LAVORO 4.0. Assemblea di Confassociazioni

tavolo relatori

Nell’assemblea annuale di Confassociazioni, la confederazione delle associazioni professionali, si è parlato di Lavoro 4.0, l’ultima frontiera professionale per essere pronti allo tsunami digitale in arrivo

di Laura Placenti

Tra le imprese c’è grande preoccupazione per alcune stime dell’ISTAT. Sono 9 milioni i lavoratori che potrebbero essere sostituiti dalle macchine nei prossimi 7/10 anni e almeno altri 2 milioni sono quelli a rischio. È sulla base di tale complesso orizzonte – ha dichiarato il Presidente di Confassociazioni Angelo Deiana – che abbiamo dedicato questa Conferenza Annuale al tema del “Lavoro 4.0”.
“Lo tsunami digitale è in arrivo, rappresenta la quarta rivoluzione industriale e si dispiegherà su tutti i nostri contesti economici, lavorativi e sociali” afferma il presidente Deiana. “Non potevamo non iniziare dal tema del lavoro, un tema che vede Confassociazioni in prima linea con i player principali del mondo dell’impiego e delle imprese, per individuare opportunità, trend evolutivi, smart working, competenze digitali e politiche attive per i giovani e per le donne. Il Paese deve puntare sulla formazione delle singole figure professionali e investire sulle nuove tecnologie”.

Cosa significa Lavoro 4.0? Quali sono gli scenari e quali le prospettive per le figure professionali? Gli ospiti presenti nella Sala del tempio di Adriano a Roma durante l’assemblea, si sono espressi e hanno dato un parere unanime sul come gestire la nuova frontiera del lavoro. Oggi possiamo trasformare il tempo improduttivo utilizzato da chi naviga in rete, con meccanismi formativi, proprio grazie alle nuove logiche fornite dal mondo 4.0.

Il Lavoro 4.0 è figlio della quarta rivoluzione industriale e porterà alla produzione del tutto automatizzata e interconnessa. Presenta rischi e opportunità: la perdita di 5 milioni di posti paventata dall’ultimo Economic World Forum, ma anche lo sviluppo dello Smart Manufacturing (digitalizzazione industriale).

Ricordiamo che finora le rivoluzioni industriali del mondo occidentale sono state tre:

  1. nel 1784 la nascita della macchina a vapore e di conseguenza lo sfruttamento della potenza di acqua e vapore per meccanizzare la produzione;
  2. nel 1870 l’inizio della produzione di massa attraverso l’uso sempre più diffuso dell’elettricità, l’avvento del motore a scoppio e l’aumento dell’utilizzo del petrolio come nuova fonte energetica;
  3. nel 1970 la nascita dell’informatica, dalla quale è scaturita l’era digitale destinata ad incrementare i livelli di automazione avvalendosi di sistemi elettronici e dell’IT (Information Technology).
    La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non si è ancora stabilita, perché è tuttora in corso.

Come ha affermato Lucia Valente, assessora alle politiche del Lavoro della Regione Lazio, “per i liberi professionisti si è già aperto un mondo nuovo: le tecnologie 4.0 stanno cambiando il mondo del lavoro, basti pensare all’utilizzo delle stampanti 3D, all’Internet of Things. Bisogna puntare sulla formazione e sugli incentivi agli investimenti in tal senso. La Regione Lazio crede molto in questo approccio e sta già supportando le PMI, utilizzando i nuovi strumenti normativi forniti dal legislatore, come la legge 81 del maggio 2017 per la tutela del lavoro autonomo, che va proprio nella direzione dello sviluppo degli incentivi e delle competenze”.

In Italia solo se le imprese manterranno alta la loro competitività, potremo avere dal lavoro 4.0 un saldo occupazione/disoccupazione positivo. Uno studio realizzato in Germania alla luce dell’avvento del lavoro 4.0 dimostra che l’Italia potrebbe trovarsi a non subire l’impatto delle nuove tecnologie. A fronte di posti di lavoro persi, infatti, ne nascerebbero circa 2 milioni dal rientro in Italia delle imprese che sono andate all’estero e circa altri 7 milioni verrebbero dalle aziende che offriranno servizi 4.0. Il Governo sta andando nella direzione dell’incentivazione alle imprese ed il Decreto per lo sviluppo della banda larga dimostra proprio questo.

Susanna Camusso, Segretario generale CGIL, ha dichiarato: “Con l’avvento del 4.0 siamo per la prima volta davanti ad una rivoluzione industriale che, a differenza delle passate società, non offre un tempo di transizione. È talmente unica e veloce questa rivoluzione 4.0 che ci sta fornendo gli strumenti per lavorare in alcune realtà slegati dagli orari. Diventa dunque fondamentale che una consistente parte dei lavoratori entri da subito nel processo di formazione in nuove tecnologie. Le tecnologie sono in mano alle multinazionali dell’hi-tech, lo sappiamo. Ancora una volta dunque devono essere le scelte sociali, con il supporto della politica, a guidare – esattamente come in passato – il percorso che porterà a superare il gap delle competenze del futuro.”

Ha chiuso l’assemblea di Confassociazioni Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali dichiarando: “dobbiamo considerare l’avvento del 4.0 non come una crisi, ma come un cambiamento della società e non solo del mondo del lavoro. Bisogna saper governare i processi del cambiamento, tutti noi abbiamo una grande opportunità assieme alle imprese che, se sapranno innovare il loro ambito lavorativo, vedranno crescere il proprio ruolo nel mercato. Per aiutare a posizionare il Paese in maniera competitiva, il Ministero del Lavoro sta lavorando con il Ministero dell’Istruzione e con quello dello Sviluppo economico al ‘Tavolo del Lavoro che cambia’, dove sempre più cruciale sarà il ruolo incentivante degli investimenti in sapere, conoscenza e formazione”.