Assaeroporti, un sistema aeroportuale italiano in crescita

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50° anniversario della costituzione di Assaeroporti. Cosa si farà nei prossimi anni per migliorare la qualità delle infrastrutture e dei servizi connessi al nostro sistema aeroportuale

Il 31 maggio, in occasione del cinquantenario della costituzione di Assaeroporti, il Censis ha presentato uno studio che ripercorre lo sviluppo del sistema aeroportuale alla luce dei grandi cicli sociali ed economici del Paese. La ricerca analizza il settore nella sua configurazione attuale e prefigura il lavoro che andrà fatto nei prossimi anni per accrescere la dotazione e la qualità delle infrastrutture e dei servizi ad esse connesse.

Fabrizio Palenzona, Presidente dell’Associazione italiana gestori aeroporti, in apertura dei lavori di presentazione dello studio, ha ricordato che l’associazione raggruppa 34 società di gestione per un totale di 43 aeroporti. Assaeroporti ha un ruolo strategico nel settore dell’aviazione civile italiana, si conferma un settore in forte crescita e risponde all’esigenza di integrazione nei territori, al transito delle merci, alla competitività, e al turismo.

Il ritardo nella realizzazione di infrastrutture

“Il sistema aeroportuale italiano ha vissuto una stasi di oltre dieci anni per via della Legge 248/2005, che ha bloccato gli investimenti per lo sviluppo tariffario e fatto cumulare a oggi un gap di ritardo nei confronti del resto del mondo e dell’Europa” ha denunciato Palenzona. “Nel 2009 c’è stata una svolta che ha consentito di anticipare il recepimento della direttiva europea che di fatto ha autorizzato l’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) a stipulare contratti di programmi in deroga, introducendo sistemi di tariffazione pluriennali tenendo conto degli standard europei. Una norma che ristabilisce una certezza regolatoria legislativa permettendo di interpretare il futuro per realizzare infrastrutture all’altezza del nostro Paese.”

E-commerce e sistema aeroportuale

Il sistema aeroportuale – ha continuato Palenzona – dovrebbe guardare a piani di lavoro trentennali per intercettare le opportunità di crescita del settore. Sul fronte dell’e-commerce l’Italia ha recuperato molte opportunità nel settore cargo che vale complessivamente 998.900 tonnellate, dato in crescita negli ultimi tre anni (+6,1% tra il 2015 e il 2016). Il sistema nazionale resta però ancora molto polarizzato. Il Nord Italia, con un +2,2%, ha la capacità di attrarre sviluppo al pari di altri sistemi produttivi europei.
Una politica economica di lungo periodo è l’unica ricetta che consente di accelerare l’integrazione del territorio guardando soprattutto alle realtà dei piccoli aeroporti, driver decisivi per la mobilità che rispondono ad una esigenza di servizio pubblico.

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La crescita del trasporto aereo

Marco Baldi, responsabile dell’Area Economia e Territorio del Censis, spiega come l’asset aeroportuale sia un elemento cardine per il Paese: assume un ruolo di protagonista con il processo di aziendalizzazione delle infrastrutture aeroportuali “basti pensare a quanto il trasporto aereo sia cresciuto negli ultimi cinquant’anni”.
Infatti i dati indicano che nel 2016 il traffico negli scali italiani ha superato i 164 milioni di passeggeri (+21,8% negli ultimi dieci anni) e si stima raggiunga i 311 milioni nel 2035.

La concorrenza

Il rapporto del Censis ha analizzato anche il lavoro sulla transizione recente e la metamorfosi del trasporto nel mondo. Con la moltiplicazione dei vettori, delle rotte e la crescita della concorrenza, il trasporto aereo è diventato più accessibile ai ceti sociali meno elitari. Il contesto globale però presenta anche luci ed ombre. Gli Stati oggi non sono più definiti dai loro confini fisici, ma dalle loro connessioni e dai flussi che li attraversano. Un Pil mondiale che ha assorbito l’impatto della crisi, ha ripreso la sua progressione storica, i paesi emergenti con tassi di crescita superiori alla media allargano il perimetro del ceto medio modificando nel tempo i comportamenti dei viaggiatori. Il turismo internazionale in questi anni è aumentato del 75%, ma quello dei Paesi emergenti raggiunge il 110%.

