L’innovazione per superare la crisi dei media

L’innovazione per superare la crisi dei media

In Fieg dibattito sulla ricerca #Media4EU in cui l’innovazione diventa la chiave di un cambiamento virtuoso. La proposta di un Erasmus4Media diretto ai giovani che vogliono lavorare nel mondo dell’informazione

L’8 Giugno 2017, nella sede romana della Fieg (Federazione italiana Editori giornali), si sono incontrati alcuni tra i più autorevoli esperti del mondo del giornalismo e della comunicazione nazionale ed internazionale, per affrontare insieme un problema la cui soluzione non è più procrastinabile nel tempo: la crisi dei media in Europa.
Organizzata da Media 2000 in collaborazione con EurActiv, la tavola rotonda si è interfacciata a partire dalla ricerca #Media4EU, di Christophe Leclercq, fondatore e presidente di EurActiv che, mettendo a confronto la crisi dell’Unione Europea con quella dei media, ha estratto gli indicatori per il superamento di questa lunga fase di difficoltà nella diffusione produttiva di notizie attendibili.

Al dibattito hanno partecipato Fabrizio Carotti (direttore generale Fieg), Franco Siddi (Osservatorio tutti i media), Giampiero Gramaglia (giornalista e consigliere IAI-Istituto Affari Internazionali), Giacomo Mazzone (ideatore di Eurovisioni e responsabile delle relazioni istituzionali dell’EBU, Unione europea di radiodiffusione), Stefano Polli (vice direttore Ansa), Giampaolo Roidi (responsabile della redazione Digital di Agi) ed Eugenio Fatigante (giornalista di Avvenire).

La corretta informazione alla prova del web

Molti sono i fattori che minano la circolazione della corretta informazione: fake news ed uso incontrollato e scorretto del web in cima alla lista, ma non solo: anche una fondamentale chiusura di ogni Stato membro dell’Unione nella propria area di divulgazione. Un eccesso di localizzazione impedisce infatti che professionalità ed idee si incontrino per confrontarsi, collaborare, adattarsi a metodi migliori.

Siddi ha sottolineato la funzione di difesa della democrazia di un’informazione valida ed efficace, che può essere garantita solo attraverso un legame tra operatori, imprese del settore media, provider ed istituzioni a livello sovranazionale. Le fake news si combattono con la professionalità dei giornalisti e delle testate ufficiali che verificano le fonti e tutelano la verità della notizia, con il riconoscimento del diritto d’autore e con il rispetto del copyright, ha aggiunto Fabrizio Carotti.

Innovazione come risorsa fondamentale

In tutta Europa, Italia compresa, assistiamo ad un appiattimento dei modelli di informazione su un sistema a compartimenti stagni in cui chi opera in un settore – ad esempio quello della produzione di notizie (agenzie di stampa e giornalisti) – non sa quello che fa e come lo fa chi opera in un altro settore, ad esempio quello della commercializzazione della notizia. Il risultato è una perdita di efficacia del prodotto.
Ecco che quindi arriva in soccorso lo studio #Media4EU, che ha portato Christophe Leclercq in giro per l’Europa a raccogliere i pareri degli esperti di più di 30 media in 6 differenti nazioni. Leclercq – come evidenziato anche da Gramaglia – ha saputo coniugare 3 parole chiave: innovazione, media ed Europa.

La ricerca. Parola chiave: cooperazione

Cosa significa innovare per rendere i media più forti in un’Europa più solida perché ha un’informazione più solida? La risposta a questa domanda che rappresenta un circolo virtuoso, non sta soltanto nell’utilizzo delle nuove tecnologie – come il 5G, la digitalizzazione e la creazione di piattaforme interattive internazionali – ma sta proprio e maggiormente nel cambiamento del modus operandi, in un passaggio dalla localizzazione alla globalizzazione, attraverso la cooperazione.
Cooperare nel campo dei media significa scambiarsi attivamente le conoscenze e le informazioni, andando di persona a lavorare oltre i confini. Superare la ripetitività dei metodi nazionali ed aprirsi al confronto professionale con gli altri Paesi, introducendo nel proprio modo di lavorare anche la collaborazione intrasettoriale, in modo che ognuno conosca la collocazione del proprio lavoro nella filiera e come questo possa favorire quello dell’altro per raggiungere un fine. Il risultato quindi è una connessione tra editori, giornalisti, area commerciale e lettori.

