Infermieri privati, tra le professioni più richieste

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Nella Sanità è boom della spesa privata per gli infermieri, con 6,2 miliardi di euro l’anno che le famiglie pagano di tasca propria per ottenere prestazioni a domicilio

Sono 12,6 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno pagato di tasca propria per avere prestazioni a domicilio. Purtroppo uno su due ha pagato in nero, ma la fiducia negli infermieri a domicilio è alta: l’84,7% degli intervistati dal Censis per la ricerca “Il mercato delle prestazioni infermieristiche private e l’intermediazione tra domanda e offerta” ha detto di essere soddisfatto del loro operato e di fidarsi. L’indagine è stata commissionata da Ipasvi (Federazione nazionale Collegi infermieri) e Enpapi (Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica) ed è stata presentata a Roma l’11 maggio 2017 da Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Ipasvi, e da Mario Schiavon, presidente dell’Enpapi.

La spesa privata delle famiglie italiane per gli infermieri è dunque pari a 6,2 miliardi di euro all’anno. Ma cosa richiedono maggiormente gli italiani, come prestazioni infermieristiche a domicilio? La ricerca mette in luce che gli italiani hanno bisogno soprattutto di:
– prelievi di sangue effettuati in casa (richiesti dal 31,5% dei cittadini che si sono rivolti a un infermiere a domicilio);
– iniezioni (23,5%);
– misurazione di parametri vitali come la pressione arteriosa (14,3%);
– medicazioni (13,5%);
– fleboclisi (13,4%);
– assistenza notturna (4,3%).

E dei 12,6 milioni gli italiani che hanno pagato di tasca propria per avere le suddette prestazioni, 2,3 milioni hanno bisogno di avere assistenza prolungata nel tempo. L’innalzamento dell’età degli italiani ha infatti portato con sé l’aumento dei malati cronici, che hanno costante necessità di prestazioni infermieristiche.
In particolare, sono 920.000 le famiglie con una persona non autosufficiente che hanno fatto ricorso a infermieri pagando di tasca propria. E sono 6,3 milioni gli italiani che hanno pagato in nero, senza fattura, le prestazioni, per intero o in parte: quasi uno su due.
Il sommerso della spesa privata per infermieri – spiegano gli analisti – non è un fatto eccezionale, ma una variante della più ampia nuova spesa sommersa delle famiglie per accedere a servizi di welfare: “un modo per le famiglie di trovare nel privato a prezzi sostenibili servizi che non trovano o non trovano più nel pubblico”.

Non bisogna però dimenticare che molti italiani non possono permettersi questo tipo di spesa, e sono le donne spesso a dover rinunciare al proprio posto di lavoro per accudire un parente malato o non autosufficiente. In alcuni casi invece di ricorrere agli infermieri specializzati si preferisce ricorrere alle badanti, soprattutto donne dell’Est, che vengono pagate meno e solitamente in nero.
Il 48% degli italiani si è rivolto dunque a parenti o badanti per assistere un familiare.
Tutto ciò crea un problema perché non si possono affidare certi compiti delicati a chi non è abilitato. Per risparmiare insomma molti italiani finiscono per mettere a rischio la salute dei loro familiari.

Secondo l’indagine, il 31,1% delle persone con un malato a carico si rivolge a un parente o a un conoscente, il 16,1% a operatori socio-sanitari, il 14% a personale di assistenza non qualificato come le badanti. E a rivolgersi di più ai non infermieri sono proprio le famiglie con persone non autosufficienti (58%). Questo ricorso a personale non specializzato, soprattutto per prestazioni infermieristiche considerate semplici (il 62% degli italiani ritiene che non ci sia bisogno di infermieri per fare iniezioni o medicazioni), non fa altro che produrre inappropriatezza delle cure, con tutti i rischi conseguenti.
E se gli infermieri non sono abbastanza?

Se la domanda di infermieri è alta e crescente nel tempo, oggi però non ci sono abbastanza professionisti sui territori per effettuare gli interventi a domicilio e per fornire prestazioni di continuità assistenziale anche minuta. La soluzione per gli italiani è potenziare l’offerta di infermieri professionali presenti sul territorio: il 53,8% vorrebbe l’infermiere convenzionato sul territorio, come il medico di medicina generale; il 38,5% vorrebbe infermieri reperibili nelle farmacie; il 19,8% l’abolizione del numero chiuso per l’accesso alle facoltà universitarie di scienze infermieristiche; il 16,3% incentivi fiscali per aderire a prodotti assicurativi che includano pacchetti di prestazioni infermieristiche.
Per il momento, chi ha necessità (e coscienza) cerca un infermiere a domicilio invece di persone che non hanno alcuna qualifica professionale e lo fa attraverso il canale della conoscenza diretta (40,3%), tramite un parente o un amico (il 29,6%), chiedendo a un medico (17%) o in farmacia (8,7%), leggendo un annuncio sul giornale (1,2%).
Cresce infine anche il ricorso agli intermediari, come le cooperative sociali: il 12,1% dei cittadini che avevano bisogno di un infermiere e non sono riusciti a trovarlo (in particolare il 18% delle famiglie con persone non autosufficienti) si è rivolto proprio a un intermediario.

Insomma è giunta l’ora dell’infermiere sul territorio convenzionato con il Servizio sanitario.