Dal BitCoin all’EquaCoin

equacoin la rete

Presentata una nuova moneta virtuale “equa, trasparente e partecipativa” destinata alle Start-up e alle PMI

Parola chiave: Fiducia. La fiducia è alla base dell’intero sistema commerciale mondiale. Fin dai tempi più remoti, quando si decise di abbandonare il baratto in favore di un oggetto di scambio comune al quale tutti dovevano dare lo stesso valore.

Con la conseguenza di fidarsi di questo oggetto scelto come moneta di scambio, che fosse un pettine o una perlina, un sasso o un pezzo d’oro. Tutti dovevano dare lo stesso valore e tutti dovevano fidarsi che anche gli altri riconoscessero questo valore di scambio.

Dai tempi dei sassi e delle perline non è cambiato molto lungo l’andar dei secoli. La moneta di bronzo, d’argento o d’oro è pur sempre un pezzo di metallo al quale si attribuiva un valore comune di scambio. E, nei tempi moderni, la banconota non è altro che una promessa di scambio tra un pezzo di carta e un pezzo d’oro di un determinato peso. Infine, oggi, non è che un pezzo di carta filogranata alla quale attribuiamo un determinato valore. Anzi, oggi non si usa nemmeno più: se ci pensate bene, si può pagare virtualmente qualsiasi cosa: con un bonifico, con una carta di debito o di credito. Si tratta solo di numeri su un conto corrente che si modificano. Potremmo fare completamente a meno di ricorrere al denaro contante e lasciare che tutti gli “spostamenti di valore” avvengano in modo elettronico, come per magia.

E così perché sorprenderci del fatto che, negli ultimi anni, siano nate le monete esclusivamente virtuali, e che abbiano a loro volta dato vita alla cryptoeconomy?

Tutti hanno sentito parlare della moneta virtuale più nota, il bitcoin, creata nel 2009 da un anonimo inventore che ha utilizzato lo pseudonimo giapponese Satoshi Nakamoto. Di bitcoin ne esiste un numero ben definito e che non può essere aumentato se non con tempistica lenta e decisa da complicati logaritmi: oggi ce ne sono 21 milioni.

E proprio per questo si tratta di un bene mobile quotato in borsa, che ha visto crescere il proprio valore del 3.000% negli ultimi mesi. Una bolla speculativa? C’è chi dice di sì, e lo dice da una posizione autorevole: parliamo di Jamie Dimon, uno dei banchieri più noti al mondo in quanto numero 1 di JP Morgan, il quale in un’intervista rilasciata al Financial Times ha dichiarato: “se avessi un trader che scambia bitcoin lo licenzierei in un secondo, per due motivi: primo, è contro le regole; secondo, è stupida. Non finirà bene, non si possono fare affari con una valuta che è aria fritta. Il valore dei Bitcoin, che alla fine del 2005 era di 250 dollari, è salito fino a 5.000 dollari e ora ne vale 4.200. Non chiedetemi quando andrà in corto circuito, può darsi che arrivi a 20.000 dollari prima che accada ma salterà in aria”.

È però quasi ovvio che un banchiere sia contrario ai Bitcoin e in generale alle criptovalute. Perché? Perché la loro caratteristica è quella di essere completamente indipendenti: nessun organismo ne controlla la diffusione. Non c’è Banca mondiale o internazionale, europea o centrale che sia, che possa controllarne le emissioni e il valore. Si tratta di valute presenti solo all’interno dei conti online associate a processi di calcolo molto complessi in modo che il loro andamento e la loro crescita salgano secondo costanti prevedibili. La gente se li contende perché sono pochi, e di conseguenza il loro “prezzo” sale. Ma non il loro potere d’acquisto.
Infatti l’idea alla base dei Bitcoin, come delle altre criptovalute, è quella di creare una “moneta” indipendente da ogni autorità che permetta di effettuare pagamenti elettronici in tutto il mondo in modo istantaneo e anonimo. Un mezzo di pagamento di cui si temono gli effetti, tanto che in alcuni Paesi inizialmente era stato vietato. Non è però colpa del denaro (virtuale o meno che sia) l’uso che se ne fa, ma degli esseri umani. Dipende dalla loro onestà insomma.

In Italia nel 2013 è nata una fondazione senza scopo di lucro la Bitcoin Foundation Italia, per promuovere questa criptovaluta sul territorio nazionale facendo in modo che gli investitori che intendono utilizzarla siano consapevoli delle possibilità di questo strumento.

