Coldiretti Marche e imprese terremotate

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Quando la solidarietà è più forte della burocrazia. Intervista con il Presidente di Coldiretti Marche Tommaso Di Sante e con la Presidente di Coldiretti Donne Impresa Marche Francesca Gironi

Senza casette nei paesi svuotati dal terremoto l’economia locale muore, con gli agricoltori e gli allevatori rimasti che per sopravvivere sono costretti a cercare canali alternativi in cui vendere formaggi, latte, salumi. Le vendite, infatti, a sei mesi dal sisma, sono crollate del 90%. È l’allarme lanciato da Coldiretti.
“Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti, che è importante sostenere concretamente affinché la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”, ha commentato il Presidente Nazionale della Coldiretti, Roberto Moncalvo.

Nelle Marche, così come nelle altre regioni lesionate dal sisma, la situazione delle imprese agricole montane è sempre più allo stato di abbandono da parte delle Istituzioni. Gli aiuti non arrivano, la neve ha appesantito i problemi causati dalle scosse di agosto e di ottobre scorsi, ma lo sciame sismico continua. La stabilità già compromessa di capannoni, laboratori e allevamenti è sempre più a rischio.

Con il Presidente di Coldiretti Marche Tommaso Di Sante, facciamo il punto della situazione alla luce di questo nuovo allarme economico.

Presidente Di Sante, qual è ad oggi lo stato delle imprese agricole marchigiane dopo il dramma del terremoto?
“Lo stato delle cose è decisamente imbarazzante. Purtroppo abbiamo iniziato pochi giorni fa ad avere risultati più concreti. Dal primo sisma sono passati ben sei mesi, ed è chiaro che le aziende sono esasperate. ‘L’Italia migliore merita giustizia’ è il titolo di una mobilitazione che Coldiretti ha in programma a Montecitorio. Le imprese agricole sono le uniche risorse per rilanciare il territorio, però in un paese civile aspettare sei mesi e ancora ragionare della questione emergenziale è assurdo.”

Che cosa teme Coldiretti per l’agricoltura montana delle Marche?
“Parliamo di imprenditori che realizzano anche la trasformazione dei prodotti, in tipicità locali e internazionalmente riconosciuti; se non si riesce a rilanciare immediatamente queste imprese, importanti anche per il turismo, rischiamo di perdere quel valore aggiunto che queste aziende riescono a produrre e percepire su questi territori. La paura è che queste aziende, con tutte le perdite che hanno subito dal punto di vista economico, aspettando così tanto che qualcosa da Roma si muova, non riescono ad andare avanti.”

Un focus particolare sulla situazione delle imprese agricole “in rosa” dopo il sisma con Francesca Gironi, Presidente Coldiretti Donne Impresa Marche

“Ci sono tante imprese agricole gestite da donne, non solo nelle Marche ma in tutte le regioni colpite dal terremoto. Queste aziende hanno riportato danni molto ingenti e sono praticamente in ginocchio. Da Roma i sostegni tardano ad arrivare” denuncia Gironi. “Come Coldiretti Donne Impresa Marche stiamo mettendo in campo una serie di azioni per far fronte alle necessità delle aziende delle zone colpite dal sisma. Una di queste riguarda la raccolta di un fondo da destinare alle imprese femminili in difficoltà, una per regione. Questo aiuto si è tramutato nella consegna – che ho seguito personalmente – di un tir di mangime per sostenere le imprenditrici agricole delle zone terremotate”. Nelle Marche il carico è stato consegnato a Milena Lucarini, imprenditrice di Pieve Torina che a causa del sisma ha avuto la casa crollata e la stalla lesionata ed è oggi costretta a tenere gli animali al freddo a causa del mancato arrivo delle strutture mobili promesse.
“In effetti, una volta arrivati sul posto non sapevamo dove alloggiare il mangime perché nulla era agibile. Non avevano altro posto. La famiglia Lucarini – e non è la sola – vive in un camper di fronte all’azienda. Quando arrivi lì ti viene lo sconforto perché in paese non c’è più nessuno, solo alcuni soccorritori. Sono fuggiti tutti. Rimangono fortemente ancorati al territorio gli allevatori, gli agricoltori che altro non hanno che la loro terra. Sono abbandonati dalle Istituzioni ma non vogliono abbandonare l’azienda. La cosa che più mi ha colpito è la dignità di queste colleghe imprenditrici: sono consapevoli delle enormi difficoltà in cui si trovano ma non si piangono addosso. Lavorano e vogliono continuare a farlo. Per loro stesse e per la comunità, senza recriminare nulla alla Regione o ad altri Enti. E non è giusto che le Istituzioni perdano tanto tempo nel consegnare i moduli abitativi. Le imprese e gli imprenditori non sono in sicurezza.”

La solidarietà è più forte della burocrazia?
“Sì, esatto. La vera forza di quei territori sono state e sono ancora l’umanità e la disponibilità di altri comuni o aziende di zone più sicure che hanno offerto il ricovero per gli animali (quelli che si potevano spostare) e tutte le soluzioni più efficaci a tamponare il più possibile i disagi.”