La Riforma del Terzo settore

Maria Elena Boschi

La riforma disciplina le imprese del terzo settore, le imprese sociali per lo sviluppo del Paese

“La riforma del Terzo settore rappresenta un passo storico, una opportunità di sviluppo e di regolamentazione di un settore fondamentale negli assetti sociali ed economici del Paese. Un mondo che necessitava di filtri e controlli per le molte aree grigie non monitorate. La riforma ha il merito di disciplinare un settore in crescita perché in tutti gli ambiti del welfare c’è grande richiesta di servizi”. A sostenerlo è stato Maurizio Gardini, presidente dell’Alleanza delle cooperative italiane, in occasione del confronto con il Governo sul tema “Riforma Terzo settore: le imprese sociali per lo sviluppo del Paese” tenutosi il 21 settembre a Roma al Palazzo della cooperazione.

All’incontro erano presenti la sottosegretaria di Stato alla Presidenza del consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi, il sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Luigi Bobba, il direttore generale Terzo settore al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Alessandro Lombardi, il presidente di Alleanza cooperative, Maurizio Gardini, il copresidente Alleanza cooperative italiane, Mauro Lusetti, la portavoce del Forum terzo settore, Claudia Fiaschi, e il presidente Alleanza cooperative settore sociale, Giuseppe Guerini.

Mauro Lusetti ha ribadito che i caratteri distintivi della cooperazione risiedono nell’autogestione delle imprese, nell’intergenerazionalità dei patrimoni, nella crescita e nell’inclusione sociale. Alessandro Lombardi ha elencato alcuni elementi che costituiscono la legislazione sull’impresa sociale, alla base dei due decreti sull’impresa sociale e al Codice del Terzo settore si leggono infatti – ha spiegato – le singole disposizioni per comprendere quale sarà il percorso applicativo futuro: “Il complesso lavoro di attuazione di legge delega è giunto a compimento con l’attuazione della norma sul 5 per 1000, sull’impresa sociale, sul Codice del Terzo settore e sullo statuto della Fondazione Italia Sociale. Finalmente oggi disponiamo di un testo articolato che si rivolge al Terzo settore, in cui si è cercato di superare la frammentarietà che aveva caratterizzato la precedente legislazione. Frammentarietà che ha generato un proliferarsi di norme all’interno delle quali ogni singolo operatore dava una interpretazione assolutamente soggettiva della stessa”.
Questa logica – ha proseguito Lombardi – viene ribaltata con il decreto 112, che supera l’approccio soggettivo per dare corpo all’aspetto finalistico di utilità sociale, dalle attività di interesse di carattere generale e dal modo con le quali queste attività vengono svolte. “Il Codice del terzo settore è orientato a due principi fondamentali: da un lato la valorizzazione dell’autonomia degli enti del terzo settore, dall’altro la previsione di forme di flessibilità nella disciplina. Si colma, oggi, un vuoto legislativo rispetto alla disciplina preesistente con una serie di disposizioni che mantengono salva l’autonomia del soggetto”.

La Riforma del Terzo settore

L’autonomia verrà potenziata con l’operatività del Registro unico nazionale, che introduce il riconoscimento della personalità giuridica degli enti del Terzo settore. Una procedura semplificata introdotta dall’articolo 22 del Codice che respinge qualsiasi forma di sindacato preventivo da parte dell’autorità amministrativa sul merito dell’azione ai fini dell’attribuzione della personalità giuridica.

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Altra caratteristica del nuovo Codice è quella della flessibilità. Lombardi ha fatto riferimento all’aggiornamento del catalogo degli interessi di carattere generale previsto all’art. 112 dove all’elencazione degli interessi di carattere generale, segue la possibilità di aggiornare l’elenco per mezzo di uno strumento leggero che si muoverà nel solco definito dal decreto legislativo. “Il Codice consentirà di comprendere i nuovi campi di attività degli enti del terzo settore per lasciare aperta una porta verso una costante attualizzazione” ha concluso.

Un altro profilo importante è il rapporto tra l’Ente del Terzo settore e il cittadino. L’obbligo, per gli enti di maggiore dimensione, di redigere il bilancio sociale vale per tutte le imprese sociali con la pubblicazione di una serie di dati che si troveranno all’interno del Registro unico nazionale. Tale obbligo deriva dalla necessità di favorire la conoscenza delle azioni e delle attività da parte degli enti del terzo settore indipendentemente dalla dimensione. In aggiunta ci sarà l’obbligo di trasparenza del 5 per mille e la pubblicazione dell’utilizzo del contributo, mettendo tutti in condizioni di poterlo conoscere.

