Vino di qualità: il traino dell’export italiano

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Traino dell’export italiano ma anche dei consumi interni, il vino è considerato un formidabile motore per la ripresa economica dell’Italia. I dati della ricerca Censis

“Il valore economico e sociale del settore del vino e dei suoi protagonisti” è l’indagine realizzata dal Censis e presentata a Roma il 17 maggio 2017 in occasione dell’Assemblea annuale di Federvini.
Hanno affrontato il tema Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, e Sandro Boscaini, presidente di Federvini.

Nel 2016 hanno consumato vino più di 28 milioni di italiani. Nel biennio 2013-2015 la spesa delle famiglie per il vino è aumentata del 9% contro un aumento dello 0,5% dei generi alimentari in generale e un aumento del 2% di tutti i consumi. Ciò significa che il budget che gli italiani dedicano all’acquisto del vino – in particolare quello di qualità – è aumentato più del budget dedicato agli altri acquisti. Incrociando i dati, sembra che questa decisione vada di pari passo con l’acquisizione degli italiani di competenze nella scelta del vino. Infatti, sono ben 24 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno partecipato ad eventi correlati all’enologia (gite in località celebri per l’enogastronomia, sagre e festededicate, visite di aziende vitivinicole, ecc.).

Come spiegano i relatori, il consumatore evoluto e informato è pronto a “mettere più soldi su beni che incorporano un elevato valore immateriale”. Per quanto concerne il vino non conta solo la dimensione organolettica ma anche quella simbolica, come l’incarnazione di cultura e tradizioni locali, espressioni specifiche dell’italianità. Ecco perché esiste il particolare turismo di tipo enogastronomico, che “rivitalizza” i territori, tanto è vero che 16,1 milioni di italiani hanno partecipato a eventi, sagre, feste locali legate al vino; 14,2 milioni si sono recati in locali, ristoranti e trattorie perché disponevano di buoni vini; 13,7 milioni hanno fatto vacanze e gite in località celebri per l’enogastronomia.

Identikit dell’estimatore di vino

È il 62,3% dei millennials, il 49,8% dei baby boomers (nati negli anni ’50 e ’60) e il 26,1% dei longevi ad aver partecipato alle diverse attività enocorrelate. Sono considerati il “popolo del buon vino” e generano così una vera e propria economia diffusa, a beneficio non solo dei soggetti e dei territori del settore, ma anche dell’economia italiana nel complesso.

Bisogna comunque far presente che dall’inizio degli anni ’80 ai giorni nostri la popolazione che beve vino è rimasta sempre al di sopra del 50% (il 51,7% nel 2016). In particolare, il 54,6% degli italiani con 65 anni e oltre, il 58,4% di quelli con 35-64 anni, il 48,6% dei millennials, ovvero dei giovani con età compresa tra 18 e 34 anni.
Si è invece ridotta la quota dei grandi consumatori (persone che ne bevono più di mezzo litro al giorno), passata dal 7,4% del 1983 ad appena il 2,3% del 2016, fatto positivo che sta a significare che le persone riescono ad apprezzare il buon vino evitando gli eccessi.
Inoltre negli ultimi anni si sono ridotti i consumatori con un basso livello di scolarizzazione, mentre sono aumentati i diplomati (dal 30,6% del 2006 al 33,8%) e i laureati (dal 35,5% al 39,5%), più propensi alla ricerca di informazioni e di qualità.

Il 93,2% dei consumatori sceglie quindi il vino in base alla qualità e non al prezzo. E nello scegliere la qualità pesano alcuni fattori precisi:
– che il vino sia italiano (per il 91,2%),
– che sia un vino Dop (Denominazione di origine protetta: 85,9%) o Igp (Indicazione geografica protetta: 85,4%),
– che sia del marchio “giusto” (70,4%).

L’export del vino, eccellenza del Made in Italy

Contemporaneamente, è aumentato l’export di questo nostro Made in Italy di pregio: del 27,6% negli ultimi 5 anni (2011-2016).
Nel 2016 l’Italia ha prodotto ben 50,9 ettolitri di vino, più di quanto vino abbiano prodotto Francia, Spagna, Germania e Portogallo.
E sempre nel 2016 il valore dell’esportazione di vino ha raggiunto i 5, 6 miliardi di euro. Un affare di tutto rispetto.
Dall’estero viene richiesto sempre più vino di qualità. Infatti si può parlare di Boom delle esportazioni di vini Dop (+44,8% in valore e +20,5% in quantità) e Igp (+24,1% in valore, pur a fronte di un -3,7% delle quantità).
Non solo: anche gli spumanti nostrani hanno superato qualsiasi vecchio primato del rinomato champagne francese. Infatti oggi dall’estero richiedono il nostro spumante, visto che la quantità esportata è aumentata dell’85,1% e il valore addirittura del 117,9%.

Le imprese vitivinicole italiane insomma possono puntare su un sicuro investimento se scelgono di fare un vino di qualità. Infatti sono ancora enormi le potenzialità da cogliere sul sentiero dell’innalzamento del valore. Se, ad esempio, la nostra produzione raggiungesse il valore unitario della produzione francese, l’export di vino italiano potrebbe aumentare fino a 12 miliardi di euro, con un incremento di 6,4 miliardi rispetto ai valori attuali.