti alla Gestione separata dell’Inps che rappresentano, nell’ambito del vasto mondo del lavoro autonomo, quelli più bisognosi di tutela”, ha aggiunto il collega della Cisl, Gianluigi Petteni. Più morbida la posizione della Uil. Il disegno di legge “potrebbe anche essere l’occasione per affrontare un tema molto attuale”, ossia quello dei “rapporti di lavoro che nascono da piattaforme digitali, una questione che riguarda sempre più persone che svolgono prestazioni attraverso le ‘app’, nell’ambito della cosiddetta ‘gig-economy’ (un modello economico dove si lavora solo quando c’è richiesta, ndr) – ha spiegato il sindacalista Guglielmo Loy –. In assenza di una legislazione che definisca se sono lavoratori autonomi, o lavoratori subordinati”, questi soggetti sono “completamente lasciati a se stessi”.

L’idea di base di maggioranza e opposizione è di approvare il provvedimento quanto prima: “al Senato il ddl è rimasto dieci mesi. Noi non abbiamo altrettanto tempo a disposizione”. Quindi, a detta del presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano, va portato all’attenzione dell’Aula “per febbraio”. Per Damiano si può “procedere in modo spedito compatibilmente con i lavori dell’Aula e con i lavori della commissione. Questo è un intendimento generale”.

Per le misure introdotte al Senato si rimanda al precedente articolo disponibile al seguente link .