La riforma del terzo settore

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I contenuti della Riforma del terzo settore presentati in occasione della diffusione dell’XI rapporto dell’Osservatorio annuale Isnet sull’impresa sociale in Italia

La riforma del Terzo settore è finalmente operativa. A un anno dalla pubblicazione in Gazzetta, sono stati approvati dal Consiglio dei Ministri anche i provvedimenti attuativi. Si dà così spessore a un settore che si colloca tra lo Stato e il mercato, tra la finanza e l’etica, tra l’impresa e la cooperazione e che dà sostanza ai principi costituzionali della solidarietà e della sussidiarietà. Una riforma che investe 300 mila organizzazioni associative e cooperative e 6 milioni di cittadini che dedicano parte del loro tempo al volontariato. Questi alcuni temi affrontati l’11 luglio alla Camera del Deputati alla presenza dell’On. Edoardo Patriarca, presidente del Centro nazionale per il volontariato; dell’On. Luigi Bobba, Sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali; di Laura Bongiovanni, presidente associazione Isnet; di Alessandro Messina, direttore generale Banca Etica; di Giuseppe Guerini, portavoce Alleanza cooperative italiane.

L’On. Luigi Bobba, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha espresso soddisfazione per il lavoro fatto negli anni e per i decreti approvati a giugno su: Codice del Terzo settore, Impresa sociale, 5 per mille, che si aggiungono a quelli già in vigore sul servizio civile universale e su fondazione Italia sociale. Il sottosegretario sottolinea che per la prima volta si definisce cosa è Terzo settore, indicando nella Legge e nei decreti quali enti e soggetti lo compongono.

La riforma offre un eco-sistema favorevole per lo sviluppo di imprese sociali innovative e vantaggi fiscali a sostegno del capitale sociale grazie alla defiscalizzazione degli utili che possono essere successivamente reinvestiti. Fondamentale per la nuova regolazione sarà il registro unico del Terzo settore, strumento gestito dalle Regioni, che farà riferimento ad un’unica piattaforma nazionale. L’obiettivo è il riordino della materia per concentrare: accesso ai fondi, 5 per mille, incentivi fiscali in un unico registro.

Gli incentivi fiscali

È prevista la modifica di tutti gli statuti associativi, ma soprattutto la nuova normativa mette a disposizione del terzo settore 190 milioni di euro, risorse destinate agli incentivi fiscali per la nascita di un “fondo progetti innovativi”, per lo sviluppo del social bonus, per il lancio dei “titoli di solidarietà” e un incremento dei fondi per il servizio civile per garantire l’impiego di circa 50 mila posti di lavoro per il 2018.

Il nuovo bilancio sociale
La Riforma inserisce anche lo strumento della valutazione dell’impatto sociale: un benchmark dell’impresa sociale. Il bilancio sociale e la rendicontazione delle attività diventano dunque strumenti necessari per informare gli stakeholder su come vengono impiegate le risorse – che siano donazioni, interventi pubblici o privati, etc.
Su questi temi è stata elaborata una bozza di linee guida che prevede per le imprese sociali la redazione di un bilancio sociale, esercizio che dovrà essere il Dna delle imprese sociali, una cultura diffusa per generare un valore economico e sociale condiviso.

I finanziamenti a tasso agevolato

A fine luglio sarà istituito il Fondo di Garanzia per l’accesso al credito agevolato, una convenzione in accordo con il Mise, il Ministero del Lavoro, l’Abi e la Cassa Depositi e Prestiti, che offre la possibilità alle imprese sociali di promuovere e guidare l’innovazione sociale.

Il direttore generale di Banca Etica Alessandro Messina ha ricordato che Banca etica nasce (18 anni fa) proprio per finanziare il Terzo settore, aprendo così un mercato nuovo che il mondo bancario non frequentava. La riforma – spiega – ha il merito di dare organicità alle regole, costruire un approccio coerente rispetto agli scenari futuri. Per raggiungere questi traguardi occorre una crescita culturale, un cambio di mentalità degli enti locali nei criteri di selezione e di co-progettazione e con Banca Etica si sono qualificate le offerte per una sana concorrenza al Terzo settore.
L’offerta che la riforma introduce si concretizza con l’accesso ai social bond, alla finanza di impatto e al crowdfunding finanziario. Il Testo Unico bancario approvato a dicembre, di fatto riconosce la finanza etica per la costruzione un impianto di finanza “low-profit” dove i partner ideali sono proprio le imprese sociali.