Ma se nessuna banca può produrre questa moneta virtuale, chi lo fa? I singoli possessori, ovvero qualunque persona attraverso l’attività di mining (dall’estrazione dell’oro dalle miniere). Il procedimento – come dicevamo in precedenza – deriva da complessi calcoli aritmetici automatici che fa un computer specializzato e, di conseguenza, le persone devono procurarsi un software adeguato, che possa sostenere il “file wallet” (in pratica il proprio portafogli virtuale), dove si potranno ricevere e fare i pagamenti virtuali e tutte le operazioni connesse ai Bitcoin e alle criptovalute.

Le criptovalute si fondano – come tutte le altre valute esistenti – sulla fiducia. Di conseguenza la difficoltà più grande è trovare altre persone che attribuiscano valore alla stessa moneta virtuale. Se è vero che si possono utilizzare i Bitcoin o le altre criptovalute per pagamenti in ogni parte del mondo, senza limitazioni burocratiche o controlli, senza commissioni e senza dare informazioni personali, è anche vero che ci deve essere una controparte disposta ad accettarli e che anche noi stessi dobbiamo essere disposti ad accettarli in pagamento. Si tratta di libero scambio.

E se la paura è che si resti “fregati”, bisogna sapere che ogni transazione passa attraverso la Rete Bitcoin, una Rete protetta che però lascia traccia di ogni transazione pur senza le informazioni personali dei soggetti coinvolti.

L’EQUACOIN

La giovinezza lascia però il posto a un’epoca più matura per quanto riguarda le criptovalute, e oggi sono sempre di più gli studiosi che si stanno documentando al riguardo, poiché la moneta virtuale è destinata a essere la merce di scambio del futuro. E i Governi internazionali non possono non tenerne conto, dal momento che sono loro stessi a insistere sulla “virtualizzazione” dei pagamenti. Per controllare i pagamenti e i movimenti di denaro internazionali, infatti, ci stanno spingendo ed abituando a usare solo denaro virtuale (bonifici, bancomat, trasferimenti tramite carte di credito o carte ricaricabili, ecc.). Ciò comporta due conseguenze: 1) in effetti le persone troveranno più facile usare moneta virtuale che portarsi in giro sacche di monetine o “malloppi” di banconote; 2) le persone troveranno sempre più fastidioso il controllo delle banche e dei governi sui propri movimenti di denaro e vorranno liberarsene (dei controlli).

Bisogna dunque riconoscere tutta la potenzialità della criptoeconomy ma anche sapere come utilizzarla in modo sicuro ed onesto, magari per scopi edificanti, tanto per cominciare. Così ecco che arriva l’idea di creare una moneta virtuale partecipativa che introduca più democrazia nel mercato monetario: l’EquaCoin.

L’iniziativa è derivata dai lavori dello scomparso prof. Gianni Degli Antoni, della facoltà di Scienze dell’Informazione dell’Università Statale di Milano, il quale è riconosciuto come uno dei più importanti accademici italiani, colui che ha portato lo studio dell’informatica in Italia. Grazie alla sua opera, a quella di Gianmario Ferramonti e di Marco Saba, con l’apporto di Giovanni Ciallella, è nato quest’anno il progetto EquaCoin (presentato a Roma alla fine di ottobre). Si tratta della creazione di un sistema evoluzionario di moneta virtuale che permette la compartecipazione e la votazione democratica delle politiche monetarie nell’area EquaZone.

L’EquaCoin è – secondo la definizione dell’EBA (Autority bancaria europea) – una virtual currency che non segue l’andamento statico e predefinito delle altre criptovalute, bensì un meccanismo che permette a tutti i possessori del portafogli elettronico di accedere ad un social network dove è possibile presentare e votare progetti che verranno finanziati attraverso la creazione di nuove EquaCoin.

Si tratta di un sistema pensato appositamente per le Start-up e le PMI. Un sistema a base democratica in cui chi possiede un portafogli (wallet) ha diritto a un voto.
“Il voto” spiega il contabile forense Marco Saba, del Centro studi monetari “serve non solo per finanziare le iniziative micro-imprenditoriali ma anche per gestire – in un secondo momento – le stesse regole di EquaCoin. Il sistema quindi mette a disposizione il mezzo monetario ‘on demand’ e permette pure al pubblico di cambiarne i parametri di funzionamento: in questo sta l’evoluzione e l’elasticità dinamica del sistema”.

