Moda italiana: è morta Carla Fendi

Foto Carla Fendi

Riproponiamo l’intervista esclusiva di Donna in Affari a  Carla Fendi, scomparsa il 19 giugno. L’intervista a Carla Fendi è stata raccolta i primi di giugno 2017

Presidente onoraria di Fendi e presidente della Fondazione che porta il suo stesso nome, Carla Fendi è la quarta delle sorelle che, con i propri genitori, hanno fondato e portato al successo la casa artigiana di moda. Oggi tutti conosciamo il nome Fendi, che rappresenta il Made in Italy di eccellenza nel mondo nel settore artigianale. Tanto che a marzo Confartigianato Imprese e la Fondazione Manlio Maria Letizia Germozzi, hanno conferito proprio a Carla il Premio nazionale Manlio Germozzi  “per l’impegno in favore della cultura dell’artigianato italiano in ambito internazionale, per la passione e la sensibilità con le quali ha saputo esprimere l’impegno imprenditoriale, esaltando i valori dell’artigianato, nel promuovere la cultura manifatturiera presso i giovani e tutelando il patrimonio artistico del nostro Paese”.
Donna in Affari l’ha incontrata e le ha rivolto alcune domande.

Il settore dell’artigianato ha seguito gli stessi andamenti economici di altri settori oggi in crisi?
Purtroppo la crisi dell’artigianato è iniziata prima e non la chiamerei crisi. L’artigianato è un settore che offre e produce lavoro, ma il problema è un altro. Non ci sono più gli artigiani, i giovani non si appassionano a questo settore che è sempre stato un fiore all’occhiello della nostra economia. I giovani, dopo la necessaria formazione culturale, dovrebbero scoprire i mestieri dell’artigianato, la loro bellezza e la loro utilità ma soprattutto quante opportunità di lavoro offrono.

L’artigianato in Italia rischia di scomparire?
Sì, se non si opera al più presto per sostenerlo, per creare di nuovo la cultura dell’artigianato e mettere in risalto la sua eccellenza. L’artigianato finirà per scomparire causando un grave danno non solo da un punto di vista economico, anche perché l’artigianato italiano, che sia un lavoro o un’arte, ha rappresentato per molti anni la ricchezza del nostro Paese sia in ambito economico e culturale.

Secondo lei quali strumenti andrebbero messi in campo per garantire continuità a questo comparto produttivo?
Il punto di partenza è dare dignità ed eccellenza al settore. Rinvigorire la cultura dell’artigianato affinché i mestieri diventino qualificati e qualificanti. Occorre creare istituti professionali idonei e sostenerli, purtroppo oggi molte scuole di formazione sono in crisi destinate a chiudere. È necessario trasmettere e comunicare le tradizioni del mestiere, la cultura dell’artigianato, educare alla manualità che è la migliore nel mondo e dare importanza alle numerose opportunità di lavoro. Questi interventi sono necessari per restituire al nostro artigianato un elemento distintivo che contribuisca a restituire l’immagine che il nostro Paese ha nel mondo.

Qual è lo spirito della maison Fendi?
Tradizione e avanguardia unitamente ai valori assoluti della qualità e creatività.

Qual è secondo lei il concetto di eleganza?
Un dono che si ha … ‘nella pelle’. Un appeal innato che nasce dall’animo e dalla personalità.

Quali sono le attività e i programmi che sostiene la Fondazione Carla Fendi?
Scopo della Fondazione è dare contributo e assistenza per conservare i beni e valori culturali del passato e garantire la continuità e la crescita nel futuro. Tra le principali attività che sostiene da alcuni anni la Fondazione Carla Fendi, con opere di puro mecenatismo, è il Festival di Spoleto contribuendo al cartellone con specifici progetti culturali. Sostiene come mecenate l’Accademia di Santa Cecilia con iniziative particolari, contribuisce da anni al FAI, porta avanti il ciclo Arte e Liturgia nella Basilica di Santamaria in Montesanto, la chiesa degli artisti a Roma, e si dedica a numerose altre iniziative a scopo benefico, culturale e sociale.

In una intervista ha dichiarato che guarda al barocco come a una metafora del presente. Secondo Lei, l’arte può essere un mezzo di riflessione e può essere applicato anche in altri settori economici?
L’arte è la linfa della vita. Forse noi italiani non ce ne rendiamo conto perché siamo da sempre abituati a respirare il bello, siamo assuefatti da uno straordinario patrimonio artistico e da bellezze naturali uniche. Questo fantastico nutrimento dello spirito si riflette sulla vita e sul carattere di ognuno di noi e ci permette di affrontare tutti i settori produttivi, anche quelli economici con una attitudine assolutamente particolare.

Secondo lei in Italia vale ancora la pena di investire nella cultura e nell’arte?
Se si intende un investimento produttivo ed economico, dipende ovviamente dalle sfere in cui si opera. Io preferisco pensare piuttosto ad un investimento intellettuale che ritorna sempre come bene per l’animo.

Investire sul futuro dei giovani e sulla formazione culturale può garantire a preservare i valori culturali del passato?
Sicuramente è l’eredità che dobbiamo lasciare ai giovani perché la cultura del nostro passato è la garanzia del loro futuro.

Se una ragazza o un ragazzo volessero inviare il Curriculum Vitae alla fondazione, quali requisiti dovrebbero avere per essere ammessi alla selezione?
Al di là dei necessari studi, quello che apprezzo di più sono le doti del carattere quali determinazione, volontà e soprattutto spirito di sacrificio che purtroppo spesso i giovani non hanno.