Festival del Lavoro 2017. Il lavoro 4.0

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L’impatto della quarta rivoluzione industriale sulla domanda di professioni. Se ne parlerà a Torino dal 28 al 30 settembre alla VIII edizione del Festival del lavoro

Si svolgerà al Lingotto Fiere di Torino dal 28 al 30 settembre, la VIII edizione del Festival del lavoro, manifestazione organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro e dalla Fondazione studi consulenti del lavoro. Il filo conduttore è il lavoro 4.0 con le sue trasformazioni dovute al cambiamento della società che impattano sul futuro delle professioni. Si parlerà anche degli strumenti per fronteggiare la “disoccupazione tecnologica” dovuta all’informatizzazione dei processi produttivi.

Le attività del Festival del lavoro sono state illustrate il 14 settembre nella Sala stampa della Camera dei Deputati alla presenza dall’onorevole Cesare Damiano presidente della Commissione lavoro alla Camera, dal senatore Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro al Senato, dalla presiedente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro Marina Calderone, e dal presidente della Fondazione studi, Rosario De Luca.

Per Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, il Festival del lavoro è un’occasione per parlare anche di economia e sviluppo, per trovare soluzioni comuni per la politica e la società civile. Sarà un’agorà – spiega – all’interno della quale ragionare di riforme per invertire l’attuale leva di occupazione che oggi non consegna dati incoraggianti, soprattutto per la fascia dei giovani professionisti.
Secondo Calderone la tecnologia determinerà una perdita di posti di lavoro e la creazione di nuove figure professionali che dovranno saper governare il cambiamento per stimolare nuovi processi produttivi e diversificare le prestazioni lavorative.

Una opportunità, quella del Festival del lavoro, per interrogarsi sull’“impatto della Quarta rivoluzione industriale sulla domanda di professioni”, per definire il tema delle tutele del welfare e della previdenza delle nuove generazioni. Non solo Industria 4.0 e Lavoro 4.0, dunque, ma equità del lavoro, pari opportunità e pari dignità; temi discussi con i rappresentanti delle istituzioni, del mondo politico, imprenditoriale e sindacale.

La tutela del lavoro

La tutela del lavoro per Marina Calderone è un impegno a 360 gradi. Accanto al lavoro subordinato – che ha trovato molte tutele – c’è tutto il comparto del lavoro autonomo e professionale che invece va sostenuto. In parlamento sono al vaglio Disegni di Legge sull’“equo compenso” dei professionisti, per ridefinire e restituire loro dignità e garantire elevati standard qualitativi al cittadino, soggetto da tutelare.
Nel relativo dibattito durante il festival del lavoro si parlerà anche di altre categorie che non hanno una collocazione in termini ordinistici, per la mancanza di strumenti di ancoraggio nella quantificazione delle prestazioni e per le quali non esiste oggi un percorso di vigilanza attiva.

Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi e organizzatore del Festival del Lavoro, afferma che oltre al sistema delle tutele dei lavoratori autonomi, si affronterà il tema delle infrastrutture. Infrastrutture intese come possibilità di fruire di una connessione veloce e della totale cablatura su tutto il territorio italiano. “Per permettere agli imprenditori di stare al passo con i loro competitor è urgente dotarsi di questi strumenti, ma su questo fronte c’è molto da lavorare in termini di investimenti” afferma. Per De Luca “è necessario mettere in atto un adeguato piano nazionale di investimenti tecnologici per rendere le nostre aziende più competitive in termini di produttività ed efficienza”.

Indagine sull’impatto della 4° rivoluzione industriale sulla domanda di professioni

