Salute, 102 milioni per la ricerca sul cancro

L’Associazione italiana per la ricerca sul cancro scende in campo per sostenere oltre 600 progetti e 5mila ricercatori

Un investimento complessivo di 102 milioni di euro per la ricerca oncologica. L’Associazione italiana per la ricerca sul cancro e la sua Fondazione hanno assegnato nuovi fondi per finanziare 602 progetti di ricerca e 78 borse di studio.

Un aiuto concreto a sostegno del lavoro di circa 5 mila ricercatori: un vero e proprio esercito di scienziati composto per il 63 per cento da donne e per il 52 per cento da under 40, impegnati in laboratori di università, ospedali e istituzioni di ricerca in tutta Italia, per rendere il cancro sempre più curabile.

Le risorse stanziate confermano ancora Airc e Firc come primo polo privato di finanziamento della ricerca sul cancro e “danno ai ricercatori italiani nuove armi per la lotta contro il cancro. Per vincere questa sfida da tempo siamo impegnati a far crescere una nuova generazione di scienziati – ha spiegato il direttore scientifico di Airc, Federico Caligaris Cappio –: menti giovani e preparate per le quali abbiamo studiato percorsi di formazione e specializzazione dedicati. Parallelamente portiamo nuova linfa a centinaia di programmi di ricerca pluriennali guidati dai migliori ricercatori italiani”. I dati di sopravvivenza confermano la qualità della ricerca italiana e vedono il nostro Paese al vertice in Europa per numero di guarigioni: la sopravvivenza a cinque anni è infatti migliorata rispetto al quinquennio precedente sia per gli uomini (55 per cento) che per le donne (63 per cento).

Da oltre cinquant’anni Airc rappresenta per i ricercatori una garanzia di continuità, che però a detta del direttore generale Niccolò Contucci “oggi è in pericolo: l’Italia è infatti l’unico Paese europeo a non avere recepito correttamente la direttiva europea 63/2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, introducendo divieti che inaspriscono quelli già molto rigorosi previsti dalla direttiva. Non adeguarsi alla direttiva europea mette a repentaglio la nostra competitività rispetto agli altri Paesi e mina l’impegno di Airc nel contrastare la fuga di cervelli”.