Il costo dei trasporti e il traffico di passeggeri

Il costo dei trasporti si riduce per effetto del calo del prezzo del greggio, continua ad aumentare la domanda di e-commerce e della logistica, infine si assiste all’assenza dell’inasprimento dei dazi doganali.
Le previsioni sul traffico dei passeggeri, secondo il rapporto: subirà un incremento dell’+89,4% nel 2035 passando da 3,8 miliardi del 2016 a 7,2 miliardi nel 2035. Dati questi che però non esprimono l’andamento della crescita mondiale della popolazione. L’ONU stima una crescita della domanda globale di energia di +18,9%, una crescita del Pil mondiale di un +69,5% secondo il Censis e il Fondo Monetario Internazionale, e una crescita degli utenti internet del +20,5% secondo gli ultimi dati Cisco.

La storia dei trasporti aerei in Italia

Venti anni fa lo scenario nazionale appariva per il suo spiccato sistema policentrico, specchio della struttura insediativa del Paese ad alta prevalenza di investimenti pubblici, solo successivamente il capitale privato ha valorizzato il potenziale degli aeroporti.
Gli anni del boom economico, ’60 e ’70, hanno marcato una forte accelerazione dei parametri economici. La compagnia di bandiera collega 70 nazioni offrendo lavoro ad oltre 10 mila dipendenti in tutto il mondo, fatturando 140 miliardi di lire. Nel ’90 si intravedono segnali di sofferenza, la società civile entra in difficoltà, il rapporto Debito/Pil supera 121,8% e nel ’94 il Governo ricorre ad una manovra finanziaria di 100 mila miliardi di lire con un successivo prelievo forzoso sui depositi bancari.
La piccola impresa cresce in termini di addetti, ma l’unico settore trainante è il terziario. Nel ’95 scala il mercato il trasposto aereo di AirOne, si assiste alla privatizzazione di Alitalia e ai primi voli low cost (nel ’98).

Il nuovo millennio

Il nuovo millennio porta con sé discontinuità e paure: incertezza politica con la crisi economica del 2007, una recessione mondiale che causa all’Italia il crollo della domanda interna dei consumi e una perdita del 12% di addetti nell’industria tra il 2001 e il 2011. Su questo clima di incertezza però il trasporto aereo nel mondo cresce da 1,6 miliardi nel 2000 a 2,6 miliardi nel 2010 e in Italia passa da 91 milioni a 148 milioni pari ad una crescita di 368 mila passeggeri.

2016: il sistema aeroportuale riparte con la ripresa economica

Nel 2016 riparte l’economia mondiale con investimenti in tecnologie digitali (+14%), si assiste ai processi di disintermediazione digitale, all’avvento della sharing economy e a una consistente crescita dell’e-commerce che in Italia vale 19 milioni di consumatori – pari a 20 miliardi di euro.
Il trasporto aereo, dopo anni di stagnazione, riparte e nel 2012 il valore del low cost supera quella dei vettori tradizionali per effetto degli interventi di capitali privati nella gestione aeroportuale.
Un cambio di passo che si può riassume in tre punti:
1) abbandono di un atteggiamento attendista,
2) realizzazione degli investimenti negli aeroporti internazionali,
3) orientamento delle tariffe al costo dei servizi, garanzia alle imprese improntate sulla chiarezza, trasparenza, certezza e stabilità delle regole.

La situazione odierna del sistema aeroportuale

Il Sud, in assenza di collegamenti ferroviari veloci, punta sulla connettività con il resto del Paese. Il 43% del traffico dei passeggeri si suddivide in tre snodi principali aeroportuali; il 33% viaggia in 7 aeroporti intermedi di rilevanza nazionale con più di 5 milioni di passeggeri e 32 aeroporti minori che coprono il 24% del traffico totale. Il piano nazionale aeroporti prevedeva 250 milioni di passeggeri nel 2030, ma le previsioni sono più contenute.

