Decreto del Mezzogiorno

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Le misure per una nuova economia a trazione meridionale. Operativa la normativa per il rilancio del Mezzogiorno come cardine dell’economia del Paese

Dal 21 giugno 2017 è entrato in vigore il Decreto del Mezzogiorno, contenente le disposizioni per favorire l’impresa ed il lavoro nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
L’ottica è quella di ricreare nel meridione le condizioni per cui i giovani possano restare ed investire nelle proprie terre, consentendo all’Italia di non perdere quei talenti che si sono formati nelle nostre università e di avviare un processo di crescita economica con progetti che rendano il Sud un traino per tutto il resto del territorio nazionale.

Proprio con l’accento sull’economia a trazione meridionale il Vice Ministro dello Sviluppo economico Teresa Bellanova ha salutato la pubblicazione del Decreto in Gazzetta Ufficiale, sottolineando anche che “è importante comprendere la ratio complessiva del Decreto, che suggella un patto con tutti coloro che hanno voglia, capacità, competenze, passione e soprattutto desiderio di restare nella loro terra. Lo facciamo sul versante delle imprese che in questi anni ci hanno chiesto semplificazione per portare avanti investimenti, sul versante degli investitori che guardano al Mezzogiorno come area strategica e culla di talenti, sul versante del lavoro agricolo per valorizzare terreni abbandonati con un’agricoltura sempre più multifunzionale”.
Le prospettive offerte dalle misure messe in campo dal Decreto “portano anche verso un’inclusione sociale che lega il futuro del Sud a quello del Paese” ha precisato Bellanova.

La normativa riguarda cinque aree fondamentali per il rilancio economico del Mezzogiorno:

  1. la valorizzazione dei terreni e degli immobili abbandonati,
  2. il progetto “Resto al Sud”,
  3. le zone economiche strategiche (Zes),
  4. l’iperammortamento prorogato,
  5. le amministrazioni straordinarie.

Relativamente al recupero di terreni ed immobili abbandonati, il Decreto prevede che i Comuni eseguano una ricognizione e un conseguente elenco di questi beni, da aggiornare annualmente, e che preparino bandi per assegnarli a giovani tra i 18 e i 40 anni per la realizzazione di attività agricole, artigianali, commerciali e turistico ricreative.
Lo scopo è quello di non perdere risorse né territoriali né umane e creare occupazione e reddito.

Il progetto “Resto al Sud” mette a disposizione finanziamenti agevolati fino a 40 mila euro per gli imprenditori e da 40 mila a 200 mila euro per società e cooperative che presentino nuovi progetti nei settori artigianato, industria e servizi.

Le Zes sono invece zone franche, comprendenti almeno un’area portuale, che ogni regione interessata dal Decreto potrà individuare e proporre per il riconoscimento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. All’interno delle stesse verranno applicate condizioni agevolate per le aziende che vi operano.

La proroga dell’iperammortamento è stata stabilita fino al 31 luglio 2018, sempre per le regioni interessate dal Decreto e si riferisce a quegli investimenti per favorire lo sviluppo tecnologico e digitale nell’industria 4.0, con l’applicazione di un ammortamento al 250%.

Il Decreto inoltre intende garantita la pratica dell’amministrazione straordinaria anche a quelle aziende che non avrebbero i requisiti dimensionali per accedere alle misura stessa, evitandone così il fallimento.

Su questi ultimi due punto si è espresso, con soddisfazione generale per il Decreto, il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che ha presentato la proroga per gli iperammortamenti come una grande svolta per le imprese, che così non rischiano più di non rispettare le date di consegna di beni ricompresi nell’agevolazione dell’iperammortamento e ha sottolineato come questa proroga sia “un ulteriore passo del Governo a favore della possibilità per le imprese di sfruttare le enormi potenzialità del piano industria 4.0, per innovare e crescere”.

Sull’estensione dell’amministrazione straordinaria Calenda ha commentato che “grazie all’approvazione della norma, saremo in grado di mettere in campo un’ulteriore garanzia per le aziende e per i lavoratori in difficoltà poiché estenderemo la copertura della procedura anche a quei casi in cui la società acquirente si venga a trovare in una situazione di insolvenza e non sia in grado di rispettare gli obblighi assunti”.