Erasmus4Media

Per realizzare una cooperazione efficiente Leclercq riconosce il ruolo fondamentale dei giovani. Quelli che si avvicinano alle professioni inerenti i media e quelli che sono già dentro, conoscono gli strumenti e sono terreno fertile per ampliarli. A tale proposito lo studio #Media4EU sostiene l’idea della nascita di un Erasmus4Media, alla cui base ci sono le persone disponibili a fare da collegamento tra Stati.

Il sostegno alla Cooperazione e a progetti come Erasmus4Media deve provenire da più settori: economico, con messa a disposizione di fondi, istituzionale e del mondo del no profit, per favorire gli scambi, degli stessi media, con adesione e disponibilità al dialogo tecnologico, con l’utilizzo delle innovazioni in questo campo per promuovere i contatti, ad esempio attraverso piattaforme di traduzione internazionali.
Mazzone ha individuato in questa opportunità di Erasmus4Media dei giovani, un’evoluzione ancora più globale: un Erasmus permanente di tutti i media che permetta lo scambio continuo di risorse e abbatta i limiti linguistici. Questo può rendere l’Europa il volano di sistemi vincenti e non consentire più l’inglobamento di buoni progetti in realtà d’oltreoceano, come invece avviene ancora attualmente.

Le conclusioni

Al termine della tavola rotonda l’impegno è stato quello di promuovere e supportare l’analisi e la proposta di Leclercq per arrivare alla discussione in Commissione europea, iniziando a mettere in campo azioni concrete per far sì che l’informazione professionale diventi essa stessa network di qualità contro gli usi fallaci dei social e di internet.
Vincere il clima di incertezza e post verità in cui il lettore è immerso e promuovere lo sviluppo di strumenti condivisi e riconosciuti per comunicare a livello internazionale impatterebbero positivamente non soltanto sul mercato dei media, ma anche su quello generale.
La circolazione di informazioni affidabili e di strumenti per diffondere idee e prodotti in modo certificato è un supporto ormai irrinunciabile per chi opera in tutti i settori, per il mondo dell’imprenditoria e per i diversi mercati.
Per questo Lo studio di Leclercq e l’impegno dei rappresentati dei media sono finalizzati a quel cambiamento di tendenza nell’informazione che riporti ad affidarsi a fonti accreditate, restituisca potere economico alle professioni legate alla comunicazione ed alle testate ufficiali riporti anche nei lettori una fiducia verso la notizia verificata da professionisti e quindi certa.

Commento del direttore responsabile di Donna in Affari, Daniela Molina, consigliera nazionale dell’Ordine dei Giornalisti

Ricordiamo che le vere testate giornalistiche – anche se online – devono essere registrate ai rispettivi tribunali e che nella homepage deve essere pubblicata tale informazione con il numero e la data di registrazione. Se tali indicazioni mancano, vuole dire che non si tratta di una testata giornalistica e quindi ci troviamo di fronte a un semplice sito web che non ha obblighi legali (la deontologia ha forza di Legge) di fornire notizie vere, verificate, garantite e imparziali. Di conseguenza, gli utenti del web dovrebbero prestare attenzione alle implicazioni di una mancata pubblicazione della registrazione presso un Tribunale perché di certo le fake news si trovano con più facilità laddove esiste un interesse particolare nella loro divulgazione, cosa altamente improbabile per una testata giornalistica ufficiale.