Controlli estivi. La guardia di finanza scopre le attività abusive

Circa 240 controlli al giorno effettuati da luglio ai primi di agosto dalla Guardia di Finanza per un totale di 11.300 controlli estivi che hanno portato a scoprire le attività economiche abusive dell’area costiero-balneare, montane e delle città d’arte. Reati che secondo Confesercenti causano un danno di 20 miliardi di euro a chi opera nella legalità

Anche quest’anno la Guardia di finanza ha messo in atto il Piano straordinario di interventi per scovare tutti quegli esercenti abusivi che ogni estate imperversano sulle nostre spiagge o nelle località turistiche (marittime, montane o cittadine che siano) disturbando chi cerca un meritato riposo dopo un anno di lavoro ma soprattutto sviando le entrate che dovrebbe giustamente ottenere chi lavora in modo legittimo e all’interno della legalità pagando fior di tasse – tasse che vengono utilizzate per pagare i servizi diretti a tutti i cittadini italiani e agli immigrati (anche non in regola).

La guardia di finanza finora ha individuato 460 venditori abusivi (ovvero del tutto privi di licenze e permessi) e 1.600 esercenti che – pur essendo autorizzati – non hanno provveduto a portare la procedura obbligatoria comunicando al fisco l’avvio dell’attività o non hanno installato gli apparecchi per emettere gli scontrini fiscali risultando dunque ugualmente abusivi ed evasori fiscali totali o parziali a seconda dei casi rilevati.

Ci sono stati casi di finte associazioni, ovvero persone che si sono riunite per esercitare un vero e proprio lavoro, un’attività imprenditoriale fatta passare per associazione culturale senza scopo  di lucro – cosa che quando accade (e purtroppo accade) danneggia il mondo del terzo settore che opera nella legalità pagando le tasse e svolgendo attività sociale utile in modo serio, con impegno altruistico e rimettendoci denaro di tasca propria – e invece organizzavano party a pagamento evadendo le tasse e non pagando l’affitto.

Ci sono stati ben 1.450 casi di lavoratori in nero, di cui 268 straniera e 27 minorenni, impiegati soprattutto nelle campagne per le raccolte estive. Per evitare il fenomeno del caporalato, per la prima volta è stato applicato il controllo d’azienda introdotto lo scorso anno, che prevede la nomina di uno o più amministratori da affiancare all’imprenditore nella gestione dell’attività.

Ci sono stati sequestri di ben 12 milioni di prodotti contraffatti (che tra l’altro possono essere pericolosi per la sicurezza e dannosi per la salute).

Il lavoro nero in Italia

La CGIA (Associazione artigiani piccole imprese) denuncia che anche il lavoro nero in Italia ha dimensioni economiche preoccupanti, visto che le stime elaborate dall’Istat parlano di economia sommersa per un valore di 194,4 miliardi di euro all’anno, pari al 12% del Pil italiano. Di questa cifra, più della metà (99 miliardi) è relativa a forme di “sotto dichiarazione” dei redditi praticate dagli operatori economici e il 39,7% (77 miliardi di euro) al lavoro irregolare. Il restante 9,4% (pari a oltre 18 miliardi di euro) è da addebitarsi ad altre forme di evasione, come gli affitti in nero.

Per quanto riguarda il lavoro in nero, in Italia sono oltre 3,6 milioni i lavoratori irregolari. Di questi, il 70%, pari a 2,6 milioni di persone, sono lavoratori dipendenti. Per quanto riguarda gli ambiti occupazionali, è soprattutto il settore dei servizi alle persone (47,4%) a detenere il primato dei lavoratori in nero. Seguito a distanza dai settori dell’agricoltura (17,5%), del commercio/ristorazione (16,5%) e delle costruzioni (15,9%). Il calcolo è stato effettuato effettuato dall’ufficio studi della CGIA che ha elaborato i dati Istat.

Quanto ci costano gli abusivi

Secondo Confesercenti il fenomeno dell’abusivismo sottrae ogni circa 20 miliardi di euro all’economia “pulita” e in Italia ci sono, nel settore commerciale, almeno 100.000 irregolari che ormai dilagano anche nel settore turistico. “Stiamo assistendo ad un vero e proprio boom di attività ricettive irregolari” dichiara Confesercenti “che approfittano delle nuove tecnologie e dell’aumento dei turisti in Italia per prosperare. Il problema non è solo di concorrenza sleale a svantaggio delle imprese che pagano le tasse e seguono le regole ma anche un danno di immagine e soprattutto un grave rischio per i clienti”.

Renato Mason, il segretario della CGIA, sottolinea che “se eseguiamo una media, possiamo affermare che la Guardia di Finanza ha sottratto agli evasori ogni giorno, dal 2001 ad oggi, una media di 96,2 milioni di euro di imponibile. La CGIA spiega però che una cosa è l’imponibile accertato e un’altra la riscossione effettiva, ovvero quanto – al termine di vari livelli di giudizio – viene effettivamente incassato dal fisco. Secondo i dati più recenti messi a disposizione dalla Corte dei conti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato, negli ultimi anni l’incidenza della riscossione sull’accertato di competenza è in costante aumento e nel 2016 ha raggiunto il picco massimo, pari però solo al 20,5%.