Def, via libera del Cdm

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di Economia e Finanza che approda ora alle Camere. Per il presidente della Commissione UE Juncker “l’Italia è sulla buona strada”

Via libera del Consiglio dei ministri al Documento di Economia e Finanza. Tra le buone notizie, per il 2017 la previsione di crescita viene rivista leggermente al rialzo, passando dall’1 al’1,1 per cento; mentre per 2018 e 2019 la crescita viene invece rivista al ribasso, all’1 per cento per entrambi gli anni. “Le nostre previsioni sono come in precedenza conservative e prudenti, e molto spesso sono state corrette in positivo”, ha precisato il premier Paolo Gentiloni. Obiettivo del governo è “velocizzare il ritmo di crescita grazie al programma di riforme e di investimenti che sarà implementato e arricchito di nuove iniziative”.

Sul fronte lavoro, il numero di occupati ha superato di 734 mila unità il punto di minimo toccato nel settembre 2013. Anche per effetto delle misure comprese nel Jobs Act, il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro si è riflesso in una contrazione del numero degli inattivi, del tasso di disoccupazione e del ricorso alla Cassa integrazione guadagni; ne hanno beneficiato i consumi delle famiglie, in crescita dell’1,3 per cento nel 2016, che il Governo precedente ha sostenuto mediante diverse misure di politica economica.

Il premier ha anche sottolineato il “messaggio di forte rassicurazione” che il governo intende dare, dal momento che “abbiamo i conti in ordine senza aumentare le tasse ma accompagnando il risanamento con misure di sviluppo e promozione della crescita”. Il rapporto deficit/Pil per il 2017 è previsto in calo al 2,1 per cento e per il prossimo anno sarà confermato all’1,2 per cento.

I proventi dalle privatizzazioni sono stimati allo 0,3 per cento del Pil per ogni anno dal 2017 al 2020. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha spiegato che “i numeri sulle privatizzazioni sono confermati: troveremo il modo e i canali, anche originali, per gestire questo aspetto che è di molteplici benefici”.

La somma delle diverse riduzioni d’imposta o misure equivalenti, a partire dalla riduzione dell’Irpef di 80 euro mensili per i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi, ha portato la pressione fiscale al 42,3 per cento nel 2016 dal 43,6 nel 2013. In aggiunta agli sgravi a favore delle famiglie, si è decisamente abbassata l’aliquota fiscale totale per le imprese tramite gli interventi su Irap (2015), Imu (2016) e Ires (2017), cui si sono aggiunte una serie di altre misure fiscali in favore della crescita e degli investimenti, a cominciare dal super e iper-ammortamento.

L’obiettivo prioritario del governo – e della politica di bilancio delineata nel Def – resta quello di innalzare stabilmente la crescita e l’occupazione, nel rispetto della sostenibilità delle finanze pubbliche.

È intenzione del governo continuare nel solco delle politiche economiche adottate sin dal 2014, volte a liberare le risorse del Paese dal peso eccessivo dell’imposizione fiscale e a rilanciare al tempo stesso gli investimenti e l’occupazione, nel rispetto delle esigenze di consolidamento di bilancio.

In merito alle clausole di salvaguardia, tuttora previste per il 2018 e il 2019, il Governo intende sostituirle con misure sul lato della spesa e delle entrate, comprensive di ulteriori interventi di contrasto all’evasione. Tale obiettivo sarà perseguito nella legge di Bilancio per il 2018. In prospettiva, il Governo avrà un ruolo attivo insieme ad altri partner europei sull’evoluzione delle regole di governance economica comune, in vista di un percorso di aggiustamento compatibile con l’esigenza di sostenere la crescita e l’occupazione.

Il governo ritiene prioritario proseguire nell’azione di rilancio degli investimenti pubblici. Per conseguire una maggiore efficienza e razionalizzazione della spesa per investimenti si ritiene necessario intervenire per migliorare la capacità progettuale delle amministrazioni e delle stazioni appaltanti per la realizzazione di opere pubbliche.

Novità interessanti nel capitolo Programma nazionale di riforma, in cui vengono indicati precisi campi di azione che dovranno essere perseguiti per potenziare il ritmo della crescita economica, accrescere l’occupazione e contrastare la povertà e le disuguaglianze.

In materia di lavoro si prevede un rafforzamento delle politiche attive volte a stimolare le competenze, nonché misure a sostegno del welfare familiare. D’altra parte gli interventi in materia di lavoro sono anche alla base delle politiche di stimolo alla crescita e alla produttività. In questo contesto il governo ritiene fondamentale il ruolo della contrattazione salariale di secondo livello che deve essere ulteriormente valorizzata con interventi sempre più mirati in materia di welfare aziendale.

Per superare le disuguaglianze sono previsti interventi su tre ambiti: il varo del Reddito di Inclusione, misura universale di sostegno economico ai nuclei in condizione di povertà; il riordino delle prestazioni assistenziali finalizzate al contrasto della povertà; il rafforzamento e coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali, finalizzato a garantire maggiore omogeneità territoriale nell’erogazione delle prestazioni.

Il governo proseguirà anche nell’attuazione delle misure di riforma della giustizia già avviate, con particolare riguardo al processo penale, all’efficienza del processo civile e alla prescrizione.

Il Def sarà ora trasmesso alle Camere che dovranno esprimersi sugli obiettivi programmatici, sulle strategie di politica economica e sul programma di riforme. Dopo il passaggio parlamentare ed entro il 30 aprile il provvedimento sarà inviato al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea.

“Non ho ancora visto nel dettaglio il Def e la manovra correttiva, per cui non posso dare un giudizio circostanziato”, ma “certamente l’impegno del governo italiano va nella buona direzione”, ha detto il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, aggiungendo che “l’Italia sta facendo grandi sforzi per tenere sotto controllo il proprio deficit pubblico. Tuttavia, sul medio e lungo periodo, per salvare se stessi e l’Unione monetaria è necessario che gli italiani risanino in modo decisivo le proprie finanze pubbliche e in particolare il loro enorme debito”.