Occupazione femminile e crescita economica

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Imprenditoria e occupazione femminile. La situazione in Lombardia

Esiste una relazione positiva tra occupazione femminile (in forma imprenditoriale, professionale o subordinata che sia) e crescita socio-economica. Ciò significa che la riduzione dei divari di genere serve sì alle donne ma anche alla società tutta (uomini e donne) perché è un elemento fondamentale per far ripartire la competitività e la crescita economica. Il gap di genere ha infatti un costo, e si tratta di un costo enorme: addirittura 5,7 punti del nostro PIL (prodotto interno lordo) secondo le stime di Eurofound per l’Italia.

La Lombardia, tra tutte le regioni italiane, potrebbe rappresentare la best practice, l’esempio da seguire, in quanto ha il tasso di occupazione femminile più alto della media italiana (57,2% contro 48% – dati del 2015 – molto vicina alla media europea del 60,4%); la crescita dell’imprenditoria femminile è pari al 4,3% nel periodo 2008-2015 mentre quella maschile scende del 3,3%; ha una maggioranza di donne imprenditrici giovani (13% under 35 contro l’8% maschile); il livello di istruzione femminile è più elevato di quello maschile (al 2015 le donne laureate erano il 21,5% contro il 17% dei laureati uomini).

A Milano, per fare un esempio, le donne titolari d’azienda, pur essendo ancora solo un quinto degli imprenditori, sono aumentate dell’8,3% mentre gli uomini dell’1,3%. Proprio questa città abbiamo il primato europeo dal punto di vista occupazionale: con un tasso di occupazione femminile che supera il 62,7% vengono superate importanti città europee come Londra, Madrid, Lugano e Bruxelles.

E i settori in cui c’è stato un aumento di imprenditrici sono quelli dell’ICT (Information and Communication Technology), del terziario avanzato e della cultura, settori considerati di appannaggio maschile nell’immaginario collettivo. Inoltre, il 26,6% delle donne ha almeno la laurea, contro il 18,5% degli uomini occupati.
Ciò significa che il divario di genere nelle aree disciplinari tecniche e scientifiche si sta riducendo e il digital divide tra donne e uomini si è completamente annullato tra le nuove generazioni.

La Lombardia concentra il 17% degli iscritti alle facoltà STEAM (science, technology, environment ma anche education, arts) italiani (Milano e Pavia da sole il 14,5%), e sui 116 mila universitari nelle discipline STEAM, il 47,6% sono ragazze (a Milano e Pavia il 48,1%).

Inoltre, secondo dati recenti di Confartigianato, delle 357.110 tra titolari, socie e collaboratrici di imprese artigiane in Italia, circa il 20% è lombardo.
Il 13% delle imprese femminili italiane è in Lombardia (156 mila imprese femminili su 1,2 milioni in Italia). Una larga fetta delle realtà esistenti, ben 62 mila, è nata negli ultimi 6 anni.

I contributi della Regione Lombardia

La Lombardia attua anche delle misure per la conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro; ad esempio proprio in questi giorni è stato confermato l’investimento di 2,5 milioni di euro per il biennio 2017-2018 (dal POR 2014-2020) ai quali sono stati aggiunti 3,5 milioni di euro di risorse regionali. Possono chiedere questi fondi lavoratrici e lavoratori residenti o domiciliati in Lombardia che abbiano almeno un figlio a carico che non abbia compiuto i 16 anni. Si tratta di un contributo a fondo perduto (non restituibile) fino all’80% della spesa e comunque non superiore a 100 mila euro.
Tali contributi possono essere utilizzati per:
– servizio di assistenza o custodia rivolti a minori a supporto del caregiver familiare;
– servizi per la gestione del pre e post scuola e dei periodi di chiusura scolastica (grest e oratori estivi, doposcuola, ecc.);
– servizi di supporto per la funzione di attività nel tempo libero a favore di minori (es. accompagnamento e fruizione di attività sportive e ludiche, visite di parchi/musei, ecc.).

Ricordiamo che la Regione ha destinato 15 milioni di euro del Bonus Famiglia a sostegno di 8.000 famiglie beneficiarie – il 10% monogenitore – in condizioni di vulnerabilità socio-economica. Il 74% di coloro che hanno presentato domanda sono madri. Un punto particolarmente importante, soprattutto per le madri che lavorano, riguarda il contributo agli asili nido, con circa 32 milioni di euro di risorse impegnate a beneficio di circa 13.500 famiglie, prevedendo l’azzeramento della quota di retta pagata dalla famiglia in strutture pubbliche o private convenzionate.