Per partecipare a questo mercato, si deve usare un database che sfrutta la tecnologia peer-to-peer (utente/utente) che chiunque può scaricarsi dalla Rete, diventando così un altro nodo della stessa. Formando la Blockchain, un catasto contabile in cui sono registrate tutte le transazioni effettuate. La Blockchain è un libro contabile aperto e controllabile da tutti ma che nessuno può possedere.
In base a questo sistema democratico, il controllo lo fanno tutti e nessuno, nel senso che ogni transazione deve essere approvata dal 50% più uno dei nodi utilizzando l’App scaricata. E i nodi sono gli stessi individui che hanno un portafogli. Insomma la maggioranza dei possessori di portafogli autorizza in modo democratico la transazione e così evita che si possano usare gli EquaCoin per transazioni sospette o illegali.

“Molta attenzione” aggiunge Saba “è stata prestata per assicurare, ad entrambe le parti coinvolte, che nessuno possa violare gli affari altrui. La prima volta che scaricherete l’EquaCoin Wallet troverete all’interno un EquaCoin: questo è il nostro regalo di benvenuto a tutti gli utenti della nostra piattaforma blockchain. Per attivare il Wallet sarà necessario autenticarsi. Tutti coloro che si iscrivono a EquaCoin sono limitati ad un solo account per persona. Successivamente (nei prossimi mesi) con gli aggiornamenti del Sw, verranno implementate le componenti di sicurezza che rispetteranno le norme KYC – AML ed avranno più livelli di autenticazione biometrica associati al proprio account”.

Le varie altre cripto-monete, tra cui il Bitcoin, hanno il problema che, se l’utente dovesse perdere la chiave privata o altre credenziali, o smarrisse il dispositivo fisico, perderebbe tutti i suoi averi. Nell’ecosistema EquaCoin, invece, le monete che si hanno nel proprio Wallet anche in caso di perdita del dispositivo, saranno accessibili e recuperabili con una semplice procedura. Nel caso di perdita o furto del dispositivo, infatti, il sistema utilizzerà un algoritmo di condivisione segreta che possiede i quadri di identità del possessore del wallet, in modo da consentire di avere nuovamente accesso al proprio conto. I dati biometrici integrati di ogni possessore di wallet (impronta digitale, riconoscimento facciale, numero di cell, Ip, IMEI, ecc.) saranno memorizzati attraverso la blockchain e associati a ogni utente e alle sue credenziali.

Non solo EquaCoin

Il progetto EquaCoin utilizzerà un sistema Ibrido a due monete, Equacoin (EQC) e EquaZone (EQZ), che saranno pre-coniate e saranno preimpostate nel blocco di genesi e distribuite come Token di proprietà nella Rete per ogni individuo partecipante.  La moneta EquaZone (EQZ) sarà utilizzata per finanziare progetti. E attenzione: il Wallet EquaCoin conterrà, oltre agli EquaCoins, anche altre criptomonete, e successivamente Dollari ed Euro.

Ogni utente con almeno un EQC puo presentare e votare progetti nella EquaZone. “EquaZone” conclude Saba “parteciperà, nella forma legale più appropriata, ad ogni progetto finanziato, nella misura del 30%. Questo significa che ogni singolo detentore di EQC riceverà un beneficio in misura proporzionale alla quantità di EQC nel suo Wallet”.

Conclusioni e commenti

Naturalmente si tratta di un progetto allo stato iniziale e quindi non si può dare un giudizio a priori sull’EquaCoin. Come giornale ci limitiamo a riportare la notizia ma non possiamo di certo dare una valutazione di merito. C’è già chi lo critica pensando che sia economicamente pericoloso ma anche chi ne è entusiasta. Possiamo però dire che come tutte le nuove operazioni economiche c’è una dose di rischio perché ogni sistema è vincente solo se in tanti lo accettano e quindi bisognerà attendere qualche tempo per capire in quanti hanno deciso di scaricare l’App e di entrare a far parte della “Equa Rete”.

Ricordiamo che la stessa cosa si poteva dire alla nascita dei Bitcoin o di qualsiasi altra moneta virtuale. Ma il punto importante è che non bisogna pensare al guadagno facile dovuto alla speculazione, ma pensare in modo “pulito”, a una nuova valuta che serve per scambi commerciali leciti e non per “giocare in borsa” in una corsa al rialzo.