C’è poi la relazione tra Stato e Ente del Terzo settore. Si prevede una norma di carattere generale: quella dello sviluppo di una azione amministrativa, cioè della co-programmazione e della co-progettazione che prevede il coinvolgimento di tutti gli enti del terzo settore.

Da ultimo la norma prevede una funzione di controllo da parte della pubblica amministrazione per evitare comportamenti distorsivi ad opera di soggetti che non rispettano il quadro regolatorio così definito.

Per concludere l’analisi, Lombardi definisce “un lavoro impegnativo quello dei decreti attuativi la cui finalizzazione permetterà l’applicazione delle norme supportata da una diversa visione del mondo del Terzo settore”.

Gli ostacoli al completamento della riforma del Terzo settore

L’onorevole Maria Elena Boschi ha sottolineato come la riforma del Terzo settore abbia impegnato il Governo Renzi e Gentiloni già dall’aprile 2014, quando venne lanciato il progetto coinvolgendo tutti i corpi intermedi e il mondo delle cooperative: “Una riforma che attraverso il disegno di Legge delega ha incontrato molti ostacoli; un iter non facile dove si è fatto ostruzionismo per cercare di bloccare un cambiamento importate, una vera rivoluzione del terzo settore”. Lo sforzo, secondo Boschi, è stato quello di costruire una riforma complessiva a partire dalla definizione di Terzo settore, quali sono gli enti del Terzo settore fino ad interrogarsi come cambiare l’impresa sociale per individuare una nuova fattispecie societaria e far sì che tali enti possano costituirsi come impresa sociale oltre alle cooperative sociali che lo sono di diritto.

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È stato modificato un capitolo importante che riguarda la remunerazione del capitale e la disciplina dell’impresa sociale, dove in futuro si apriranno nuove sfide per far fronte a richieste diverse, non solo dalle cooperative ma anche dai cittadini. Infatti – ha continuato Boschi – vengono contemplate quelle attività che vanno dal commercio equo-solidale, all’agricoltura sociale fino ad arrivare al sharing economy, che influiranno sempre di più il nostro Paese. “Una riforma ampia che porta con sé elementi del futuro”, l’ha definita, aggiungendo che si tratta di un lavoro ancora non terminato perché “per l’impianto regolatorio mancano all’appello alcuni decreti attuativi, ad esempio capire quali sono le linee guida del bilancio sociale, come vengono coinvolti i lavoratori e gli utenti, come si individuano le attività di interesse generale rispetto a quelle secondarie e strumentali, cioè pezzi di decreti che sono l’‘architrave’ della riforma, e capire come intervenire con eventuali correttivi e tenere presente il tema della vigilanza e dei controlli”.

Altra questione da tenere presente è quella dell’Iva, cioè la possibile differenziazione della disciplina tra Onlus e cooperative sociale, che potrebbe penalizzare le prestazioni erogate ai soggetti svantaggiati. “Un dato positivo è che il governo ha messo a disposizione 200 milioni di euro per accedere al Fondo di garanzia previsto per progetti di economia sociale all’interno della riforma del Terzo settore che si aggiungono agli altri 190 milioni per la riforma del Terzo settore” ha dichiarato Maria Elena Boschi. “L’obbiettivo della riforma” ha concluso “è far interagire Stato, Mercato, Pubblico e Privato per mettere insieme etica e finanza”.

Il fondo di garanzia per il Terzo settore

Il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba ha aggiunto alcune informazioni importanti riguardanti il Terzo settore e il suo bisogno di risorse economiche: “da inizio novembre sarà possibile presentare le domande per accedere al Fondo di garanzia (accesso agevolato) da 200 milioni per le imprese sociali previsto per progetti di economia sociale all’interno della riforma del Terzo settore e ottenere prestiti in parte a carico del fondo che possono raggiungere il 70% ad un tasso di interesse dello 0,50 e restituzione del capitale in 15 anni. È stata anche introdotta la norma dei social bonus sulla scia dell’art bonus. Un soggetto pubblico, ad esempio agenzia del demanio o il Comune, può decidere sulla base di questa norma di assegnare un immobile non valorizzato o inutilizzato. Le organizzazioni del terzo settore potranno quindi presentare il progetto, scritto sul portale del Ministero del Lavoro, per metter in moto un percorso di acquisizione che ha un forte incentivo fiscale. L’obiettivo è valorizzare il patrimonio pubblico non utilizzato”.