Giuseppe De Blasio, durante la presentazione del Festival del lavoro, ha illustrato in anteprima alcuni dati dell’indagine “L’impatto della quarta rivoluzione industriale sulla domanda di professioni” condotta dall’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro. L’Osservatorio, che utilizza il sistema informativo dell’Inapp e dell’Istat, integrato con i dati sulle assunzioni e le cessazioni dei rapporti di lavoro (CICO) del Ministero del Lavoro, si sofferma sul livello di automazione del lavoro, la ripetitività di un’attività, i contenuti di innovazione, autonomia e creatività e grado di competizione dell’ambiente lavorativo per individuare le competenze in un momento di grande trasformazione dei processi produttivi.
Il rapporto indica inoltre quali siano le professioni che negli ultimi 5 anni hanno visto un incremento nel numero degli occupati rispetto alle professioni “perdenti”.
Per questa indagine, condotta su base nazionale, sono stati intervistati i professionisti e i responsabili del personale allo scopo di conoscere quali competenze, abilità, stili di lavoro si ricercano per le professioni 4.0.
Dall’indagine è emerso in particolare che la digitalizzazione del lavoro in Italia spinge verso un incremento delle professioni informatiche (+ 68 mila) a scapito degli operatori occupati nelle catene di montaggio. Aumentano di 23 mila unità gli analisti e progettisti di software, seguiti dai tecnici programmatori (+ 14 mila unità di lavoro), esperti in applicazioni (+ 13 mila unità), attrezzisti di macchine utensili impiegati nel settore manifatturiero (+ 9 mila unità), progettisti e amministratori di sistemi (+ 6 mila unità), ricercatori e tecnici laureati in scienze matematiche e dell’informazione, fisiche, chimiche e della terra (+ 6 mila), operai addetti a macchine confezionatrici di prodotti industriali (+ 3 mila) e all’ultimo posto i manutentori e riparatori di apparati elettronici industriali (+ 2 mila unità).
Si scopre inoltre che 10 mila su 23 mila degli analisti e progettisti software sono richiesti in Lombardia, mentre nel Lazio si concentra la maggiore domanda di progettisti e amministratori di sistemi (2 mila cinquecento su circa 7 mila).

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I commenti al rapporto

Il presidente Damiano considera l’appuntamento di Torino un momento di interesse per domandarsi quale sarà l’impatto della quarta rivoluzione industriale sulla domanda di professioni e in generale sulla domanda di lavoro. La rivoluzione in corso – afferma – produrrà un impatto notevole, tuttavia le parti sociali, la politica e gli studiosi in materia dovranno essere attrezzati per affrontare il cambiamento per indicare alle giovani generazioni il percorso più utile per reinserirsi in un mondo del lavoro in rapida trasformazione. C’è bisogno – aggiunge Damiano – di superare una situazione nella quale l’eccesso di precarietà e di insicurezza provoca la mancanza di orizzonte per le nuove generazioni. “Non si tratta di tornare al posto fisso, ma dotare il lavoro di adeguate tutele sia per quello dipendente che autonomo. Da questo punto di vista si pensa a standard universali di tutela nelle remunerazioni. Il job act degli autonomi è andato nella giusta direzione, quella di dotare al lavoro autonomo delle professioni ordinistiche e non tutele di base (maternità, interventi in caso di malattia, deducibilità nelle spese di formazione che favoriscano il lavoro autonomo)”.
È necessario, secondo Damiano, porre attenzione all’equo compenso attraverso degli standard inderogabili per non correre il rischio di avere una competitività al ribasso che svilisce le funzioni di chi esercita la professione senza dimenticare le professioni non ordinistiche che ad oggi operano senza tutele.

Il senatore Maurizio Sacconi sostiene che il rapporto approfondirà anche alcune tendenze alla polarizzazione, alle competenze e ai redditi. “Il salto tecnologico” dice “porta con sé questa possibile ‘patologia’ che deve essere rimossa solo governando il cambiamento. Per questi nuovi diritti non si usano solo le tecniche statiche della norma con la sanzione, ma tecniche promozionali civilisticamente sostenute attraverso i contratti. E a proposito dell’equo compenso, il governo è intervenuto con una legge speciale per la categoria degli avvocati e per determinati committenti. Questa legge non sarà in contraddizione con quella generale, e sarà consegnata per una seconda valutazione alla camera con l’augurio che a fine legislatura possa arrivare a conclusione”.
Altro aspetto su cui discutere secondo Sacconi è il diritto di apprendere: “oggi affrontiamo la quarta rivoluzione industriale con un enorme disastro educativo e formativo il che impone una riflessione su come affrontare il problema che investe tutti gli ordini professionali. Le professioni ordinistiche hanno un impianto regolatorio consolidato che consente una risposta ‘semplice’ al problema. Nel caso delle altre professioni, non regolamentate, la situazione è più complessa perché non esistono parametri di riferimento e tipizzazione delle professioni. Tutto sta ad individuare parametri comuni per entrambi i casi. La soluzione è quella di potenziare la domanda attraverso gli strumenti della defiscalizzazione per la formazione degli autonomi”.
Sostegno quindi alla libera scelta del professionista di praticare attività di apprendimento, appoggiare le imprese con il super ammortamento per la formazione, e considerare l’assegno di ricollocazione quale strumento riferito alla persona.