Le Capitali europee della cultura 2020-2033

Paesi UE EFTA SEE

Adottata dal Parlamento Europeo la lista dei Paesi che potranno proporre le Capitali europee della cultura. Allargano il numero delle nazioni che potranno partecipare al programma

Le Capitali europee della cultura mirano a promuovere la ricchezza e la diversità delle culture e incoraggiare il senso di appartenenza dei cittadini a un’area culturale comune.

Il programma e gli investimenti culturali della Capitale europea della cultura dovrebbero contribuire alla rigenerazione e alla crescita sostenibile della città nel lungo periodo.

Ogni anno due Stati membri dell’Unione Europea possono designare una città (non necessariamente la capitale del proprio Stato) quale “Capitale europea della cultura”. Ogni tre anni – per la prima volta – anche i Paesi EFTA/SEE (membri dell’Associazione europea di libero scambio, che ha fondato lo Spazio economico europeo: Norvegia, Islanda e Liechtenstein sono membri del SEE, mentre la Svizzera fa parte dell’EFTA ma non del SEE) potranno partecipare.

Lo Stato membro, per selezionare la propria città, organizza una competizione con 6 anni di anticipo. È una giuria composta da esperti indipendenti nazionali ed europei a compilare una prima lista delle potenziali candidate e a “chiamare” alla partecipazione le città le quali devono preparare un programma culturale e sottoporlo alla stessa giuria che lo esaminerà e ne sceglierà uno presentato da una città in ogni Paese.

Tale programma culturale deve avere come principali caratteristiche la forte dimensione europea e una strategia a lungo termine, con un impatto sostenibile sullo sviluppo sociale, economico e culturale a livello locale.

Per quanto riguarda la categoria «capacità di realizzazione», le città candidate devono dimostrare che:

la candidatura gode di un ampio e forte sostegno politico e di un impegno sostenibile da parte delle autorità locali, regionali e nazionali;
la città dispone o disporrà di infrastrutture adeguate e sostenibili a lungo termine per detenere il titolo.

Per quanto riguarda la categoria «portata», sono valutati i seguenti fattori:

  • il coinvolgimento della popolazione locale e della società civile nella preparazione della candidatura e nella realizzazione dell’azione;
  • la creazione di opportunità nuove e sostenibili che consentano a un gran numero di cittadini di assistere o partecipare ad attività culturali, soprattutto giovani, volontari e gruppi emarginati o svantaggiati, comprese le minoranze, con un’attenzione particolare alle persone disabili e agli anziani, per quanto attiene alla loro accessibilità a tali attività;
    la strategia generale di sviluppo del pubblico e in particolare il legame con il settore dell’istruzione e la partecipazione delle scuole.

“L’iniziativa delle Capitali europee della cultura si è dimostrata molto efficace nel rafforzare i legami e il senso di appartenenza tra i cittadini europei” ha dichiarato il relatore Santiago Fisas Ayxela dopo la seduta del Parlamento Europeo che ha portato all’ingresso nel programma dei Paesi EFTA/SEE. “Sono molto contento dell’allargamento votato oggi: rafforzerà i legami culturali che condividiamo con i nostri Paesi vicini”.

Ricordiamo che, avendo partecipato alla competizione per l’Italia alcuni anni fa ed essendo stata selezionata, la città di Matera sarà la Capitale europea della cultura per il 2019. Ora toccherà agli altri Stati: la prossima opportunità per l’Italia sarà solo nel 2033.