Lavorare nel Terzo settore

Uno strumento finalizzato sia a fini occupazionali sia solidali è la spinta al servizio civile universale. “In questi anni” ha spiegato Bobba “sono stati utilizzati solo una parte dei fondi di Garanzia giovani ma si è visto che tale strumento ha funzionato anche per i giovani esclusi, i cosiddetti NEET”. I provvedimenti attesi entro l’anno sono: la definizione delle linee guida del bilancio sociale, le modalità di partecipazione dei lavoratori e degli utenti per i quali sarà varato un decreto all’interno del Consiglio Nazionale di Terzo Settore.
Bobba ha concluso dicendo che tra gli obiettivi primari della riforma del Terzo settore, oltre quello di raggiungere l’impiego di 100.000 giovani nel servizio civile, c’è una “intuizione” contenuta nella legge 328, cioè quella che “diventi una cultura dell’amministrazione pubblica intesa non come soggetto monopolistico ma come soggetto in grado di mettere insieme i corpi intermedi per l’interesse generale del Paese. Questi saranno gli indicatori che ci diranno se abbiamo fatto una buona riforma, che cambi nel profondo la vita del Paese e migliori la qualità della vita di tutti e in particolare dei soggetti più deboli”.

Una giornata storica per il Terzo settore

Maurizio Gardini ha parlato di una giornata storica, tra le più significative della legislatura per la definizione degli strumenti e per dare una risposta ai cittadini ad un bisogno che cresce per la definizione dei processi economici. “È apprezzabile l’ampliamento al soggetto sociale, una qualificazione delle attività resa oramai obsoleta e limitativa nelle funzioni svolte dall’impresa sociale”. Il Paese, per Gardini, ha bisogno di imprese che svolgono funzioni sociali e di recente il presidente Mattarella ha ribadito che la grande ricchezza di questo paese sono i corpi intermedi legati alle organizzazioni di volontariato, che integrate alle istituzioni, offrono una risposta ai bisogni universali. I prossimi passi saranno particolarmente decisivi con l’approvazione dei provvedimenti attuativi, che definiscono le linee ministeriali in tema di coinvolgimento dei lavoratori e degli utenti così come i decreti in tema di vigilanza delle imprese sociali. “È fondamentale costruire un quadro di certezze delle norme insieme al Governo e al Ministero dello sviluppo economico dove vi è la possibilità di ammodernare, innovare il sistema di vigilanza per renderlo più rispondente alle esigenze per combattere la falsa cooperazione”.
Gardini ha concluso sottolineando la necessità di compiere l’“ultimo miglio” cioè essere consapevoli che lo strumento legislativo è un veicolo di crescita per la cooperazione sociale e l’impresa sociale.

Convegno Riforma terzo settore

Giuseppe Guerini ritiene positiva la riforma del terzo settore per le opportunità di sviluppo e di regolamentazione negli assetti sociali ed economici del paese. “Se si pensa che oramai alcuni grandi gruppi economici hanno bilanci che superano quelli di alcuni Stati, abbiamo la necessità che il mondo dell’economia e della società civile abbia una componente democratica e partecipativa più ampia. Una sfida di partecipazione per essere più imprenditoriali e più attrattivi per investire in una crescita di qualità inclusiva e sostenibile. Il movimento cooperativo ha davanti a sé una grande opportunità perché a fianco dell’Industria 4.0 ci deve essere una proposta che si chiama mutualità 4.0”.

Claudia Fiaschi ha sostenuto che una riforma così ampia rappresenta una “leva per un cambiamento strutturale e di qualità del nostro Paese”. Il complesso impianto regolatorio entra dentro diversi punti: dalla legalità, alla trasparenza gestionale organizzativa, agli strumenti di rendicontazione sociale che necessita di essere perfezionato. “Ritengo che il Paese abbia bisogno di imprese che svolgano una funzione sociale, coinvolgendo le persone nei processi economici senza intenti speculativi. Le trasformazioni del welfare, i nuovi problemi di coesione sociale e di territorio, la necessità di far crescere i tassi di occupazione sono sotto gli occhi di tutti. Non c’è dubbio che la riforma del Terzo settore potrà creare condizioni politiche e normative per rendere effettivo quel potenziale di mobilitazione giovanile che sono le materie prime di ogni Paese”.
Lo sviluppo – ha concluso Fiaschi – passa attraverso la scelta di coinvolgere i giovani, “per costruirsi un futuro e vedere un ritorno positivo del loro investimento personale e imprenditoriale”.