Assegno di ricollocazione: indagine statistica

assegno di ricollocazione

Al Festival del Lavoro è stata presentata l’indagine dell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro dal titolo “Un assegno di ricollocazione per un milione di disoccupati”

La nuova tutela detta Assegno di ricollocazione andrà in regime in autunno. Nata con la riforma del Jobs Act, riguarderà circa un milione di disoccupati ma il successo della ricollocazione sarà legato soprattutto al possesso di una qualifica professionale e di una certa esperienza lavorativa.

Rischiano quindi l’esclusione dall’assegno di ricollocazione – spiegano gli analisti – circa 200.000 disoccupati che, “per assenza dei requisiti di occupabilità, potrebbero rientrare tra quei soggetti che vivono in condizioni di povertà ovvero i destinatari del reddito di inclusione: un diverso strumento di attivazione sociale”.

L’indagine presentata il 29 settembre 2017 in occasione del Festival del Lavoro che si è svolto a Torino, è stata condotta dall’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro sui dati CICO (Campione Integrato delle Comunicazioni Obbligatorie) forniti dal Ministero del Lavoro. Suo obiettivo quantificare i destinatari reali dell’assegno di ricollocazione – ovvero i percettori dell’indennità di disoccupazione Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) nel 2016 – e creare il loro identikit.
Oltre ai requisiti richiesti per averne diritto, bisogna anche fare i conti con quanti disoccupati in effetti richiedono l’assegno di ricollocazione. Durante la prima sperimentazione, avviata dall’Agenzia nazionale per le politiche attive su 30 mila soggetti selezionati, circa 3.000 hanno risposto alla chiamata (appena il 10%). Qualcosa dunque non sta funzionando.

Cos’è l’assegno di ricollocazione

L’assegno di ricollocazione è una delle principali novità previste dal “Jobs Act” e consiste in un contributo economico per i servizi per il lavoro che offrono un’opportunità di impiego ad un disoccupato percettore di Naspi, la nuova indennità di disoccupazione, da almeno 4 mesi.
L’importo dell’assegno varia in ragione della difficoltà occupazionale del disoccupato coinvolto (calcolata attraverso la cosiddetta “profilazione”) e del tipo di contratto con cui viene assunto.
Si tratta di uno strumento che il Governo considera fondamentale per promuovere il “riavvio” al lavoro del disoccupato.
L’assegno di disoccupazione nei prossimi mesi dovrebbe diventare un diritto richiedibile da ogni beneficiario.

L’Italia è arrivata tardi nell’attivare questa misura, che negli altri Paesi europei è attiva da tempo. Si tratta anche di collegare la remunerazione dei servizi per il lavoro al risultato occupazionale e l’erogazione dell’indennità di disoccupazione ad un percorso rafforzato di attivazione al lavoro.
Tale operazione coinvolge l’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), che deve gestire l’assegno di ricollocazione, e l’Inps, che deve erogare la Naspi.

“Un assegno di ricollocazione per un milione di disoccupati”

In base ai dati dell’indagine realizzata dall’Osservatorio, si scopre che su circa 1.750.000 disoccupati involontari, solo 190.000 circa hanno subito trovato lavoro (11%) senza dover richiedere la Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione per i lavoratori licenziati dal 1° maggio 2015.
La Naspi coinvolge l’89% dei disoccupati (1.573.000) e, di questi, circa 340.000 hanno trovato lavoro prima dei 4 mesi richiesti per ottenere la misura (con contratto o a tempo indeterminato o di almeno sei mesi) mentre tutti gli altri non raggiungono il periodo necessario a richiedere l’assegno.
Così la platea potenziale degli aventi diritto, calcolata sui dati del 2016, copre circa il 59% dei disoccupati involontari che possono fare richiesta per la Naspi ed equivale a poco più di un milione di persone.

Grafico Naspi

L’identikit dei potenziali beneficiari dell’assegno di ricollocazione

Sono per il 53% uomini, residenti al Nord o al Sud Italia (40%) e di età superiore a 30 anni.
Secondo gli analisti sono le donne quindi ad essere ricollocate più facilmente, ma la ragione è la presenza, tra i lavoratori più rioccupabili, di una ingente quota di docenti donne impiegate a tempo determinato nelle scuole.
Per quanto riguarda la nazionalità dei potenziali beneficiari, si nota che i cittadini italiani hanno più possibilità di trovare un lavoro rispetto ai cittadini extracomunitaria (circa il 12% tra i possibili aventi diritto all’assegno di ricollocazione).
Una notizia particolarmente negativa è che ad essere esclusi, invece, dalla Naspi – per via del mancato requisito contributivo – sono soprattutto i giovani under 29.

Lo studio dell’Osservatorio dei Consulenti del lavoro mostra anche i settori di provenienza dei disoccupati le aree geografiche di appartenenza.
Al primo posto si collocano le professioni qualificate del settore alloggio e ristorazione (13,5% dei potenziali beneficiari) soprattutto per la forte presenza di lavori stagionali. Seguono le professioni qualificate del commercio (6,4%), gli operai specializzati nelle costruzioni (6,3%), gli operai specializzati nella manifattura (5,6%) al pari con le professioni qualificate dei servizi domestici (5,6%) ed infine i docenti (5,1%).
Sono le regioni più popolose e con il maggior numero di occupati ad avere il più alto numero di beneficiari dell’assegno. La Lombardia, con circa 133 mila potenziali beneficiari, guida la classifica seguita dalla Campania (123 mila), dal Lazio (93 mila) e a breve distanza dalla Sicilia (92 mila).

Con un valore compreso tra i 74 ed i 79 mila possibili percettori dell’assegno di ricollocazione si collocano il Veneto, la Puglia e l’Emilia-Romagna.
In rilievo anche il fatto che le anzianità contributive più elevate si registrano in alcune regioni del Nord (Lombardia e Piemonte soprattutto) e del Centro (Umbria), dove le crisi industriali hanno determinato numerosi disoccupati dopo molti anni di lavoro.