Le diverse realtà del Terzo settore

Per Giuseppe Guerini, portavoce di Alleanza cooperative italiane, l’impresa sociale deve perseguire l’innovazione, aprendo la strada a una social economy valley per costituire un eco-sistema in una logica di lavoro comune. “C’è bisogno di sviluppare un pensiero positivo intorno alle politiche dell’economia sociale (welfare, inserimento lavorativo e crescita sostenibile). L’innovazione sociale deve migliorare la cultura della valutazione, un processo di integrazione tra sistemi imprenditoriali diversi, impresa ordinaria, impresa sociale e cooperative sociali medio piccole e grandi dimensioni”.

L’On. Edoardo Patriarca, Presidente del CNV (Centro Nazionale per il Volontariato) sottolinea che “Il terzo settore nelle sue diverse forme organizzative costruisce sistemi di relazioni positive avviando percorsi di contaminazione con il mondo dell’impresa profit”.
La riforma da sola non basta, sono previsti in agenda altri 24 decreti ministeriali, un cantiere ancora aperto. Il Decreto 106/2016 sostiene le contaminazioni e la norma prevede l’ingresso del profit, della Pubblica Amministrazione, del mondo dell’associazionismo e del volontariato. Il 2018 sarà un banco di prova per valutare se la Riforma e i decreti attuativi abbiano promosso il mondo dell’impresa sociale e per verificare se esistono altre aree in cui è possibile intervenire.

I dati dell’Osservatorio Isnet

Durante l’incontro è stato presentato l’XI rapporto Isnet, una fotografa sullo stato di salute del Terzo settore, ricco di indicatori economici e statistici con un questionario somministrato a un panel rappresentativo della popolazione (le imprese sociali) per valutare la reattività dell’impresa sociale e la prontezza a cogliere le trasformazioni come una opportunità.

In particolare il rapporto analizza alcuni indicatori di sviluppo delle imprese sociali, facendo un focus sulla dinamicità e sulle nuove modalità di capitalizzazione dell’impatto sociale. Il campione rappresentativo è composto di 400 cooperative sociali in Italia, 100 imprese sociali ex lege, 16 società benefit che, a seguito della legge di stabilità, hanno ottenuto la certificazione B Corp.

Il rapporto nel dettaglio

Dai dati di sentiment delle cooperative sociali emerge un andamento economico in crescita (+42%) nel 2016, aumentato di 10 punti percentuali rispetto al 2015, che conferma un trend positivo nel 2017. Il sentiment occupazionale nel 2017 prevede un’impennata del 40% delle risorse occupazionali con un +12 punti percentuali rispetto al 2016.

Il 70% del panel dichiara di non aver raggiunto gli obiettivi di innovazione per mancanza di risorse economiche (84,3% degli intervistati). Tra le cooperative sociali, il 30% del campione non raggiunge gli obbiettivi per scarsi indici d’innovazione, ma anche le cooperative best performer, di grandi dimensioni e più strutturate, localizzate nel Nord Italia, denunciano una forte resistenza al cambiamento.
La mancanza di risorse finanziarie è una costante per tutte le cooperative, ma l’attuale riforma prevede nuove modalità di capitalizzazione (social bond, capitali di rischio, equity crowdfunding, social lending) poco note per il 64,5% degli intervistati. Dunque 7 cooperative su 10 non conosce gli strumenti finanziari per mancanza di un accompagnamento mirato. Il 23,5% delle imprese sociali invece conosce questi strumenti ma non è interessato ad alcuna forma di capitalizzazione, è il caso di cooperative di grandi dimensioni che si affidano al prestito sociale, principale modalità di finanziamento.
L’8% del campione non è interessato alla capitalizzazione per timore di perdere la propria governance ma preferisce interpellare i «soci tesserati» in caso di esigenze finanziarie.

Il 7% delle Cooperative è scettico sui sistemi di valutazione dell’impatto sociale, e l’accompagnamento è l’unica modalità efficace per generare effetti sull’impiego di risorse. Solo il 5% delle Cooperative dichiara di aver identificato altri sistemi di valutazione d’impatto sociale.

In sintesi l’Osservatorio Isnet individua due tipologie di organizzazioni: una costituita da soggetti best performer, aperti a nuove aree geografiche che hanno un approccio amichevole con la finanza (4%); la seconda debole ma aperta al cambiamento (22%).