I decisori oggi hanno compreso l’importanza del trasporto aereo, un volano che pesa il 3,2% del Pil nazionale, e l’importanza di un quadro regolatorio certo e stabile in un settore altamente competitivo. Occorre stabilire un presidio solido con i collegamenti internazionali, puntare su una strategia nazionale per i piccoli aeroporti indispensabili per connettere il Paese ad un maggiore sviluppo intermodale, anello debole del nostro sistema logistico.

Sarà anche indispensabile gestire lo spazio aeroportuale considerando le connotazioni identitarie e relazionali del viaggiatore con il presidio tecnologico della velocità e dell’orientamento. Per il professor De Rita, presidente del Censis, lo spirito degli imprenditori aeroportuali risiede nel connubio tra impresa e territorio. La capacità adattativa non basta più: è necessario avere un senso del futuro legato al modo con cui il turismo si articola nel mondo. Senza questa capacità di prevenire i flussi si rischia di rimanere confinati ad una mera logica di monopolio territoriale.

Il punto di vista dell’ENAC

Il Prof Vito Riggio, Presidente dell’Enac, ha spiegato che dall’analisi dell’andamento del paese e del settore aeroportuale, emerge un palese contrasto: da un lato i problemi del trasporto aereo, dall’altro un allentamento della capacità del Paese in termini di produzione. In futuro sarà fondamentale concentrarsi sulle reti e le connessioni tra i grandi aeroporti e il sistema ferroviario.

Il turismo

La sottosegretaria al Ministero dei beni culturali e turismo, Dorina Bianchi, ha sottolineato che dopo trent’anni l’Italia si è dotata di un piano strategico sul turismo che vuole delocalizzare i turisti dalle grandi città d’arte ai piccoli centri e nelle provincie dove risiede un grande patrimonio culturale. Con il Ministero dei Trasporti, già sono stati individuati percorsi come le ciclovie, le ferrovie turistiche e i cammini, su cui si è investito in termini di risorse e investimenti.

Il 60% del turismo italiano si concentra nel Centro-Nord, ma solo il 13% è al Sud: questo per la mancanza un sistema di viabilità adeguato. Da qui l’importanza di ripensare ad un sistema aeroportuale in grado di garantire anche in questa parte del Paese infrastrutture e aeroporti che funzionino.

Le conclusioni

Graziano Delrio, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, a conclusione del convegno ha voluto trarre un bilancio positivo: l’Italia è forte quando riesce a difendere la sua originalità incrementando il sistema della rete nazionale con reti aeroportuali regionali; costruire le reti è uno degli obiettivi del piano aeroporti. Fondamentale sarà investire sulla tecnologia per gestire i flussi di traffico in sicurezza, investire in ricerca e innovazione, implementare i controlli automatizzati.
Rispetto a questi tre anni di lavoro, il piano aeroporti, i contratti di programma stabilizzati, il tema delle reti e della trasparenza, lo sviluppo intermodale e il piano della logistica già inserito nel documento di economia e finanza hanno bisogno di ulteriori e massicci investimenti nel futuro.

Delrio ha sottolineato l’importanza di focalizzarsi non solo sull’alta velocità ma sulla frequenza dei collegamenti. Recentemente si segnala la modifica nel campo di applicazione della notifica da parte della Commissione Europea per gli aiuti agli investimenti sugli aeroporti che muovono 3 milioni di passeggeri. Il Governo ha inoltre compreso l’importanza che riveste l’economia area e del mare considerandole trainanti nel nostro Paese. Scelte lungimiranti di geopolitica e geo-strategia offrono la possibilità di aumentare posti di lavoro, e, nello stesso tempo, amplificare l’attrattiva dei poli turistici dell’Italia.