MISEN, sagre e filiere agroalimentari per un turismo sostenibile

Il Salone Nazionale delle Sagre, Misen, si è tenuto a Ferrara Fiere l’11 e il 12 marzo 2017. Un tour enogastronomico d’Italia fra i padiglioni

Il turismo sostenibile enogastronomico delle sagre si è riunito a Ferrara in occasione del Misen, il Salone Nazionale delle Sagre, organizzato da Ferrara Fiere Congressi e dall’Associazione turistica Sagre e dintorni dove, grazie alle speciali ricette provenienti da ben 300 sagre di tutto lo Stivale, sono in mostra 300.000 assaggi gratuiti di specialità enogastronomiche. In un connubio tra cucina di qualità e folklore, tipico delle sagre nostrane, vero Made in Italy d’eccellenza.

La XIV edizione di Misen quest’anno presenta alcune novità, che ci illustra Adriano Facchini, cofondatore della manifestazione: la presenza di convegni a tema, come “Non si vive di solo PIL” al quale parteciperanno i ragazzi delle scuole o come quello sulla Nutraceutica; la creazione del F.A.N. Club, dove FAN sta per Filiere Agroalimentari Nostrane, per far incontrare mondi che normalmente sono in competizione, come la grande distribuzione, l’industria, i piccoli produttori locali; le Mostre, come quella dell’Hobbistica (“Misenpassion”); i laboratori, come “a scuola di sfoglia” (per grandi e piccini); lo show cooking, in particolare quello del “re della griglia” Luca Bini; le gare, ovvero le “disfide alimentari”, come “la grande disfida del piatto delle sagre” o la “disfida delle sfogline”, dove a contendersi il titolo sono gli artigiani della pasta fatta in casa, pasta che – tra l’altro – verrà fatta assaggiare gratuitamente: centinaia di migliaia di cappellacci, cappelletti, tortelloni, gnocchi, un po’ per tutti i gusti. Basti pensare che nell’edizione dello scorso anno, per i 20.000 visitatori partecipanti, sono stati stesi chilometri e chilometri di pasta sfoglia.

Ma cosa c’è dietro al mondo delle sagre, sparse in tutta Italia? Alberto Lazzarini, presidente della Commissione Cultura del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, lo dice chiaramente: un lavoro sostenuto dal volontariato che coinvolge 2,5 milioni di operatori, che rappresentano una vera e propria Community del welfare, poiché si spostano di sagra in sagra lungo tutto il territorio italiano, e dove ciascuno ha un ruolo ben stabilito, in piena collaborazione. Questo esercito di volontari riesce a servire ogni anno ben 200 milioni di pasti a oltre 300 milioni di visitatori nell’ambito di 35.000 manifestazioni, tra fiere e sagre.
L’80% degli italiani visita una sagra almeno una volta l’anno e nel 2016 c’è stato un aumento del 10% dei visitatori.

Ecco spiegato il motivo per cui il Centro Fiere di Ferrara da 7 anni a questa parte ospita Misen (per i primi 7 anni la manifestazione si era tenuta a Bondeno). E il presidente del Centro Fiere di Ferrara (che fa parte del polo fieristico composto anche da quello di Bologna e di Modena), Filippo Parisini, sottolinea il coinvolgimento del volontariato, “che rappresenta un valore vero, non virtuale e che è la più social delle piazze”, la risorsa sagra per l’economia locale, con il forte impulso che viene dal territorio, e l’aspirazione di realizzare una vera e propria Expo delle sagre. “Abbiamo avviato un gruppo di lavoro che sta collaborando con le varie APT e con nuclei che vengono da varie regioni d’Italia per questo. Contemporaneamente, abbiamo deciso di coinvolgere sempre più i giovani. Quest’anno abbiamo fatto il primo passo, invitando oltre 1.000 studenti delle scuole ferraresi”. Insomma , pur partendo da una realtà locale, lo sforzo è quello di comunicare un esempio che possa essere seguito da altre città italiane.

