La “Città del Vino” celebra i suoi 30 anni di attività

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In evidenza il connubio tra tradizione vitivinicola e sviluppo che rende i luoghi del vino eccellenze anche per la qualità della vita

Un percorso lungo 30 anni, da Nord a Sud del nostro Belpaese, quello dell’Associazione “Città del Vino”, che il 21 Marzo, nella sala Protomoteca del Campidoglio, ha celebrato l’anniversario di questo viaggio partito da Siena nel 1987, consacrando 407 comuni italiani come eccellenze della tradizione vitivinicola.

Accolti dalle istituzioni capitoline nella figura dell’Assessore alla Riorganizzazione delle partecipate Massimo Colomban, il Presidente dell’Associazione, Floriano Zambon, gli amministratori dei Comuni associati, giornalisti, ricercatori e soprattutto le famiglie di coltivatori/produttori che rappresentano l’origine e la continuità della tradizione, si sono confrontati sul valore che questo settore agricolo rappresenta, non solo nel mercato, ma nell’intero patrimonio di bellezza e cultura del nostro Paese nonché nello sviluppo economico ed occupazionale.

Come ha sottolineato il Presidente Zambon, i Comuni riuniti nella Città del Vino sono un “modello per ripensare il Paese”. La spinta enogastronomica diventa il fulcro per la rinascita del territorio nel suo insieme.
Durante l’evento di celebrazione è stato a questo proposito presentato il “Libro Bianco” della Città del Vino, su sviluppo e prospettive dei comuni associati, dove emerge un quadro di eccellente vivibilità di queste città e borghi.

I 407 comuni – che costituiscono l’11,7% della popolazione nazionale – sono un esempio di consumo sostenibile del suolo; in essi se ne consuma meno e le vigne rappresentano un argine alla cementificazione, ma non solo: rappresentano anche esperienze virtuose di istruzione con le percentuali più alte di laureati e diplomati e di lavoratori. In questi Comuni infatti il tasso di disoccupazione è più basso di 3 punti rispetto alla media e la presenza di servizi e strutture turistiche in 8 anni (2007-2015) è cresciuta del 99% (la crescita media nazionale è del 28%), complice certamente il settore vinicolo.

Non meno importante è l’accostamento al buon vino del buon cibo: ricchezza, gusto e genuinità sono caratteristiche che non mancano alla cucina di nessuno di questi luoghi. Così da Barolo a Marsala, da Montalcino a Scansano, da Porto Venere a Pantelleria, dal Monferrato a Roma, i percorsi del vino si fondono con la vita delle città e le danno risalto.

Un rilievo particolare va dato all’appartenenza di molti di questi comuni al patrimonio dell’Unesco: le Cinque Terre, Amalfi, La Val D’Orcia, Pantelleria, Roma, Siena, Palermo, San Gimignano, Cefalù, Pompei, le colline del Prosecco di Conegliano e della Valdobbiadene, sono solo alcune delle punte di prestigio riunite nella Città del Vino, riconosciute a livello internazionale.

I questo panorama di eccellenza, merito della compenetrazione tra impegno dell’uomo nella tradizione vitivinicola e rispetto della natura, l’Associazione ha voluto premiare, in occasione del trentennale, con il Premio “Città del Vino”, chi ha contribuito a creare la storia di questi luoghi e dell’Associazione stessa, quindi professionisti, studiosi, giornalisti, ex amministratori locali e le famiglie di produttori.
Tra i premiati ricordiamo Massimo Fiorio, parlamentare Pd e relatore del “Testo Unico del Vino”, le sovrintendenze di Pompei e Selinunte, i giornalisti Alessandra Moneti (Ansa), Antonio Corbo (La Repubblica) e Antonio Fiore (Gazzetta del Mezzogiorno-Corriere della Sera), Andrea Zifferero (docente Dipartimento di Scienze storiche e dei beni culturali Università di Siena) e 17 famiglie di produttori provenienti da altrettante regioni italiane.