E non è insensibile al tema il Parlamento, indirettamente rappresentato dal Senatore Bartolomeo Amidei, proprietario di un agriturismo e ideatore di una delle sagre, quella del pane, “un evento locale fino a un certo punto, dal momento che il pane è un alimento nazionale”. Amidei spiega che il Misen è stato ideato per far conoscere le sagre, questo patrimonio tutto italiano, per valorizzare i prodotti nostrani. E che c’è un turismo itinerante di chi partecipa alle sagre, “un patrimonio che dobbiamo assolutamente difendere. Abbiamo i prodotti migliori al mondo e dobbiamo fare in modo che il Made in Italy sia quello vero, non quello contraffatto che penalizza le nostre eccellenze”.

La particolarità delle sagre è far emergere i cibi locali e i loro metodi di cottura, le ricette speciali, i piatti tipici. E oggi si coniuga la cucina tradizionale con quella salutare e si fanno dunque studi insieme con le università e gli esperti nutrizionisti per andare sempre più incontro alle esigenze della popolazione in termini di qualità della vita, di salute e benessere. Per fare un esempio, una ricerca sui futuri alimenti funzionali è stata fatta proprio riguardo a una delle specialità contadine di cui nel tempo si era persa traccia, ovvero l’uso delle erbe dei campi e in particolare delle ortiche come alimento fondamentale. Proprio su questo tema è nata una delle sagre, quella dell’ortica di Malalbergo (tra l’altro nata lo stesso giorno del Misen) che ha suscitato l’interesse della scienza e dato vita a una ricerca realizzata dall’Università di Ferrara e dall’Università di Valencia (Spagna) di cui ha parlato il Prof. Vincenzo Brandolini (Vedi video), ordinario di Chimica degli Alimenti all’Università degli Studi di Ferrara, esponendo le virtù salutistiche di questo alimento che acquisisce maggior valenza se unito ai carboidrati (pane, pasta, piadine) e ha un ruolo benefico sotto diversi aspetti compreso quello antitumorale.

Un’altra particolarità delle sagre – sottolineata da Adriano Facchini – è la relazione che si forma tra le persone che le frequentano, “si tratta di una ‘movimentazione relazionale’ e si sa che è la relazione che crea la reputazione” afferma Facchini aggiungendo che oggi anche le grandi aziende si rendono conto di avere bisogno di relazioni più “popolari”, che devono smettere di parlare solo fra di loro e che bisogna scendere tra la gente. D’altronde quella delle sagre è una cultura che viene da lontano e che è stata presente fin dai tempi più antichi, come ha spiegato Lisa Bellocchi, Vicepresidente dell’European Network of Agricultural Journalist (vedi video).

Il mondo delle sagre, il mondo del cibo, che – ricordiamolo – è alla base della nostra vita, deve essere raccontato dai giornalisti in modo competente e serio perché “noi giornalisti dobbiamo raccontare la gente, la cultura, il cibo. E raccontare come stanno le cose in modo scientificamente verificato. Non siamo dei blogger, lavoriamo per testate giornalistiche e tutto ciò che scriviamo deve essere verificato” afferma Emilio Bonavita, Vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna. Un intervento cui segue quello di Roberto Zalambani, Consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e Segretario nazionale UNAGA (Unione nazionale delle Associazioni dei giornalisti agroalimentari), preoccupato per ciò che sta accadendo oggigiorno a causa del prendere piede della “nuova ‘religione vegana’, una ‘religione senza Dio’ cui si convertono in Italia mille persone al giorno – e che arriva a vietare persino di avere rapporti amorosi con chi non è vegano [fonte antropologo alimentare e divulgatore scientifico Marino Niola]”; a causa dei “giochi di potere di chi sfrutta ciò che mangiamo per macinare profitti, dando vita a uno stravolgimento della realtà in cui i cibi da poveri hanno prezzi da ricchi”; a causa “della modifica del termine dieta, che deriva dal greco ed ha una valenza assolutamente positiva, con un’idea di povertà di alimentazione”; a causa ancora dell’“allarme pesticidi, che nei cibi extraeuropei sono contenuti in media 22 volte di più”. Tutto ciò per far comprendere come il ruolo dei giornalisti sia sempre più di responsabilità e come il loro compito sia difficile a causa dei veri e propri bombardamenti di segnalazioni e della lotta quotidiana contro le suggestioni del pubblico per far trionfare la verità.

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